davidecrociatidibellaria
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                                  Luci dell'inconscio

Ma chi lo dice un bel mattino di sole sia sempre preferibile a una brutta e cupa serata nebbiosa?...   Intanto farei distinzione tra il dolce sole primaverile, il caldo e benefico sole estivo e quello invernale, freddo e arrabbiato, che tanto contribuisce al sorgere di influenze aggravate da mal di testa!  Ritengo che non ci sia momento più poetico di quello che precede l'arrivo di nubi minacciose: la loro ombra, che divora progressivamente la terra, riconduce a maggiore riflessione uomini e donne, mentre gli introversi per natura riconoscono in quella recuperata intimità una condizione più consona al loro abituale stato psichico, o spirituale.  Trovo sorprendente che tante persone dichiarino di preferire il sole in ogni caso, per poi tradire sorrisi sinceri e fremiti d'autentico benessere all'arrivo dell'ombra fresca...  E quante volte ho notato la sofferenza dipinta sul volto di donne e uomini incrociati per strada in "splendide" mattinate dal cielo azzurro e soprattutto in lenti e tediosi pomeriggi di luce accecante!  Non sarà che una certa cultura, nel prediligere oltre i limiti del buon senso la "chiara coscienza", educa a temere in maniera addirittura patologica l'oscuro e misterioso inconscio di cui, pure, siamo fatti?...  Se è vero che non tutto il sole è uguale (vedi i diversi effetti prodotti sugli esseri umani dai suoi raggi, nelle varie distanze e angolazioni rispetto alla superficie terrestre) appare evidente che certe giornate serene sono più pesanti di quelle in cui dominano oscurità e nebbia fitta... Ah, quali fremiti di gioia, quali brividi di benessere attraversano il corpo all'improvviso incupimento del cielo! Quali stimoli produce l'aria frizzante di mare, o della montagna immersa nelle nubi dense! Mica il verde delle piante e delle valli perde profondità per i riflessi del sole! I colori si fanno più tonici, in quello scenario "fiabesco", e avviandosi verso la vicina pineta dall'odore piccante si ha quasi la sensazione di dover incontrare da un momento all'altro l'imponente figura di Virgilio! La fantasia può così liberarsi, e oltre il denso fumo naturale s'immagina di poter incontrare strani esseri, compresi demoni, streghe, gnomi e folletti (psicologici)... Bello, è, fermarsi un attimo e riscaldare col proprio alito le mani infreddolite, contrarre il corpo tremante di adrenalina ascoltando l'eco di voci lontane, per poi riprendere il cammino sul sentiero fino a raggiungere la strada silenziosa... Non credo ci sia qualcosa di più utile d'un sano esame di coscienza, anche se, a quanto pare, uno degli "sport" oggi praticati è quello di minimizzare l'inopportunità e a volte la pericolosità di tanti nostri atteggiamenti, individuali e/o sociali. Rispetto a noi stessi ci comportiamo esattamente come quei (non pochi) genitori che scelgono di contrapporsi duramente alla scuola allo scopo di evitare un confronto aperto, magari pure doloroso ma sicuramente proficuo. No, non è facile, non è da tutti trovare il coraggio di pescare nel torbido della propria interiorità. E' molto più semplice e fanciullesco far finta di nulla (accidenti a chi ancora dice o crede che sia bello rimanere bambini!), godere dei difetti e dei problemi altrui anche quando, come spesso accade, le altrui grane ci riguardano più di quanto sappiamo o vogliamo credere. Dovremo forse imparare a non distruggere gli "specchi" che abbiamo di fronte, e a non farlo neppure quando per qualche motivo essi ci rendano un'immagine sgradevole, o troppo diversa da quella frettolosamente elaborata. Il fatto è che il rischio d'istupidire procedendo lungo un sentiero che dovrebbe condurre alla luce d'una maggiore coscienza e conoscenza esiste. In ogni ambito. Prendiamo per esempio la musica: in qualità di studente di composizione mi è capitato di dover dirigere un'orchestra da camera in assenza dell'insegnante. Non avete idea, signori miei, di come in certe circostanze emerga la pochezza umana! Ho sempre definito i conservatori di musica autentiche "fabbriche d'ignoranti" nella misura in cui (accade spesso) i dogmi artistici si fanno di una durezza tale da impedire l'espansione del pensiero che, al contrario, anziché evolversi rischia di seguire un percorso inverso. Una presa di coscienza dell'evoluzione musicale, quindi delle leggi della composizione, dovrebbe servire a comprendere meglio lo sviluppo del pensiero umano. Ma chi dà troppa importanza alle "regole" facendole diventare quasi dogmi religiosi si lascia da esse irretire, così come le mosche restano imbrigliate nella tela del ragno. E fermarsi a metà percorso, si sa, può portare alla "pietrificazione"! Della serie: "meglio andare a lavorare". Anche la scuola, infatti, dall'asilo all'università, rischia di creare una quantità di "stupidi-intelligenti" o di "intelligenti-stupidi" (cosa sia peggio non lo so), quindi rischia di creare individui frustrati, poi malati, poi violenti...  Fra l'altro, non studiare quando si avrebbe lo spessore per poterlo fare senza riportarne conseguenze devastanti può essere causa di malesseri crescenti nel tempo (presumo). Ma quando dico "studiare" non penso necessariamente alla scuola, poiché i percorsi possibili sono tanti se è vero che, come si sente spesso dire, la migliore Università è la vita stessa...

Certe verità vanno dunque ricercate dentro di noi, e splendide giornate grigie e nebbiose possono senz'altro aiutare...

                                                                        Davide Crociati

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