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                                                                      Bellaria 21 Agosto 2021

 

Rituali di evocazione

 

Quando si chiama il Diavolo con le cerimonie volute, il Diavolo viene e lo si vede.” (Alphonse-Louis Costant, alias Eliphas Levi).

 

Ogni volta che lo scenario si fa desolante a causa di qualche rigurgito totalitario si è pervasi da un senso di scoramento ed è inevitabile avvertire l'intima necessità di aggrapparsi a qualcosa, a qualcuno, confidando che non sarà tutto marcio, che se anche “questi parlano, parlano, forse in ultimo non sarà poi così male...” (parole già sentite). Ed è sconsolante quando persino dalla cosiddetta controinformazione un giovane blogger afferma che “è idiota associare l'obbligo vaccinale e del green pass alle restrizioni imposte a suo tempo dal regime nazista”. È sconsolante poiché al di là dei termini, delle forme e dei colori di facciata le dittature hanno quasi sempre la stessa origine, che risiede nella volontà di imporre una visione univoca del mondo, della natura e della vita stessa, da parte di entità oligarchiche che tentano una nuova, prometeica sortita (leggasi mondialismo). Queste oligarchie confidano nella “fine della storia”, definitiva e totalmente a loro favore.

Scendendo nei particolari è altresì vero che, se ci si fa attenzione, nel micro come nel macro la vera natura degli individui emerge proprio in situazioni caratterizzate da sconquassi sociali e istituzionali. Così, c'è chi prova a “giustificare” il proprio allineamento alla posizione del potere contingente lamentando un'informazione confusa da parte di tv e giornali rispetto ai vaccini/sieri e ai loro effetti in certi casi deleteri (mentre sui possibili effetti futuri di questi farmaci sperimentali la nebbia è fitta e si tende a non parlarne, se non con evidente fastidio). In sostanza, per alcuni il problema non starebbe nei vaccini in sé e nel fatto che non ci si preoccupi abbastanza di individuare le necessarie cure preventive, o che possano porre rimedio evitando l'ospedalizzazione, bensì nel modo in cui i mezzi di comunicazione ufficiali hanno trattato questioni come la vaccinazione di massa. Voglio ricordare che Montagnier ha definito “criminel” un approccio al covid che ponga al centro gli interessi del mercato farmaceutico anziché la salute delle persone. A differenza di certi “nani in Ferrari” Montagnier ha vinto premi importanti e in ultimo anche il Nobel, a suggello di una luminosissima carriera in ambito Medico Scientifico che neppure i magnaroni del cartello farmaceutico planetario possono adombrare (forse immaginavano di poter comprare il luminare francese?). Da scienziato di livello internazionale quale indubbiamente è, Montagnier sta cercando di tenere la barra a dritta nella convinzione che non debbano prevalere i mega interessi economici dei poteri forti, identificabili con un'oligarchia dai cognomi ben noti e che sta facendo proseliti con molta facilità. A tale riguardo mi permetto di citare “Sciacalli”, un libro d Mario Giordano in cui emergono e in maniera piuttosto dettagliata i rapporti tra case farmaceutiche e medici di base/specialisti. Cito questo autore col groppone in gola, perché sulla rete televisiva di cui egli è protagonista bivaccano strani personaggi dalla visione unilaterale, per quanto il ruolo pubblico che ricoprono imponga loro di dare voce anche a chi la pensa diversamente (ma guarda caso gli interlocutori sono sempre gli stessi e non credo siano così richiesti da un pubblico davvero un po' schifato e che comprensibilmente tende a cambiare canale con molta facilità. O almeno è ciò che sento dire in giro). A parte i personaggi minori messi lì per via della loro lingua sciolta (forse più che che per il loro spessore intellettuale), il vero problema risiede nel fatto che gli ospiti delle tristi e limitate serate televisive procedano nella medesima direzione, come in un gioco magico in cui tutto e il contrario di tutto convivono allegramente. È la “filosofia” del presente. Tant'è che oggi è difficile dare credito anche a quegli “attori” (e non sono pochi) che si autodichiarano sostenitori della volontà popolare. Emblematico è il caso dell'obbligatorietà vaccinale, che se da un lato è ancora parzialmente congelata, d'altro canto viene “invocata” a mo' di sfida proprio da chi dovrebbe opporsi con tutte le forze alla sua attuazione, adducendo il motivo che il governo Draghi “deve prendersi le sue responsabilità rispetto agli effetti avversi del siero magico”. Intanto, però, “il mantra” è continuo e a reti unificate: ciò rischia di sortire un effetto controproducente facendo sconfinare la questione su un terreno insidioso, spiazzando così i creduloni sempre più disorientati! È forse ciò che si vuole? Si tratta del solito, meschino gioco delle parti? Perché “Quando si chiama il Diavolo con le cerimonie volute, il Diavolo viene e lo si vede.” E allora vien da pensar male, vien da credere che siano davvero quasi tutti d'accordo, questi politici politicanti che hanno la fantasia di scendere in piazza contro il governo di cui fan parte, o che comunque bivaccano distribuiti nei due rami del parlamento fingendo, con le dovute eccezioni, di essere in disaccordo su tutto. Quando invece sono trascinati in massa dalla medesima corrente, quella imposta dai poteri sopra citati, che esistono al di là delle mille dicerie sugli pseudo complottisti. Che politici e giornalisti di idee opposte si ritrovino a mangiare insieme allegramente nel “solito” ristorantino di Trastevere (ormai entrato nell'immaginario collettivo) è cosa nota. E in questo non ci sarebbe proprio nulla di male, anzi. Ma le perplessità aumentano a dismisura se, come mi è capitato alcuni anni fa, vai in un luogo “magico” qual è la Rocca di Soragna (nel parmense) e la guida turistica ti dice: “lei non sa chi c'era qui l'altra notte...” Quella volta, chiedendo approfondimenti, riuscii a fargli dire che “c'erano tutti”, politici e alte personalità dell'imprenditoria e non solo, ufficialmente su posizioni politiche e ideologiche molto diverse o addirittura opposte, ma capaci di riunirsi “in gran segreto”. Forse per discutere le linee comuni da seguire al di là delle dichiarazioni pubbliche destinate al gregge? Sembrerebbe intuitivo...

