davidecrociatidibellaria
davidecrociatidibellaria

                                                          Bellaria Igea Marina, 27 Gennaio 2020

 

Il fantasma del “Matto”

 

Personalmente sono ancora convinto che nazionalizzare almeno in parte le elezioni dell'Emilia-Romagna sia stata una scelta non soltanto legittima ma anche opportuna: chi può dirlo, infatti, che così facendo la Lega e i suoi alleati della destra non abbiano guadagnato voti tenuto conto del complessivo trend positivo? Sappiamo benissimo che gli emiliano-romagnoli si considerano un popolo a sé, quasi la loro Regione fosse circondata da mura medievali, magari immaginarie ma non per questo meno solide! Certo, chi mi conosce sa quanto per me siano importanti le mura intese come limiti, confini, margini. Non dimentichiamo che il nostro cuore, organo vitale per antonomasia, nonché centro dei sentimenti secondo il pensiero comune, si trova all'interno di una “gabbia”, quella toracica, e che il cervello, certamente non meno importante del cuore per la vita degli esseri umani, si trova all'interno di una “scatola”, quella cranica, che è uno spazio chiuso e protetto da solide mura ossee! Potremmo argomentare all'infinito a favore della tesi secondo cui non sia giusto smembrare un corpo umano per rendere libera la sua anima... Altresì, nella giornata della memoria vengono mostrati in tv i fili spinati che definivano il perimetro dei campi di sterminio (i gulag sovietici non erano meno terribili) e a tempo debito sarebbe altrettanto opportuno ricordare lo sdoganamento in Italia del comunismo di stampo sovietico, ciò che indusse i proprietari terrieri ad assumere squadre di ex combattenti della prima guerra mondiale per potersi difendere da chi, per invidia e per follia ideologica, voleva distruggere le proprietà private (come ci ricorda Bruno Vespa nel suo ultimo libro: “Perché l'Italia diventò fascista”).

Ognuno ha la propria sensibilità e non sta certo a me dire l'ultima parola sul significato e tanto meno sulla validità dei “limiti” culturali emiliano-romagnoli. Fatto sta che polke e piadine verranno sostituite da cous cous e canti dei mujaheddin. Perché il mondo va avanti, o indietro, e penso sia un errore (questo sì) regionalizzare questioni che per forza di cose devono avere un respiro più ampio, poiché un'Italia divisa in aree semi-chiuse è complessivamente più debole! L'Emilia-Romagna è un grosso “gingillo cultural-politico” in parte ancora impenetrabile per via delle sue incrostazioni storiche, ma quanto tempo ancora resisterà se tutto il resto è destinato a mutare in nome dell'accoglienza (pardòn, dell'inclusione) e di un'economia globalizzata che sta facendo chiudere negozi e imprese a ritmo vertiginoso?

Io che sono romagnolo da sempre so quanto sia triste quest'atmosfera post-felliniana fatta di nostalgie cimiteriali: le piadine che troviamo al supermercato non hanno più il sapore di una volta; le nonne che quando andavano in chiesa portavano il fazzoletto nero sono tutte morte e quelle di oggi si fanno pearcing e tatuaggi nel fondoschiena come fosse la cosa più normale; se vediamo un tendone da circo pensiamo solo a quanta pena fanno gli animali tenuti in cattività; le musiche tradizionali romagnole vengono ora percepite come marce funebri accelerate (in certi casi lo sono!); se per fare la spesa le nostre madri portavano con sé una sporta gigante e in bicicletta facevano il giro dei negozietti, oggi piazziamo l'auto nel parcheggio quasi sempre affollato e subito ci caliamo a testa bassa nell'inferno consumistico dell'ultimo supermercato, per uscirvi con sacchetti di plastica gonfi di prodotti non sempre necessari, a volte di dubbia qualità e provenienza.

Com'è noto il progressismo liberista voluto dal padronato cosmopolita mira ad annullare tutti i limiti, anche quelli che sarebbe bene salvaguardare per evitare che cuore e mente perdano la loro normale funzione annullandosi nel deserto chiassoso e allucinato del villaggio globale senza identità, senza confini. Si vive in un costante “nel frattempo” tra un nulla e l'altro, l'iPod a un palmo di naso col quale inviamo messaggini a chi ci sta di fianco, perché parlare direttamente vuol dire cogliere la verità nelle parole e più ancora nel tono di voce dell'interlocutore, o dell'interlocutrice. Una verità fatta di niente.

Per Marcello Veneziani c'è «una grande sudditanza nei confronti del capitalismo globale e della sua ideologia, che finge di non essere tale. Il dominio delle merci e del denaro, della tecnica e della finanza ha di fatto ridotto gli spazi delle culture religiose, politiche e sociali che sono autonome rispetto all'economia e alla tecnologia, o che continuano a considerarle mezzi e non fini. Di conseguenza, poiché oggi la forza è nelle mani di quelle sfere, le culture politiche sono subalterne o emarginate. In particolare oggi si assiste a un'egemonia ideologica di stampo progressista che si esprime nei codici del politically correct; e a un'egemonia fattuale di stampo tecnocratico e liberista che si esprime nel primato assoluto del Mercato e della Tecnica. Da quella fusione nasce quello che è stato definito il “pensiero unico” mondialista e nichilista » (questo passaggio è tratto dal libro “Storia della cultura di Destra” di Francesco Giubilei – Ed. Giubilei Regnani).

L'Emilia-Romagna non è fuori da tutto questo, anche se il suo arrocco politico può sembrare virtuoso mentre in realtà fa pensare al giocatore di scacchi che teme il matto. Solo un facile gioco di parole? Ora vedremo, a Luglio, quanto reggeranno i produttori di zucchero e di plastica; vedremo come cambierà il lungomare di Bellaria (consentitemi) e se l'immigrazione incontrollata verrà ben gestita (o semplicemente gestita) soprattutto nelle periferie; vedremo se le tante promesse del progressista Bonaccini saranno mantenute oppure no.

 

                                                                Davide Crociati

 

Stampa Stampa | Mappa del sito
© Davide Crociati Via Sebenico 2/a 47814 Bellaria-Igea Marina