davidecrociatidibellaria
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                                                                             Bellaria, 29 Sett. 2006

 

                     Breve riflessione sul  medioevo  moderno
 

Devo in parte dissentire dal nostro Claudio Baglioni quando dice che "dobbiamo tornare a dare umanità all'umanità" poiché ritengo che dovremmo invece cominciare a dare umanità all'umanità, o, più esplicitamente, credo che dovremmo sperimentare l'illusione di un dio finalmente libero dai legacci del misero passato (prossimo e remoto): siamo ancora scimmie, non dimentichiamolo, e come la scimmia propriamente detta non è più rettile, così l'uomo di oggi non è l'oltre uomo ipotizzabile da un oltre Nietzsche ancora da concepire. O forse il sogno sta finendo? Forse la nostra energia passata era quella di un topo ignaro chiuso nella sua trappola di morte? Claudio Baglioni ha scelto di essere poeta-missionario nell'ambio di una dimensione umana dentro la quale il sentimento rappresenta il motore d'ogni cosa, dimensione che però ha tutti i limiti della "giovinezza", come la fede d'un fanciullo, come il nascente entusiasmo d'un adolescente , come le convinzioni troppo razionali d'un adulto e come la saggezza imposta da un'età avanzata. Siamo nell'era del computer eppure non sembriamo in grado di reagire ai mutamenti da dissesto ecologico, le cui cause risiedono anche nell'oggettiva incapacità di trovare e prima ancora di accettare soluzioni che potrebbero compromettere il privilegio di alcuni, o di tanti. Forte, è, la sensazione che il "si salvi chi può" planetario sia scattato da tempo e che, come un vecchio attende inerte il declino nel suo crepuscolo gelido e disincantato, l'umanità s'approssimi al capolinea senza reagire. Umanità ormai accortasi che il paesaggio dei sentimenti (e valori connessi) è ormai alle spalle: la nave va, le isole spariscono all'orizzonte,; le ombre della sera incombono come una cappa mortale e amara, non ancora afferrabile da un dolore pieno, autentico balsamo d'espiazione. Il mondo è sempre più piccolo ma i suoi abitanti aumentano in maniera esponenziale, cosicché lo stesso concetto di libertà (coi vari "ismi" che si trascina dietro) dovrà fare i conti immancabilmente con crociate d'ogni sorta, in una sfrenata corsa verso il buio non stellato d'un infinito del tutto inafferrabile, forse inesistente. Le musiche "tonali" di Claudio Baglioni sono dolci e vere come il profumo delicato di violette a primavera i cui petali siano attraversati dai fremiti d'un venticello ancora gelido e che diano la sensazione della caducità della vita. La natura "è" e noi ne siamo parte integrante, esattamente come le viole: le cose che "sono" vanno quindi contemplate, annusate, ascoltate, ammirate e, quando possibile, toccate. Ma la dimensione dentro cui oggi si esprime la "vera modernità" non è quella dei sentimenti adolescenziali, e l'insoddisfazione di tanti nasce dall'anacronismo di una cultura falsamente moderna (in realtà già superata) che vede nella non scelta un presupposto indispensabile poiché guardarsi allo specchio può recare sconforto (magari solo per un attimo). E nulla, di spiritualmente moderno, hanno i "numeri magici" che quotidianamente ci propinano i maghetti televisivi, che scorrazzano in lungo e in largo soprattutto sulle emittenti private (non parlo quindi necessariamente del virtuoso Fox che dal pulpito di RAI 2 offre da tempo "consigli" per lo più assennati, forse "mirati", all'indirizzo di persone reali e che quindi sembrano messaggi mediatici più che di tipo astrologico. ). Oggi mi ha sorpreso il simpaticissimo Magalli alle prese con un signore che pare stia facendo grosse vincite giocando i numeri lui dettati durante il sonno da una nonna passata a miglior vita. Spero di sbagliarmi ma ho provato una strana, sgradevole sensazione, come se si trattasse dell'ennesimo trucco (magari pure legittimo, per carità, come si accetta lo sia la pubblicità che ci ha abituati a subire tanti piccoli inganni), messo in piedi per sostenere la causa dei "pataccari" del lotto. Come si fa a stabilire la veridicità di quei "sogni premonitori"? Troppo spesso le cose dette in tv sembrano vere anche quando sono totalmente false, e noi stolti (non sempre colpevoli, semmai malati) telespettatori non ci prendiamo la briga di verificarle neppure quando sarebbe possibile farlo. Sembra verosimile che qualcuno possa vincere con frequenza grosse somme di denaro grazie a "sogni premonitori" ispirati da una nonna defunta? Chiedo scusa ma non ci credo! C'è qualcosa che mi sfugge e proprio non riesco ad assumere per valido ciò che è stato comunicato dalla famosa "Piazza" di RAI 2. Meno male che il peloso Rex ci ha ricondotti su più giusti binari... Credo sia infantile e non moderno l'atteggiamento di chi crede di fare "beneficenza" ai poverini del vulgo raccontando loro favole il cui scopo apparente (perché non può essere che apparente) sia quello di inculcare false speranze col rischio d'innescare processi di auto illusione. Ritengo sia meglio soffrire per una realtà difficile piuttosto che farsi anestetizzare con "farmaci psicologici" di più che dubbia efficacia. E, chiusa la parentesi "maghi e magalli", non facciamoci più mandare a prendere il latte da quel personaggio pur apparentemente positivo che è Gianni Morandi, che non si può non rivedere sempre volentieri in televisione o altrove. Aggrappiamoci piuttosto alle sue rughe che oggi ai giovani piacciono più del suo candore istituzionalizzato. Per concludere, lo "spirituale" Stockhausen illustrato nell'articolo di "Libero" di Mercoledì 7 Giugno 2006, viene definito "padre della musica contemporanea", definizione per la verità opinabilissima (senza offese per il circolo di Darmstadt). E' un po' ritenere che il padre della criminologia, intesa come metodo scientifico per lo studio del fenomeno criminoso, sia il prof. Picozzi.                                                               

                                                                         Davide Crociati

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