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Bellaria I.M., 26 febbraio 2016

 

Bacchette magiche 3

 

Locke ritiene che, prima di inziare qualunque indagine filosofica, sia indispensabile criticare l'intelletto umano che tale indagine compie. Quando i presupposti di un pensiero non affondano le radici nella realtà, il rischio è quello di imboccare un sentiero fuorviante, di infliggere uno strappo alle leggi che regolano la realtà e di entrare in una dimensione fantastica. Ciò può di fatto rappresentare un'incognita quando uomini e donne delle Istituzioni aventi il compito di legiferare esprimono un'idea politica il cui fine sembra essere quello di cambiare la società, o parti significative di essa. E in una comunità come la nostra, così caratterizzata da mafie, da forti interessi lobbistici, da sotterfugi troppo spesso inestricabili, e nell'ambito della quale i problemi si contano a migliaia, il rischio di oltrepassare il punto di non ritorno a causa di scelte sbagliate è forte!

Uno dei maggiori problemi di oggi consiste nel fatto che ci vengono imposte soluzioni contraddittorie a questioni gigantesche, qual è, per esempio, buona parte dell'immigrazione di massa: non quella causata dalle guerre o mossa dal desiderio di integrarsi nei Paesi di accoglienza, quindi sostenuta dall'idea di dare un contributo attivo alle comunità ospitanti dal punto di vista dello sviluppo anche economico; bensì quella più opportunistica che sta portando sul nostro territorio delinquenza e chiusura mentale, arroganza e arretratezza, quando quest'ultima rischia di trovare linfa vitale nella fragilità sociale, acquisita anche a causa della forte crisi economica che verosimilmente si protrarrà nel tempo.

Una delle contraddizioni cui accennavo sta nel fatto che certa parte politica, tollerante verso l'immigrazione indiscriminata, per non dire ad essa favorevole, non tiene conto di taluni rischi cui stiamo andando incontro, uno dei quali consiste nel possibile riassorbimendo di molti importanti diritti conquistati faticosamente dalla donna. Ciò è tanto più vero se si pensa che presso determinate culture, umanamente rispettabili nella misura in cui possono per noi rappresentare un “antecedente storico”, la donna è tuttora assogettata all'uomo. Mi chiedo quindi come sia possibile, oggi, per le femministe, accettare l'idea di tornare al tempo in cui il “gentil sesso” non aveva voce, né godeva di pari opportunità! Continuando di questo passo si procederà a grandi falcate verso un futuro talmente torbido ed iperteso da farci rischiare il cortocircuito. Mi pare un dato di fatto se si considera che gli immigrati fanno e continueranno a fare figli, mentre noi ci stiamo appiattendo su forme di narcisismo la cui conseguenza è l'annullamento della capacità di soffrire e di lottare delle future generazioni.

C'è da chiedersi, allora, se sia giusto riporre una fiducia incondizionata nell'umanità e in particolare nel futuro dell'occidente in nome di un ideale improntato a inerte fatalismo e ad eccessivo (quanto ingiustificato) ottimismo. L'ottimismo sul nostro avvenire e sulla natura umana, così ostentato attraverso i mass media da numerosi utopisti d'altri tempi, a volte di stampo “fumettistico”, rischia di assumere la forma intrigante, ma tristemente sottile e birichina, di una “bacchetta magica”. Forse, nel caso specifico, l'illusione viene coltivata non tanto per fini opportunistici quanto per mascherare l'incapacità della politica, che poi si estente a tutta la collettività, di fare fronte a un problema di dimensioni mai viste e che definire “bibliche” non è assolutamente esagerato.

Vorrei poter dire che dall'emisfero politico opposto giungono parole esagerate, “bacchette magiche” impugnate da maghi cattivi. Purtroppo, però, le sempre più numerose rapine in villa e la ferocia dimostrata dai nuovi criminali, quasi certamente alimentata da chissà quali droghe anche di ultima generazione, lasciano ben poco spazio all'ottimismo.

Con tutto l'amore incondizionato che nutro per gli animali in genere, per concludere questa breve “riflessione”, penso che sarebbe triste anche una strumentalizzazione della fauna per fini politici o per attirare voti verso interessi di parte. Spero quindi che il proliferare di cani, gatti, orsacchiotti e criceti sui social network non fornisca lo spunto a qualche mente politico-pubblicitaria per aggirare troppo facilmente questioni scottanti (che invece chiedono risposte chiare e in breve tempo!) nella speranza di poter agire direttamente, con troppa facilità, sulla mancanza d'affetto di generazioni bruciate, di donne che a 40 anni suonati si esprimono postando cuoricini e micetti pelosi, post che oltre tutto riscuotono l'apprezzamento di tanti maschietti “speranzosi” (anche loro, spesso, abbastanza attempati).

Nel serio, come nel futile, i meccanismi necessariamente un po' pazzi e un po' spregiudicati della mente umana sono ormai abbastanza riconoscibili. Ne sanno qualcosa quelli del Tavistock...

 

                                            Davide Crociati                                      

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