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                                                                          Bellaria Igea Marina, 7 febbraio 2022

 

Massoneria e Istruzione

 

Cecil John Rhodes, politico e noto colonialista britannico, costruì la sua grande fortuna imprenditoriale depredando l'Africa meridionale delle sue ricchezze naturali.

Secondo Rhodes l'istruzione dovrebbe agire in prima istanza sulle personalità in formazione dei singoli, in secondo luogo sull'intera comunità. Egli pensava che un cittadino potrà anche ribellarsi, ma ben difficilmente riuscirà a sfuggire al condizionamento di una società dominata da «idee comuni». Per cui le azioni, le tendenze e i riflessi di ogni individuo, ben consolidati nel tempo e quindi «prevedibili», sarebbero l'inevitabile traduzione della logica dei principi trasmessi dall'educazione ufficiale. Sennonché, per mantenere rapporti radicati con la menzogna è necessario falsificare la storia. Una verità, questa, che mi sembra stia emergendo attraverso fonti anche «ufficiali», poiché se il tempo è galantuomo arriva anche il momento del revisionismo. Oggi, del resto, data la velocità della comunicazione, non passa troppo tempo perché emergano inganni giornalistici come quelli relativi al conflitto in Iraq: si sbandierava la necessità di distruggere le presunte industrie di armi non convenzionali in mano a Saddam, mentre oggi sappiamo che le uniche effettivamente presenti su quel territorio erano state impiantate dagli occidentali (Gran Bretagna, ecc.). Ormai le bufale giornalistiche che avrebbero dovuto «disegnare la storia» secondo le esigenze dei poteri forti si contano sulle dita di troppe mani perché il problema passi inosservato. Così, nei libri di storia o di geografia più che raccontare le panzane del potere sarebbe opportuno insistere su fenomeni come le fals flag, sul fatto che la storia scolastica rischia di deviare dalla realtà ogni volta che si vuole addomesticare e orientare il pensiero popolare per fini geopolitici o di altra natura.

Per certi versi Rhodes sembrava volersi rifare al concetto di «ammaestramento» espresso da Napoleone, secondo cui l'educazione del bambino dovrebbe iniziare vent'anni prima della sua nascita con l'acculturamento della madre (concetto di «educazione continua»). Qualcuno oggi ritiene che anche la prestigiosa figura di Napoleone Bonaparte meriterebbe un riesame approfondito, per porre maggiore attenzione sulle fortune che hanno permesso al politico e condottiero francese di entrare nell'immaginario collettivo in qualità di «eroe bellico», nonché sulle sue sconfitte, vedi la campagna di Russia del 1812, che segnò il tramonto in Europa del blasonato generale e, dopo i «cento giorni», sulla sua sconfitta definitiva a Waterloo (1815), preambolo dell'esilio definitivo a Sant'Elena sotto il controllo britannico.

Napoleone a parte, ma rimanendo in Francia, navigando su internet ho letto di recente un articolo di Romina Malizia, (giornalista, scrittrice, blogger e sceneggiatrice con la passione per la pittura e il disegno) in cui si fa una severa critica sulla scelta di Vincent Peillon, ex ministro della Pubblica Istruzione nel governo Holland dal 2012 al 2014, nonché membro del GOF (Grande Oriente di Francia), di installare in una scuola elementare di Tolosa, in accordo con Pierre Cohen (Sindaco della città), una statua dalle caratteristiche marcatamente «luciferine», vedi l'albero capovolto, raffigurato sulla schiena del «manichino». Come ci ricorda l'autrice dell'articolo «l'albero è una delle principali simbologie esoteriche rappresentanti l'iniziato, sia per la massoneria simbolica moderna che per discipline misteriche più antiche. Infatti - prosegue la giornalista - «nella cabala l'Albero della Vita rappresenta le leggi dell'Universo e il processo di Creazione, che chiaramente, come le maggiori tradizioni simboliche insegnano, se tale simbolo viene rovesciato può essere interpretato come il rovesciamento delle leggi Naturali e Universali per l'attuazione di un processo di distruzione». Le ali collocate sempre sul dorso della scultura farebbero pensare a maggior ragione all'«angelo caduto dal Paradiso» e anche la posizione dell'opera, che secondo Peillon dovrebbe rientrare in un progetto di promozione dell'arte contemporanea nelle scuole, ricondurrebbe a una delle «posizioni» massoniche che l'iniziato dovrebbe assumere nei diversi passaggi rituali all'interno del «tempio».

L'autrice fa notare che la «Carta della laicità» destinata agli studenti francesi e ispirata dall'allora ministro Peillon mantiene pressoché intatto lo spirito massonico anticristiano, poiché oltre che invitare i giovani a non manifestare le proprie convinzioni politiche (alla faccia del dibattito e del sano confronto!) impone loro di non evidenziare alcuna appartenenza religiosa per conformarsi, quindi, alle regole aprioristicamente definite dal Governo della Nazione.

