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 Ricordi di Naia

 

Nel periodo della prima guerra del golfo il Capo di Stato Maggiore della Marina era l'ex Contrammiraglio Filippo Ruggiero: prima che lo intervistassero i Tg nazionali non sapevo che l'ex comandante dell'Accademia Navale ricoprisse una carica tanto importante e per questo fui colto da emozione! ...Correva l'anno 1981. In quella calda notte di metà Giugno, durante il lungo viaggio notturno da Rimini a Taranto (11 ore!), su un treno stipato fino all'inverosimile di giovani chiassosi e terribilmente preoccupati per ciò che stava loro accadendo, mi ritrovai a dormire in piedi come i cavalli! Mi sentivo ormai "profugo senza radici", proiettato come un freddo missile verso uno spazio troppo ampio, da cui progressivamente si apriva un panorama molto variegato di realtà umane che poco o nulla avevano a che fare con la mia normale condizione di vita, e di pensiero... Giunti "sotto "o stivale", con gli indumenti zuppi di sudore per il caldo africano che nel frattempo era salito minacciosamente in cattedra mettendo severamente a dura prova la nostra resistenza fisica e soprattutto psicologica, ci guardavamo in faccia attoniti, ora in silenzio, in un'atmosfera surreale, senza un filo di vento, con le palme immobili quasi fossero "totem" di una realtà che molti di noi avevano conosciuto solo in cartolina, o anche dal vivo ma protetti da una condizione mentale ben diversa (quella dei vacanzieri di passaggio): il clima del sud e la mancanza di un riferimento (nessuno ci diceva niente e si stava lì, in attesa di qualcosa, di qualcuno che ci venisse a prendere con chissà quale "carro per bestiame") doveva somigliare un po' a quello che respirano i condannati nei minuti che precedono l'incarceramento. Avevamo paura di essere schiacciati da un momento all'altro da quello stesso "stivale" che tutti noi sventurati avevamo così tanto amato, se non altro per aver assistito in Tv, ancora fanciulli, alle più esaltanti partite della nazionale ai mondiali del '70. ...e arrivarono incolonnati, di color verde polvere, quasi "bramati" perché oramai eravamo disposti a qualunque cosa pur di uscire da quello stato di angosciante incertezza. Ci portarono in caserma e dopo ore di attesa snervante mi trovai in coda a una lunga fila di "profughi" che guardavano con invidia i cani assonnati sotto il sole, loro sì capaci di attendere il turno del rancio senza dare di matto. Per non dire che, a differenza di noi, non temevano di essere trattenuti per le pulizie: mio padre le "grandi cucine" le progettava con successo, mentre io ora rischiavo di essere acchiappato e utilizzato come "lavapiatti umano"! Davvero a queste cose non ero abituato...

Poi mi dissero che proprio in quei giorni in caserma si erano suicidati tre giovani, i quali evidentemente non avevano retto all'urto d'un cambiamento così radicale nel modo di vivere: il primo si era tagliato le vene, il secondo si era tolto la vita sparandosi col fucile durante un turno di guardia (ancora si vedeva il rivolo di sangue in terra, seccato dal sole); il terzo si era gettato da una palazzina, ma su quest'ultimo decesso correvano strane voci (molto inquietanti). Della serie: "se avete carattere tiratelo fuori!" Ed io il carattere dovetti mettercelo sul serio quando per la notte m'assegnarono una stanza fra le meno sicure, quella in cui alloggiavano sgherri d'ogni sorta, fra i peggiori che circolavano nel "campo". Erano quasi tutti siciliani, così pensai bene di rivendicare le mie lontane origini isolane. Strano ma vero, quelli mi presero in simpatia al punto da diventare, per me, vere e proprie "guardie del corpo"! Ciò che mi capitò anche in seguito a Livorno, quando diventai amico d'un ragazzone di nome Bellante un cui zio pare sia stato uno degli autisti di Al Capone (niente meno!), con tanto di foto a testimoniare la veridicità della cosa... All'Accademia Navale "approdai" ai primi di Luglio dopo un altro viaggio in treno estenuante, giusto in tempo per partecipare attivamente alle celebrazioni del "Centenario". In quell'occasione capii cosa devono aver provato quei poveri ebrei sui treni della morte! Venne in visita l'allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, con un'interminabile seguito di auto blu. Fu festa grande alla quale parteciparono ministri, uomini politici importanti e tanti personaggi noti (come l'attore Marcello Mastroianni). Una volta calato il sipario su quella sfarzosissima celebrazione per me iniziò la vera naia, che dopo varie vicissitudini si concluse, passando per l'incredibile vittoria dell'Italia ai mondiali di Spagna, a fine Dicembre del 1982. Non è poi così strano che a distanza di tempo le esperienze più dure siano spesso ricordate con una punta di malinconica nostalgia e con un certo auto compiacimento quando si abbia saputo resistere in situazioni non facili.

 

                                                                          Davide Crociati

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