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                                                Bellaria I.M., 11 Dicembre 2017

 

Il Paravento

 

Come al tempo dei grandi regimi totalitari parole, musiche e immagini servivano per costruire architetture di pensiero (ovviamente unilaterale), anche nella politica interna di oggi, indebolita dal rapporto tra un debito pubblico alle stelle e le richieste pressanti dell'Europa, si tende ad utilizzare il “verbo” per fini propagandistici, dove in gioco c'è la sopravvivenza di ideologie rese oblsolete dalla realtà, intesa come globalizzazione, che a questo punto della storia ha raggiunto limiti tali da costringere chiunque a rimettere in discussione una moltitudine di schemi vecchi e polverosi, in ambito economico in primis. Ovviamente, anche immagini e musiche rimangono efficaci strumenti di propaganda...

Tempo fa, mentre mi trovavo in una città croata dove gli elicotteri volavano bassi e minacciosi, dove gli aerei NATO sfrecciavano sopra le teste facendo un rumore d'inferno, dove in giro si vedevano solo donne, bambini, anziani e menomati (gli uomini sani erano tutti impegnati al confine con la Bosnia), dove chi viaggiava in auto rischiava di rimanere senza carburante nel bel mezzo di una foresta oscura dagli alti fusti, dove a volte i cecchini facevano ancora il tiro a segno con le teste dei malcapitati, dove le “strade di guerra” tagliate in orizzontale rendevano lenta e faticosa la marcia degli autoveicoli, dove era difficile comunicare utilizzando i primi rudimentali telefoni cellulari, dove nei ristoranti rimasti aperti (nonostante tutto) il cibo era assai scarso, dove l'infalzione sembrava inarrestabile, ebbi occasione d'incontrare un ingegnere impegnato nella ricostruzione di quella terra abbandonata da dio (ma per fortuna non da certi uomini coraggiosi). Tra le tante frasi che gli sentii pronunciare una mi rimase impressa. Rivolgendosi a me e ai miei due compagni di viaggio disse (con evidente rammarico): “Al di là di quanto a volte si voglia far credere, state pur certi che la causa di qualsiasi guerra è di natura economica”. Non so perché, respirando quell'aria dimessa e cogliendo quelle particolari vibrazioni gli credemmo all'unisono e senza indugi. La persona meritava comunque stima e attenzione.

Tornando a oggi, in questo scenario caotico fino all'inverosimile, dove ai “fuggi fuggi” fanno da contrappunto azioni illecite da furbetti del quartierino o del quartierone, l'uso tendenzioso di certe parole appare evidente a tutti, o a molti. Nel frattempo, infatti, il mondo è progredito e certe chiusure da analfabeti cronici sono cosa rara anche tra i poveracci cosiddetti, ma soprattutto l'esperienza diretta permette di scindere in maniera naturale la "verità" dalle falsità, queste ultime accennate con tocchi da pittore Naife da sapientoni e benpensanti di ogni ordine e grado. Non è un caso se la stessa parola “razzismo” non basta più a spiegare determinati fenomeni, come l'insofferenza di tanti (ex?) normali cittadini di fronte all'enorme problema del degrado sociale, causato (non solo ma anche) da troppi immigrati irregolari (sottolineo irregolari!) che sul suolo italiano stanno portando delinquenza sotto forma di spaccio anche di sostanze particolarmente deleterie, di stupri cruenti e di quant'altro, per non parlare della mafia nigeriana che si somma alla nostra già diffusissima delinquenza organizzata...