A proposito di indottrinamento scolastico, per spezzare una lancia a favore di alcuni personaggi che hanno fatto il sessantotto (vero terreno di coltura dell'ideologia progressista e della droga libera), va detto che il poeta statunitense Ginsberg volle vedere un Moloch, simbolo di «potere distorto basato sul sistema capitalistico e della guerra che scaccia la vita rubando l'amore e la speranza», nell'orribile figura che gli apparve sotto l'effetto del peyote (informazione tratta da «Le Origini Occulte della Musica», Perucchietti – Vol. II). Certi personaggi che bene o male hanno fatto il gioco dei poteri forti (ricordiamo che l'attivista sessantottino Timothy Leary era vicino alla CIA) e che cercarono di dare un'impronta forse troppo personalistica al ruolo che impresari e «Agenzie cuscinetto» avevano definito per loro aprioristicamente, hanno fatto una fine violenta, come nel caso di John Lennon, si sospetta ucciso dai servizi segreti poiché nel suo caso, come nel caso di altri personaggi il cui operato rientrava in un'ampia strategia di manipolazione di massa, stava sfuggendo di mano agli altolocati «manovratori». Resta il fatto che sui libri di musica per la scuola dell'obbligo è difficile non trovare parole e note di «Yellow Submarine», celebre canzone scritta da Paul McCartney sotto l'effetto di stupefacenti (il sottomarino giallo non sarebbe che la casa dell'autore o di un suo compagno deformatasi in stato di alterazione della coscienza). Come separare l'ammirazione degli adolescenti per questi personaggi libertini da tante loro creazioni nelle quali è spesso riconoscibile un significato ammorbante? E quante volte «Alice nel paese delle meraviglie», romanzo scritto da Lewis Carrol nel 1865, che secondo molti spiegherebbe i «meravigliosi» effetti delle droghe, è entrato nelle scuole fin dalle elementari? Quale migliore premessa per introdurre gli ignari pargoli nel «favoloso» mondo delle sostanze alteranti? Titoli e racconti vengono memorizzati e interiorizzati dai fanciulli, che in età più adulta rischiano di agganciarsi più facilmente al mondo delle droghe, spinti e tranquillizzati dalla nostalgia per i «luminosi» anni dell'infanzia e per le loro maestre, rimaste figure «mitiche» di un età dell'oro addolcita dalla spensieratezza (fino a prova contraria) e dalle mille curiosità per un mondo ancora tutto da scoprire all'insegna della «beata ignoranza». Se come diceva Rhodes «un cittadino potrà anche ribellarsi, ma ben difficilmente riuscirà a sfuggire al condizionamento di una società dominata da idee comuni»; se queste «idee comuni» si formano attorno ad opere ambigue dell'ingegno umano; come sperare poi di riuscire a indirizzare la fragile gioventù verso terre più stabili e sicure?

Secondo alcuni siamo entrati in una sorta di regime totalitaristico che avversa la libertà di parola e (quel che è peggio) l'autenticità delle persone, Bret Easton Ellis, scrittore e sceneggiatore statunitense, parla di un'ideologia progressista che propone «inclusività universale eccetto per quelli che osano fare domande». Lo scrittore aggiunge che «si tratta di una forma totalitaria recente e mai sperimentata (…) che pretende di cancellare una millenaria identità cristiana sostituendola con un artificiale esperimento multiculturale» (informazione tratta da «IL DIO MERCATO LA CHIESA E L'ANTICRISTO» di Antonio Socci).