Cambiando capitolo, ma rimanendo sul piano della vaccinazione obbligatoria, desta scalpore (non tanto) la dichiarazione di Bergoglio secondo cui “vaccinarsi è un atto d'amore”. E così il papetto venuto da dietro l'angolo (per me e molti altri il Papa rimane indiscutibilmente Benedetto XVI) dopo avere minato le fondamenta della Chiesa cristiana ha istituito il “Sacramento della vaccinazione” riesumando le sue conoscenze in materia chimica (non ho detto biblica). Dalla “ricordina” come farmaco per lo spirito ai vaccini come sostanze sperimentali che hanno già fatto morti e paralitici (l'informazione che arriva per vie traverse spesso è diretta e inquietante) il passo si sta rivelando sin troppo breve. E l'immagine di Bergoglio che gioca a calcio balilla nella sala Nervi del Vaticano, dove oggi la scultura creata da Pericle Fazzini per volere di Paolo VI sembra l'unica cosa ancora degna d'attenzione, non piace a tutti. L'iniziativa puzza di buonismo arcobaleno e sottende il ben noto, deresponsabilizzante “chi sono io per...”, dal sapore mistificatorio. Dal silenzio spirituale ai colpi secchi della pallina sballottata a destra e a manca il passo non sembra altresì breve. Dalla sobrietà papale agli sghignazzamenti furbi e disincantati per un punticino fatto/subito, ahimé, ce ne passa e credo lo capiscano tutti.

Insomma, dal Meeting di Rimini all'aula delle audizioni pontificie ne esce vincitrice Big Pharma. E i “soldatini” dei media mainstream gongolano solo in parte, perché dai loro volti tirati, dagli sguardi sempre più spenti e contorti che pare vogliano evitare la telecamera (in molti lo avranno notato), e quando la guardano lo fanno quasi in segno di sfida mentre i loro occhi diventano glaciali e i lineamenti del volto rigidi, come da linguaggio del corpo che non mente, non possono soffocare del tutto la verità che volenti o nolenti hanno ben impiantata nell'anima. E vale per ognuno di noi. Di conseguenza la natura, non ci piove, prima o poi chiederà tributo. La giustizia di Dio può anzi precedere quella degli uomini e per i novelli aspiranti Iscariota è forse auspicabile che ciò avvenga.

 

                                                                              Davide Crociati

 

 

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