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Bellaria, 23 Novembre 2021

 

La soglia invalicabile

 

Milano, 13 Novembre 2021. Piazza Sempione, a due passi dal Castello Sforzesco. C'è in programma un'importante manifestazione no vax e no green pass, con la partecipazione di vari ospiti tra cui Carlo Freccero, notissimo critico televisivo e massmediologo, uno dei principali esperti italiani di comunicazione. Il personaggio centrale, molto atteso da un pubblico che si fa via via più numeroso fino a raggiungere diverse migliaia di unità, è nientemeno che Robert Kennedy Jr.

Ormai la piazza è pressoché gremita di gente. Di spalle alla folla, l'Arco della Pace. Durante queste manifestazioni si creano spontaneamente gruppetti di persone che familiarizzano e che si confrontano sulle rispettive esperienze e conoscenze. Di fianco a me c'è una giovane donna madre di ben quattro figli, due dei quali frequentano ancora la scuola elementare. Tiene in mano alcuni cartelli e ne distribuisce un paio. Su uno di questi spicca un triangolo con un occhio al centro, un'immagine che per molti è diventata il simbolo dell'oligarchia mondiale, quella dal potere enorme e priva di scrupoli che sta alla base di molti nostri problemi.

Facendosi largo tra la folla si avvicina un giovane inviato di una tv in anonimato. Nonostante la mascherina protettiva riconosco nel giovane giornalista un volto abbastanza noto del piccolo schermo. Infatti si tratta di Daniele Bonistalli, inviato di Massimo Giletti. “Non è l'Arena” (La7) è un programma d'attualità politica e sociale che si è spesso occupato di vittime inermi della mafia, vedi il caso delle sorelle Napoli. L'inviato prende di mira proprio la giovane madre, la tempesta di domande incalzandola su alcune questioni da lui ritenute centrali riguardo ai temi della manifestazione. Poi il mercoledì successivo trasmetteranno solo una parte dell'intervista: quella in cui la donna, senza tentennamenti, dichiara una cosa che tutti pensano: « La gente sa ancora fare 1+1 ! ». Un passaggio molto significativo che rievoca una tattica di manipolazione di massa, a ben pensarci una delle più riprovevoli se non la più odiosa, poiché prevede un'azione insistente su più fronti finalizzata a inchiodare le persone comuni al ruolo di «eterni fanciulli». Sennonché, nel tempo il baricentro della «fanciullaggine» si sposta dalla parte del «manovratore», poiché la soglia dell' «1+1» è per natura invalicabile. In realtà credo che valicabile possa esserlo, ma solo per un po'. Poi la coscienza riemerge appesantita dalla rabbia: quella di chi si è accorto dell'inganno subito!

Basta osservare la televisione e fare zapping per rendersi conto che quanto viene propinato quotidianamente ai telespettatori, stanchi dopo una giornata di duro lavoro o dopo una durissima giornata senza lavoro, non rende merito all'intelligenza minima di qualsiasi persona normale facente parte di qualsivoglia «gregge».

«Con la radio abbiamo distrutto lo spirito di ribellione», diceva Paul Joseph Goebbels. Gianluca Masi nel suo «11 tattiche di manipolazione di massa» (ed. Piano B) ci ricorda alcune strategie manipolatorie tra cui anche la seguente, che mi sembra di grande attualità: «Condurre la gente a credere che le opinioni espresse siano condivise da tutti. Creare l'illusione che siano opinioni approvate, universalmente diffuse e professate. In tal modo si crea una falsa impressione di unanimità». Attraverso «bolle incantate», scrive Masi, è possibile ingabbiare l'opinione pubblica in una cornice valoriale, la cosiddetta frame. Allora vediamo giornalisti e intellettuali che tradendo il loro ruolo per mantenere la classica poltrona cercano di rientrare nella cornice costruita ad hoc da architetti con il volto riconoscibile, quelli a loro più prossimi, ma dietro i quali operano altri architetti senza volto. Si allineano, i giornalisti votati al mainstream, ai dettami imposti dal pensiero unico dominante, quello delle Élites mondialiste che spesso fanno «esperimenti mentali» sotto forma di innocenti finzioni. E che utilizzano certe scoperte nel campo delle neuroscienze grazie alle quali possono prevedere il comportamento umano studiandone i processi decisionali, come ci ricorda anche la «bocconiana redenta» Ilaria Bifarini nel suo «Il grande Reset - dalla pandemia alla nuova normalità».

I conduttori dei telegiornali, ma anche i presentatori e gli ospiti di molti programmi d'intrattenimento (non pochi dei quali sembrano veramente selezionati per via della loro bassa caratura), si rivolgono ai telespettatori come ci si può rivolgere a bimbi ebeti, convinti che basti la parola se viene detta attraverso la «scatoletta magica». Dimenticando che il «gregge» è fatto anche di tanti validi professionisti e di soggetti di un livello niente affatto scadente. D'altro canto, non pare così infondato il sospetto che nei due rami del Parlamento (concediamo ancora il beneficio della P maiuscola) bivacchino personaggi come le donne di rigolettiana memoria, incuranti verso i loro sempre più disaffezionati elettori.

Ormai siamo alla società dell'eutanasia morale e del «si salvi chi può»: chi raggiunge una posizione saltando la necessaria trafila ne rimane aggrappato come fosse un naufrago avvinghiato all'ultimo salvagente rimasto.

Chi reagisce a tutto questo ha ragione e continuerà ad averla nonostante i mille ostacoli che si troverà davanti. Invece, chi continuerà a pretendere che anche la più semplice delle operazioni non sia alla portata di qualsiasi essere umano in condizioni di intendere e di volere, è destinato al fallimento. Non fosse che a quello interiore. Pertanto, 1 + 1 continuerà a fare 2 !

 

                                                                                 Davide Crociati

 

 

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