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                                                                 Bellaria Igea Marina, 7 Giugno 2020

 

 

I colori esteticamente corretti

 

I colori arcobaleno sono così sfacciati che è quasi impossibile imporli agli scettici senza suscitare il loro fastidio e forse anche il loro disgusto.

Così, oggi a “Uno mattina in famiglia” regista e scenografo hanno pensato bene di mostrare una gamma di colori un po' vistosi (per così dire), in aggiunta ad alcuni “personaggi originali”, che assemblati a livello subliminale nella mente dei telespettatori più sprovveduti/distratti componevano proprio quell'arcobaleno simbolo dell'ideologia LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender). Ideologia che deve passare come qualcosa di giusto e persino di inevitabile. Ma la “freedom flag” è anche simbolo di apertura in senso lato, sbracata e in tanti casi pericolosa per le società contemporanee. Infatti, oggi sappiamo bene a cosa può portare un'apertura indiscriminata, senza filtri, senza la dovuta preparazione, senza avere (ancora?) gli strumenti per poter far fronte alle enormi difficoltà che l'accumulo in tempi brevi (a volte brevissimi) di problemi sostenibili a parole, ma non nei fatti, comporta.

Questa apertura indiscriminata è chiaramente leggibile nel DNA femminista (e il femminismo, ahimè, non si esaurisce nella sacrosanta rivendicazione di alcuni diritti non ancora pienamente acquisiti da parte delle donne), nell'orribile “politicamente corretto”, nelle ragioni delle minoranze (poi bisognerebbe non dimenticare che esistono anche i doveri, che nel mondo della verità inespressa sono indissolubilmente legati a doppio filo ai rispettivi diritti) e, appunto, nelle famiglie arcobaleno. Appare sin troppo chiaro che tutti questi movimenti e sotto-movimenti mirano a strumentalizzare qualcosa di giusto per far passare in “allegato” qualcosa di ideologico, come dice l'acuto Enzo Pennetta rispondendo a un suo lettore. Un po' come succede nelle pubblicità, in cui elementi di verità e altri fortemente menzogneri, che in certi casi definire “diseducativi” è veramente poco, si fondono in un'unica immagine.

Tornando alla citata trasmissione, i colori arancione, giallo (chi non ha notato il divano e soprattutto l'appariscente giacca di Gianni Ippoliti?), verde, indaco, turchese, rosa caldo e viola (colori che apparivano spesso nello sfondo dello studio, a volte in versione mobile) avevano come contro-soggetto il rosso vivo del nottolino e del panciotto indossati un po' goffamente dal simpatico meteorologo dalla canzoncina facile, che forse non a caso impugnava un attrezzo anch'esso di colore rosso (quello che serviva per fare buchi nel bicchiere di carta), così come dello stesso colore (con parti di “bianco purezza”) era la strana scultura che faceva capolino (e l'occhiolino) sul teleschermo. Anche i tavolini tondi erano in linea con tutto il resto. E non mi si parli di “colori primaverili”: sarebbe troppo facile e non farebbe che rincarare la dose!

In conclusione, la brava presentatrice col suo vestito nero sembrava l'unica “fuori dal coro”, tanto che la sua gradevole presenza non le impediva di apparire come un “corpo estraneo” (poi nelle prossime puntate saprà sicuramente adeguarsi, o forse le chiederanno di farlo...).

Ma dirò di più. Nelle pagine dei rotocalchi che Gianni Ippoliti sfogliava con dubbia ironia (dico “dubbia” perché l'importante è che in certi casi di “qualcuno” o di “qualcosa” se ne parli a prescindere, non importa se bene o male) i colori arcobaleno si assemblavano nuovamente, quasi per magia, tra personaggi di poco conto amplificati all'ennesima potenza e titoli a caratteri cubitali come “Internazionalizzazione”, associati a qualche personaggio leggermente più serio: tuttora mi chiedo se si trattasse di una cosa studiata a tavolino o piuttosto di un effetto indiretto, certo un po' antipatico, della “strategia subliminale” (a dire il vero un po' naif) montata con abilità dagli autori del caleidoscopico programma...

Insomma, la trasmissione RAI (azienda di Stato - e quindi pubblica - dal canone assicurato e arricchita da una montagna di pubblicità) trasudava ideologia da tutti i pori: non sono, forse, anche queste cose, capaci di dividere un Paese già in forte crisi e di conseguenza a rischio di grave scollamento tra le diverse componenti politico-sociali?

Non so se il mio ex amico di facebook Giovanni Licheri, scenografo progettista presso la Rai con il quale ho avuto alcuni “scambi d'opinione”, sarebbe d'accordo sul fatto che oggi “Uno mattina in famiglia” avrebbe dovuto chiamarsi “Uno mattina in famiglia allargata”. Chissà se oggi chi mi ha tolto l'amicizia (la cosa non mi sorprende), così come a suo tempo me la tolse un certo Aldo Cazzullo (anche questo non mi sorprende!) mi rinfaccerebbe di essere “solo un visionario”, sfruttando il filone aurifero del “politicamente corretto” che tanto è servito a confondere le idee a un sacco di brava gente?

 

 

                                                         Davide Crociati

 

 

 

 

 

 

 

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