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Bellaria I.M., 30 Ottobre 2017

 

Europa e ius soli

 

Qualcuno comincia di nuovo a parlare di “poteri forti”, che attraverso le cosiddette agenzie di rating, in ultimo per voce di Renzi o di chi per lui, farebbero passare false comunicazioni sociali in piena campagna elettorale (sembra quasi che la storia voglia ripetersi...).

Oggi ho perfino sentito parlare di una futura, possibile “Norimberga”!

Ma c'è anche chi ritiene che mettere la fiducia sullo ius soli in questo momento critico significherebbe spalancare l'autostrada della vittoria elettorale alle destre, perché (non raccontiamocela) il popolo sofferente è decisamente più sensibile al problema dell'immigrazione clandestina, ancora oggi senza controllo, di quanto non lo siano i pochi fortunati che vivono in luoghi protetti, in ville più o meno sontuose circondate da... muri e da barriere d'ogni sorta, nonché controllate da sofisticatissimi sistemi di allarme di ultima generazione!

Ammesso che buona parte della “gente comune” sia notoriamente orientata a sinistra, davvero c'è un limite a tutto. Probabilmente chi nulla fa per evitare che si creino condizioni favorevoli all'imbarbarimento progressivo della società, italiana nella fattispecie (ciò che sta già causando una serissima “guerra tra poveri”, che in un futuro non così lontano rischierà di assumere contorni impressionanti), si vedrà sfuggire di mano la situazione. Sarà presso che inevitabile. Qui non voglio riportare nuovamente le parole di Sartori, più volte citate da Vittorio Sgarbi nei suoi articoli sintetici pubblicati in prima pagina su “il Resto del Carlino” per far capire a tanti sprovveduti che un nesso tra immigarzione selvaggia e ius soli c'è eccome (in prospettiva futura), perché "non esiste peggior sordo di chi non vuol sentire"...

Se al momento la Catalogna suona come la classica nota isolata che non costituisce musica, una seconda Catalogna potrebbe rappresentare la prima cellula di una melodia lugubre e funeraria per l'Europa degli “Europe” (gruppo musicale) e di trasmissioni televisive come quella presentata a suo tempo dall'elegante e sofisticato de Mistura. Anche se gli “Europe” dichiararono di non essere nati come espressione propagandistica di un processo politico internazionale (o di un processo “finanziario” mascherato da processo sociale e politico). Anche se sembrano lontani i tempi in cui il “popolino” veniva indottrinato telefonicamente per avere in cambio una manciata di soldi (ma solo dopo avere pronunciato supinamente la parola “Europa”, ripetuta a dovere. Già allora percepii l'umiliazione insita in quel rituale televisivo da prima serata Rai...).

Non si può negare che l'insorgenza di buona parte del popolo catalano sia un messaggio rivolto all'Europa dei potentati economici, e che per questo non stia godendo della simpatia dei principali leader europei (come da copione). Stiamo parlando di un'Europa che, non dimentichiamolo, ancora gioca a scaricabarile rispetto alla questione migranti economici, e che vede nei Muri di Maastricht un baluardo inattaccabile (eventuali “contentini” a parte).

 

                                                                      Davide Crociati

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