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                                                                                                                                                                   Bellaria Igea Marina, 28 Giugno 2020

 

La mia NDE

Anno zero 3

 

Per una serie di motivi, libero dal timore di dover smentire me stesso, posso affermare che «quell'attimo di vita» abbia rappresentato la mia esperienza NDE, vissuta nella dimensione materiale a noi nota solo parzialmente, poiché anche nel mondo della materia è possibile viaggiare su frequenze diverse (basti pensare ai santi e ai mistici). Del resto c'è musica e musica, come si suol dire, nel senso che tutti i musicisti sono di questa terra ma non hanno tutti la medesima potenza percettiva.

Detto ciò, se è vero che pochi minuti terreni di esperienza NDE possono cambiare un'intera esistenza, non di meno dieci/dodici giorni bastano e avanzano per cambiare rotta nella visione del mondo e delle cose.

Parlo di un periodo in cui sperimentavo una situazione psicologicamente complessa. In quella «vita precedente» avevo i piedi piantati nel fango della normalità, tutt'intorno era materia pesante, un senso di oppressione era via via penetrato anche laddove sarebbe stato opportuno vi fossero leggerezza, spensieratezza e maggior margine per fantasia e creatività. I primi sussulti della nuova stagione che si stava approssimando li ebbi quando Gianni, che ancora non conoscevo, suonò al campanello di Via Sebenico 2 per chiedermi se volessi far parte di un nascente gruppo musicale. Evidentemente si era sparsa la voce che mi applicavo con passione al flauto traverso, nel periodo magico in cui il progressive rock dilagava in tutto il mondo grazie all'apporto di personaggi fantasmagorici come Jan Anderson, o come Keith Emerson dei mitici ELP. Per me fu una bella sorpresa e non tardai ad accettare quell'offerta percepita da subito come «segno rivelatore». In alcun modo avrei potuto far finta di nulla per continuare a brancolare in una nebbia che sembrava non voler diradare, non potevo certo darla vinta gratuitamente a un destino che in favore di nessuno m'avrebbe sicuramente condotto a un vicolo cieco. Così iniziai il percorso di affrancamento da quella condizione che si era fatta insopportabile. La strada doveva essere ancora lunga e lastricata di insidie, i corvi neri delle aspettative familiari più ottuse roteavano con insistenza sulla mia testa scoperta, gracchiando con voce a volte sgradevole e mostrando una totale insensibilità verso la vittima designata. La scuola che frequentavo malvolentieri era diventata un macigno, le pressioni intorno a me crescevano ad ogni giorno che passava e questo mi faceva capire che stavo per infrangere delle regole sociali terribilmente solide. Ma il momento era propizio, l'età dell'incoscienza impregnata di energia vitale era come un demone dagli occhi di fuoco, o di ghiaccio. Pian piano vidi affiorare su quel terreno brullo alcuni cespi d'erba, poi notai con sorpresa i primi fiori dai colori delicati, le prime pianticelle e alcuni rivoli d'acqua. Scorsi un laghetto dai riflessi azzurri e capii che il cielo sopra di me si stava aprendo. Vidi volare un primo uccello, poi un secondo, poi uno stormo intero...

La prima crepa divenne una fessura abbastanza larga per poter vedere oltre quel muro fatto di paure e intolleranza, così dal rock dei Jethro Tull passai al flauto melodioso e virtuoso di Severino Gazzelloni, scoprii che quel suo meraviglioso strumento luccicava di oro in tutti i sensi. Forse avevo trovato il mio sentiero. Forse il peggio era passato e quei volatili neri si stavano allontanando per rispetto alla vita che in me ricominciava a manifestarsi con più vigore. La crisalide stava diventando farfalla!

E partimmo alla riscoperta di un mondo perduto.

Il verde di quella montagna ritrovata si faceva di mille sfumature per via dei nuvoloni bianchi e grigi che transitavano veloci in cielo, l'adrenalina pervadeva ogni cellula del mio corpo e allo stesso tempo la percepivo negli sguardi e nei fremiti dei miei compagni di viaggio. Così, a quell'età diversa recuperammo in un batter d'occhio la delirante felicità di quando, ancora bambini, eravamo ospiti della Zelide in una bianca abitazione ornata di roccia che introduceva il piccolo e suggestivo paese montano. Eravamo circa a mille metri d'altezza, l'aria che respiravamo a pieni polmoni non faceva rimpiangere l'aspro odore del mare e i profumi stuzzicanti che provenivano dalle cucine degli alberghi lasciavano presagire tanto di buono. La bellezza era in ogni cosa e le giornate di lavoro stressante sembravano già un ricordo lontano, come lontano era la distesa azzurro chiaro che all'ultima curva ci aveva inviato un saluto dall'orizzonte, un arrivederci bonario pieno di promesse e di speranze ritrovate.

Quando si ha davanti una vita intera i sensi sono più pronti, la vista è più vivida e l'udito più acuto. Gli ormoni a mille fanno diventare «avventura» tanti episodi apparentemente trascurabili e un flusso energetico attraversa violentemente il corpo ogni volta che il caso fa incontrare un frammento dell'altra metà del cielo: questa era la mia condizione vitale a pochi mesi dal compimento dei 17 anni. Ancora non avevo la patente e non godevo di troppa indipendenza, ma sapevo che di lì a poco sarei diventato più autonomo. Perché lo volevo!

