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Bellaria I.M., 6 Marzo 2018

 

Riflessione sulla “grande malata”

 

L'Italia di oggi sembra una malata dal viso pallido e dallo sguardo assente, curva su se stessa, con indosso un pigiama a righe e un po' sdrulcito; sembra una degente che trascini i piedi lentamente e faticosamente all'interno di una stanza silenziosa, resa ancora più malinconica dalle persiane semichiuse; la poveretta sembra una psicopatica per la quale (novità) prova un po' di pena persino la cosiddetta Europa dei banchieri e degli egoismi finanziari, forse un po' empaticamente scossa al pensiero che le serie difficoltà economiche e sociali alle quali l'anziana signora deve far fronte possano rappresentare l'inizio di una “reazione a catena” dagli esiti imprevedibili... Sono troppe, infatti, le congiunture sfavorevoli che attanagliano la nostra malata tutt'altro che immaginaria, a causa della cui fragilità non è affatto impossibile le si possano aprire ulteriori “lacerazioni” lasciandone progressivamente sguarnito il già compromesso sistema immunitario.

Questo caos politico e mentale che sta ormai dilagando in ogni dove mi riporta alla mente una “Mostra della Follia” che tempo fa visitai a Mantova, città bellissima e sottilmente depressa, piccola ma piena di cultura e di fascino. Ebbene sì, l'Italia è una splendida creatura sofferente dentro il cui (per ora) accattivante involucro si annidano stanze ricolme di inconsolabile tristezza. L'Italia di oggi è una nobildonna segnata da esperienze traumatiche le cui conseguenze sono diventate più visibili nel tempo.

Nella sfera spirituale del tricolore molo d'Europa le leggi razziali (che forse decretarono l'inizio del declino mussoliniano) non sarebbero mai dovute entrare, poiché, se dovevano servire a “controllare” il cancro nazista, invece aprirono ulteriormente la strada al peggiore dei mali e in ultimo a un conflitto insanabile che solo il boom economico postbellico, anni di piombo a parte, permise di rinchiudere nel vaso di Pandora e che il vento furioso della crisi globale rischia ora di liberare. Il riferimento è alla guerra civile! C'è da chiedersi come sarà possibile tenere chiuso “quel tappo” ancora per molto se l'onda alta della disperazione umana che reca con sé mille nuovi problemi visibili e invisibili porterà altra miseria, altra disperazione, altre ingiustizie, altra rabbia. I colori bianco e nero, giallo e rosso farebbero ben poca differenza se si ricreassero condizioni analoghe a quelle che portarono all'ascesa del dittatore per antonomasia, tale Adolf Hitler (personaggio dal forte temperamento artistico!) poiché in Germania furono le disastrose condizioni economiche e sociali, certamente non solo conseguenti alla crisi del '29, a convincere anche le classi sociali più benestanti o meno povere (costituite da imprenditori, professionisti, ecc.) a seguire con trasporto le note del “pifferaio magico” dalla camicia bruna, forse il più nefasto di cui si abbia memoria a livello mondiale, almeno in epoca contemporanea. In sostanza, in un contesto nuovo avvolto da una cappa grigia e cupa come il piombo, maleodorante come lo zolfo o come la gomma bruciata ai margini di una discarica fatiscente, per una legge naturale crudele e cieca (come spesso lo è la natura) ciò che dapprima può sembrare “buono e umano”, o “giusto” in una sola parola, rischia infine di rivelarsi terribile e crudele, quindi profondamente “ingiusto”. Per questo motivo in un futuro non troppo lontano l'evoluzione della Hitler-Jugend potrebbe trovare espressione in una moltitudine di giovani di diversa etnia e di diverso colore, ma accomunati dalla rabbia sociale sapientemente pilotata dagli onnipresenti "poteri occulti". Se ciò dovesse realmente accadere saremmo costretti a riconoscere quello che secondo me è il vero, recondito significato della parola “razzismo”, che purtroppo in questa fase storica viene considerata utile in qualsiasi dibattito pubblico! Salvo poi scoprire a elezioni finite che il vero pericolo non risiede in certi grumi di matrice “populista”, che come abbiamo visto (numeri alla mano) rappresentano una minoranza persino risibile. Ritengo che siano ben altre le metastasi di cui dovremmo occuparci seriamente e la cui origine deriva da un male oscuro che dimora nella natura di ciascun essere: la paura di soccombere a qualcosa di più grande! Del resto, pare che l'origine ancestrale di un fenomeno come il bullismo risieda nel terrore di finire “divorati” dalla tribù ospitante!...