Oggi le scuole propongono l'«Agenda 2030» come argomento d'esame nei suoi molteplici aspetti. Si tratta di un progetto ONU che ingloba 17 Obiettivi per lo «sviluppo sostenibile» e che si propone di assicurare «dignità e uguaglianza» a tutte le persone in un ambiente sano. Belle parole. Ma se in teoria il traguardo dovrebbe essere dietro l'angolo (siamo già nel 2022, non è che chi ha redatto il Documento era un po' alticcio e voleva scrivere 3030?) i conflitti reali e potenziali che destabilizzano il mondo e che rischiano di catapultarci indietro nella storia potrebbero rendere vano ogni tentativo di progresso e di miglioramento, tanto più che sulla questione climatica e sulla mescolanza etnica provocata a tavolino da forze simili a «ombre sfuggenti» ci sarebbe davvero tanto da dire (WikiLeaks docet!). Per di più, l'Occidente ha permesso alla Cina di sviluppare un processo di crescita tecnologica esponenziale e fortemente inquinante, mentre sulla migrazione/invasione di massa c'è da chiedersi come mai non si abbia mai voluto aiutare 'sti poveri Cristi a casa loro invece di depredarli di ogni ricchezza naturale (Rhodes docet), lasciandoli nell'indigenza, per poi promuovere un esodo di anime alla volta di aree in declino economico e sociale, con la prospettiva di rendere il mondo simile a un immenso campo profughi gestito con poco a favore di pochissimi. Sull'assicurare una vita «prosperosa e soddisfacente» a tutti gli esseri umani, attraverso un piano di sviluppo tecnologico armonizzato con la natura, ci sarebbe altresì molto da dire (e da ridire), poiché l'idea di un cybeuomo «deliziato» da chips sottocutanei, clonazione, tecnosesso, trasferimento della mente e supersoldati (mandati da chi contro chi?), non appartiene a una mente equilibrata in sintonia con la natura. Direi tutt'altro! «Non ci può essere sviluppo sostenibile senza pace, né la pace senza sviluppo sostenibile», si dice nella Risoluzione redatta dall'Assemblea Generale il 25 Dicembre 2015 sull'onda dei rimproveri esternati con sentenziosa prosopopea dalla piccola e «programmata» Greta Thunberg. Ma l'impressione che la parola «pace» venga utilizzata come paravento è più forte di ogni proclama (leggasi Ucraina e altri focolai del mondo). Antonio Socci ci ha voluto opportunamente ricordare che Pier Paolo Pasolini nell'anno della sua morte, il 1975, «mostrò di intuire che proprio la bandiera dei “diritti civili” sarebbe stata usata per altri scopi». Chi vuol capire capisca. In questa società dissociata, fortemente ostile a qualsiasi limite, la maternità viene vista come ostacolo e gli adulti, non più capaci di esercitare un'autorità morale sui figli poiché troppo coinvolti nelle proprie fantasie infantili provocate soprattutto dai media (ovviamente in mano ai poteri forti internazionali) hanno abdicato al loro ruolo naturale. Le droghe hanno fatto e stanno facendo il resto. Ecco i risultati di tanto progresso!

«Sottolineiamo che la finanza pubblica internazionale gioca un ruolo importante nel completare gli sforzi dei paesi al fine di mobilitare le risorse pubbliche a livello domestico, specialmente nei paesi poveri e quelli più vulnerabili con risorse domestiche limitate», si dice al punto 43 della Dichiarazione. Confesso che non mi fa un bell'effetto sentir parlare di Empowerment dai piani alti (più che di «potenziamento» parlerei infatti di impoverimento progressivo, lasciatemi giocare sull'assonanza dei due termini!). Il sociologo Luciano Gallino dice che «in realtà i governanti europei sapevano e sanno benissimo che le loro politiche di austerità stanno generando recessioni di lunga durata, ma il compito che è stato loro affidato dalla classe dominante, di cui sono una frazione rappresentativa, non è certo quello di risanare l'economia. È piuttosto quello di proseguire con ogni mezzo la redistribuzione della ricchezza e del potere politico dal basso verso l'alto in corso da oltre trent'anni». Già, dal basso verso l'alto... La «bocconiana redenta» Ilaria Bifarini nel suo «Il Grande Reset» scrive che «il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza i nuovi piani di Politica agricola comune per i prossimi sette anni: circa 387 miliardi di euro che solo per il 6% dei fondi sono riservati a piccole e medie imprese. Il resto andrà ancora a finanziare agricoltura e allevamento intensivi, che non prevedono alcun rispetto per l'ambiente né per gli animali, stipati in condizioni estreme e imbottiti di antibiotici».

Insomma, trovo sia legittimo sospettare che l'ingresso dell'Agenda 2030 nelle scuole rappresenti l'ennesima strategia atta a manipolare la mente dei giovani facendo leva sul loro desiderio di giustizia e sulle loro naturali aspirazioni, quando invece la precarietà e l'instabilità affettiva a cui sono condannati è ormai sotto gli occhi di tutti, al di là delle parole studiate a tavolino e dei facili proclami. Oltretutto si stima che nel Ventunesimo Secolo, iniziato il 1 gennaio 2021, l'istruzione sarà appannaggio solo dei migliori, fatta eccezione per l'«educazione sentimentale» generosamente offerta dai media per mezzo di trasmissioni disgustose e umilianti che mettono a confronto uomini e donne che forse meriterebbero di venir definiti diversamente. Tra il dire e fare c'è quindi di mezzo il Nuovo Ordine Mondiale che trattando l'umanità da bambino rozzo e ritardato a cui bisogna insegnare le cose più elementari martellandolo di parole come ecologia, interdipendenza, pace, disarmo, divisione equa delle risorse, ha già fatto capire quali siano le condizioni a cui i popoli dovranno sottostare e soprattutto quali siano i diritti a cui essi dovranno rinunciare. E siamo punto e a capo.

                                                                            Davide Crociati

 

 

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