Fu così che il caso o il destino mi aprì le porte di un mondo inesplorato, tuttalpiù desiderato e fino a quel momento solo immaginato. Mi resi conto che le prime cotte erano state solo un preludio a qualcosa di ben più grande, destinato a rimanere un ricordo indelebile. Così, come in una strana NDE terrena - sembra un ossimoro - mi ritrovai sospeso in aria col corpo leggero come una piuma. E improvvisamente fui al cospetto di «quella luce», di quel capolavoro naturale e inafferrabile i cui magici lineamenti avevo potuto mettere a fuoco senza troppa chiarezza solo in alcuni sogni premonitori. Quando si dice la parapsicologia! Fu così che iniziai il viaggio nella dimensione sentimentale più pura che si possa mai immaginare, laddove non serve il sesso per raggiungere il settimo cielo della felicità. In quei giorni di festa chiari e leggeri da non poter dormire toccavo finalmente il cielo con una mano, come quando ci si immerge nell'acqua del mare un po' alla volta sentendone tutta la freschezza, fino a completa immersione, fino a sentirsi in totale armonia con il creato. Quando succede tutto non succedendo nulla vuol dire che senza neppure rendercene conto si è sconfinati in una dimensione spirituale e magica. Forse è questo il motivo per cui il primo amore non si dimentica. Non necessariamente il picco della felicità è rappresentativo di un'intera esistenza, ma ci parla di qualcosa che esiste e che in determinate condizioni, rare quanto si vuole, è raggiungibile anche se solo per pochi istanti. Allora non si parla, qui, di allucinazione amorosa, di folle immaginazione di un invasato troppo in erba per capire il mondo. Viceversa, qui si parla di una realtà potenziale, invisibile ma pulsante in ciascuno di noi. E così come nel prosieguo della vita terrena una NDE condiziona in modo irreversibile chi l'ha sperimentata (stando alle statistiche) allo stesso modo la prova a cui fui sottoposto in quella precisa condizione di fertilità spirituale infuse in me un quid energetico di cui non mi sarei più liberato. A essere onesti, sia nel bene che nel male. Perché in ogni cosa esiste l'altra faccia della medaglia e anche la felicità che scaturisce dal sentirsi in sintonia col mondo e in armonia con l'universo può, in determinate circostanze, scivolare nel suo opposto. Del resto, se esiste la luce è perché esiste anche l'oscurità, la quale è sempre in agguato.

La condizione perché si possa parlare di sentimento autentico è che non vi siano implicazioni materiali sotto forma di interessi troppo concreti. Non si può negare a cuor leggero che in molti casi voler trarre un beneficio tangibile significa partire da qualche forma di egocentrismo. E se nella lotta per la sopravvivenza molti egoismi sono giustificati perché rappresentano un'arma necessaria al raggiungimento di un livello di sicurezza accettabile, considerato che noi tutti navighiamo su un mare spesso in tempesta, non di rado orfani di una bussola, quando invece si ha a che fare con entità che risplendono di «luce divina» - bando ai misticismi - siamo chiamati a non cercare di ridimensionarle per scopi soggettivi. A volte si rinuncia per debolezza, in altri casi per robustezza morale, in altri ancora per amore e null'altro.

Ora pongo la seguente domanda: un essere umano può meritare l'appellativo di «soprannaturale»? La risposta è sì nel caso la natura non visibile non sia che un aspetto del «tutto», comprendente la realtà sia fisica che immateriale. Se la vita umana si esaurisse col deperimento della carne nulla avrebbe significato in chiave ultraterrena, ma chi ha vissuto in prima persona una NDE (propriamente detta) non teme il trapasso, o non come prima, avendone già fatto buona conoscenza. «Solo allucinazioni», obbietterebbe lo scettico di turno, ma con le allucinazioni non si va da nessuna parte. Centro psichiatrico escluso.

E invece «sono ancora qui», come recita il rocker di Zocca, a meditare sulla bellezza di una giovane ragazza incontrata per caso decenni fa, per cercare di mettere nuovamente a fuoco i suoi lineamenti e per rievocare l'ebbrezza di quei giorni d'incanto, crocevia di novità spirituali e intellettuali... Non è detto che un accadimento importante comporti chissà quali stravolgimenti paradigmatici nella vita di un uomo, ma nel caso si verifichi una congiuntura di episodi così favorevoli da farlo entrare in uno stato di ebbrezza naturale vede aprirsi davanti a lui scenari inediti e prima di quel momento impensabili!

Sia una Near Death Experience che un'esperienza intima come quella da me vissuta alcuni decenni fa sono in grado di stimolare un'ottimistica visione delle cose. Anche quando tutto, intorno, sembra crollare. Anche se nulla sembra giustificare sprazzi anche minimi di ottimismo.

Allineandomi al pensiero di «nonno Jung», ciò che fa stare bene spiritualmente non può non contenere elementi di «verità»...

 

                                                              Davide Crociati

 

 

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Colgo l'occasione per consigliare questo libro di Raymond Moody

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