Il male che dovrebbe destare più preoccupazione è quello che, in determinate circostanze facilmente intuibili, da zone profonde della psiche umana può trasmettersi alla sfera della “normalità” attraverso gangli che eludono il controllo razionale, soprattutto laddove la conoscenza non sia opportunamente impregnata di sapienza. E comunque bisogna riconoscere che al tempo del nazismo (vero “fenomeno da manuale”) la stessa “sapienza” di scienziati, artisti e filosofi non fu sufficiente per domare l'istinto di rivolta che dominò milioni di baldi tedeschi e che si autoalimentò essumendo le proporzioni che ben conosciamo. Sempre sotto la collaudata guida dei "poteri occulti".

A proposito di filosofia applicata alle Arti, gli elementi antisemiti riscontrabili nell'opera del gigantesco Wagner furono in seguito cavalcati da Hitler a fini propagandistici, a testimonianza che certe "realtà della mente" (così complessa) dovrebbero rimanere celate nei meandri della natura umana, e prese in esame soltanto da alcuni “guardiani” col compito di sondarne le caratteristiche per individuarne l'ampio spettro di possibilità. Soprattutto al fine di prevenire, non fomentare situazioni pericolose! Però è anche giusto ricordare che Wagner seppe denunciare l'imminente fine di “un mondo” attraverso le sue armonie non risolte (celeberrime le prime 4 note del “Tristano e Isotta”...), nonostante egli stesso manifestasse, forse, la forte preoccupazione di rimanere imprigionato tra le spire del “grande serpente”: era l'inizio della musica contemporanea e quelle armonie tanto ardite aprivano le porte del moderno nichilismo al complesso linguaggio architettonico dei suoni.

Tornando coi piedi per terra, viene quasi da sorridere ripensando alle vicende del simpatico e un po' bizzarro Puigdemont se rapportate al dramma italiano, quindi all'impossibilità di formare un governo funzionale alle necessità dell'ex belpaese. Oggi nell'occhio del ciclone c'è dunque la “grande malata” e sotto la lente d'ingrandimento dell'Europa e del mondo intero c'è soprattutto l'equipe medico-politica che non riesce a trovare un'intesa praticamente su nulla se non sul fatto che di intese non ce ne potranno mai essere, con nessuno. Salvo ripensamenti dell'ultima ora... Questi sanitari figli di un Don Chisciotte minore minacciano di usare il bisturi senza avere la certezza di poter ricucire il paziente! Una situazione quasi ridicola, quindi, ma che fa temere il peggio: se Mattarella (o chi per lui) non troverà il bandolo della matassa gli italiani non sapranno più cosa pensare e il “romanticismo ideologico” potrebbe cedere terreno prezioso a qualche nuova e peggiore forma di nichilismo. La soluzione “Monti-bis” farebbe rizzare i capelli anche a Crozza, ma un “Gentiloni a oltranza” farebbe indignare la stragrande maggioranza degli italiani. Tale indignazione diventerebbe rabbia vera davanti ai troppi problemi irrisolti, ai quali tutti i figli della “grande degente” sono ormai in grado di dare un nome e un cognome: periferie degradate, piccole e medie aziende costrette a chiudere i battenti (con conseguente nuova disoccupazione), tasse esorbitanti, senso di ingiustizia sociale, migrazione senza controllo sommata a un'accoglienza inconsistente e anzi in troppi casi controproducente, stupri odiosi, droga dilagante, furti che spesso degenerano in omicidi, risse, igiene in caduta libera, senso di impotenza e quant'altro.

Auguri sinceri ai nostri "medici" politici ed economici, dunque, nella speranza di poter un giorno fare autocritica e di dover ammettere che “eravamo donne e uomini di poca fede!

 

                                                  Davide Crociati

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