A proposito di “stupri cruenti”, attraverso fonti non solo attendibili ma addirittura certe sono venuto a conoscenza di alcuni particolari relativi al caso di Miramare di Rimini, che per decenza non voglio qui descrivere poiché sono indice di una nuova “barbarie non convenzionale” (scusate l'assurdità di questa mia espressione ma in certi casi non si sa proprio come buttarla giù, sta benedetta verità...). Se può essere definito razzista l'atteggiamento di chi non sa accettare tanta violenza, di chi in fondo non fa che invocare il diritto alla legittima difesa, nonché alla salvaguardia di un grado di civiltà raggiunto faticosamente, al prezzo di enormi sacrifici anche in termini di vite umane, allora il vocabolo in questione può includere tranquillamente ogni forma di discriminazione. A questo punto nessuno di noi può ritenersi estraneo a una “natura razzista” e scrollarsi di dosso un'echitetta tanto scomoda quanto antipatica. Quando un Albert Einstein dice “Io appartengo all'unica razza che conosco, quella umana” tutti annuiscono senza esitazioni, ma non tutti possono accettare l'idea secondo cui nell'ambito di una stessa razza gli individui sono tutti animati da spirito caritatevole e filantropico. E allora, se è giusto valutare caso per caso, nessuno potrà negare che certe situazioni contingenti possono indurre a reagire con forza. A reagire “umanamente”, quindi, secondo le caratteristiche della razza che ci accomuna tutti. Se così non fosse, non avrebbe senso parlare di legittima difesa. Ma in assenza di legittima difesa il più violento è destinato a prendere il sopravvento. E questo non dovrebbe piacere a nessuno...

Andando ancora di più nel concreto e riducendo la questione ai minimi termini, mi sapete dire che differenza c'è tra chi prova insofferenza verso chi proviene da culture altre e chi invece dimostra ostilità verso membri del proprio ambito sociale e intellettuale, per motivi politici, di classe sociale o relativi a una diversa visione del mondo?

Oggi chi sta a destra viene tacciato di razzismo, ma la verità sta altrove. Neppure gli “estremisti neri” sono razzisti nel senso comune del termine. Semplicemente sono persone di scarsa cultura che per mostrare il loro disagio (che quando è molto forte può generare rabbia e risentimento, ciò che è persino comprensibile, non ho detto giustificabile) trovano nel razzismo che non esiste uno strumento efficace di comunicazione, in fondo usando all'incontrario la stessa arma congegnata da coloro che essi considerano il nemico da combattere. Ciò non toglie che certe forme di degenerazione di stampo ideologico siano pericolose e che vadano gestite con cura da parte di chi governa ma anche di chi fa opposizione, nonché dalla stampa e dai media in genere. In sostanza: come la violenza genera violenza, l'ipocrisia genera ipocrisia, poiché l'ipocrisia stessa è violenza...

Qualcuno potrà obiettare che anche nella mente di persone colte possono annidarsi idee razziste. E in apparenza è così, ma solo in apparenza! Certo, perché chi discrimina per propria natura non può accusare il prossimo di fare... altrettanto! E se siamo tutti razzisti nessuno lo è più degli altri! Oggi chi la pensa in maniera diversa diventa automaticamente un nazista (quindi anche un razzista, si presume), ma chi lo dice che col passare del tempo i tanti immigrati clandestini, dapprima considerati potenziali elettori pro governi buonisti, non finiscano col voltare le spalle ai loro presunti benefattori, per via di un fin troppo prevedibile aumento del disagio sociale che accomunerà italiani poveri e stranieri disperati? Trovo davvero curioso che i magrebini che ho conosciuto meglio (e, vi assicuro, li ho conosciuti talmente bene da essere stato loro ospite in Tunisia in almeno un paio di occasioni) avessero una forte predilezione per le destre europee novecentesche, non escluso il nazionalsocialismo che tanti guai ha prodotto!

Quindi credo che giocare con le parole non convenga a nessuno, così come non conviene dare del razzista al prossimo senza guardare prima in casa propria. Sarebbe del tutto sconveniente, soprattutto in prospettiva futura.

Per concludere questa breve riflessione, lasciatemi dire che provare insofferenza verso chi ha un diverso colore della pelle è semplicemente sintomo di immaturità, così come provare insofferenza verso chi la pensa diversamente da noi può essere indice di immaturità nell'ambito di due dimensioni: (1) quella del fanciullo e dell'adolescente; (2) quella dell'adulto stupido o quanto meno eccessivamente legato a ciò è stato da giovane. A volte la nostalgia gioca pessimi scherzi, perché può derivare dall'incapacità di eleborare lutti...

 

                          Davide Crociati

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