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                                                                     Bellaria Igea Marina, 21 dicembre 2021

 

Pentalfa e Delfino

 

È sempre più evidente che dietro certe «grandi manovre» troppo simili a operazioni strategiche finalizzate al cambiamento dello scenario geopolitico, con forti ripercussioni dal punto di vista delle sovranità nazionali, pulsano «entità» la cui presenza è oggi intuibile (in certi casi addirittura visibile) grazie alle «periferiche» di cui si sono dotate, facilmente identificabili coi mass media in genere (radio, televisione, cinema, giornali, riviste, ecc.) e con le stesse Istituzioni nazionali ed extranazionali con le quali pare abbiano trovato un solido aggancio.

Si parla di organizzazioni apolidi e apartitiche il cui scopo ormai apertamente dichiarato (sia a Davos che in altri contesti e attraverso documenti scritti) è quello di cambiare il mondo alla luce di presunte «criticità» che eminenti scienziati di livello mondiale e giornalisti d'avanguardia hanno individuato come pretestuose (vedi Zichichi e Rubbia sul riscaldamento climatico e le clamorose scoperte di Wikileaks in vari ambiti).

L'azione penetrante di queste «entità» si avvale di una vasta simbologia che spesso trae linfa da contesti distanti anni luce dal pensiero gnostico che le anima. Prendiamo l'esempio del pentalfa, che a quanto sembra è uno dei simboli più usati (qualcuno dice perfino abusati) della storia. Basti pensare al significato di «luce» che la stella a cinque punte ha assunto nell'ambito del cristianesimo (come quella collocata sulla grotta di Betlemme). Come simbolo identificativo della Scuola pitagorica, fondata a Crotone intorno al 530 a.C., esprimeva salvezza o salute (Igea), ma nel medioevo il pentalfa assunse i contorni di un simbolo satanico. Apparve poi come emblema di numerose logge massoniche e la ritroviamo su molte bandiere, compresa quella italiana. Qui non si vuole speculare sulla simbologia adottata negli anni di piombo dalle famigerate Brigate Rosse, ma a questo punto credo sia evidente che quando parlo di «entità» mi riferisco proprio alla massoneria in senso lato, ovvero alle società segrete spesso in contrasto tra loro (questo emerge ascoltando la testimonianza di adepti più o meno ex dalla gola profonda) ma unite dalla ferrea volontà di condurre i popoli verso la «Terra Promessa» di un governo unico mondiale, ossia verso una condizione globale ahimè necessariamente distopica poiché basata sulla negazione delle culture locali dalle radici profonde.

In questi giorni che precedono le festività natalizie mi è capitato di camminare al centro di Bellaria dove hanno allestito lo «Snow Globe» (globo di neve), 15 metri di diametro, che «accoglierà famiglie e bambini in un'ambientazione marina». Non può sfuggire all'attenzione dei passanti il gigantesco «Zeus dell'Artemision» (l'originale viene attribuito allo scultore Calamide o a un artista di bottega, 460 - 450 a.C.), figura girata alla propria sinistra nell'atto di scagliare un oggetto. Nell'originale il piede sinistro del nume pentatleta dalle sembianze umane, troppo umane, è ben piantato in terra mentre la gamba destra aiuta a dare lo slancio col tallone sollevato: quasi una metafora di due ideologie apparentemente opposte che nel tempo si stanno raccordando al fine di trovare una risultante comune, in chiave moderna facilmente identificabile col progetto N.W.O. il cui terreno di coltura è costituito da una globalizzazione per tanti versi costruita in laboratorio. Dentro lo «Snow Globe» trovano quindi alloggio un delfino, che a voler essere maliziosi può assumere il significato attribuitogli dal movimento New Age e che richiama il mare, ossia «Acquarius» (così viene appunto definito il simbolo della «nuova era» tutta proiettata al raggiungimento d'una presunta «consapevolezza» dell'uomo che viene messo al centro sfidando la religione cristiana) e la figura dei Zeus, versione greca del demiurgo gnostico, padre e creatore di quel genere umano, «animalesco», che vorrebbe fare del cieco intellettualismo la propria fede. Credo sia utile non dimenticare che lo gnosticismo, per sua natura, vuole addomesticare il mistero.

In un articolo di Repubblica del 21 dicembre 2018, intitolato «Il Presepe con Zeus e Dioniso» viene ricordato un saggio di Maurizio Bettini il quale «rintraccia nell'antichità classica e nella mitologia la storia di alcuni elementi che poi si ritrovano nella ricostruzione della Natività». E come ci ricorda Epiphanius Dioniso personifica Prometeo-Lucifero.

Riguardo allo sgradevole allestimento bellariese, un ulteriore elemento «dissacrante» è riconoscibile nel gesto immortalato di farsi un selfie col pentalfa tenuto in mano dallo stesso Zeus: questa scena così quotidianamente usuale riconduce a una dimensione terrena e arida nel cui ambito tutto può essere messo in ridicolo, a cominciare dal «sacro».

Tornando al pentalfa, senza perdere di vista lo sfondo esoterico dell'argomento trattato in questa ennesima modesta riflessione, secondo i Rosacruciani la stella a cinque punte (che brilla anche sulla fronte del «Baphomet», dio della massoneria), simboleggia l'uomo nuovo. Quindi tutto sembra procedere nella direzione di un mondo completamente rinnovato come quello tracciato da Aldous Huxley, il cui nome sta diventando familiare a molti. Un mondo che vede nell'eugenetica e nel controllo mentale alcuni «valori» fondanti, ma non in ragione di un'evoluzione naturale della specie umana quanto per il capriccio (si spera transitorio) di una ristretta élite oligarchica che rischia di far diventare un «giocattolo» a proprio esclusivo uso e consumo il meraviglioso e forse unico pianeta che ospita loro ma certamente anche tutti noi «normali». Una pretesa che ha evidenti fondamenta illogiche, finanche patologiche. Una pretesa che «esalta indebitamente la conoscenza o una determinata esperienza e considera che una certa visione della realtà rappresenti «la perfezione». Qui si fa riferimento a un'ideologia che in quanto autoalimentata diventa ancora più cieca e sorda. Un'ideologia che qualcuno definisce «particolarmente pericolosa» nella misura in cui si traveste da spiritualità disincarnata.

La stella a cinque punte «brilla sulla fronte del Baphomet», come si è detto, ossia sulla fronte del «Becco di Sabbath». Il Demonio, come lo definisce Alphonse Costant. Il Bafometto è un idolo pagano dalle diverse versioni, ben noto all'occultismo del XIX secolo. Siamo dunque in pieno ambito gnostico. Come viene riportato in «Contro il politicamente corretto – La deriva della civiltà occidentale» (Ed. Giubilei Regnani), degli autori Gotti Tedeschi e Pennetta, «Se da una parte l'impatto della Rivoluzione Francese aveva portato all'affermarsi del Positivismo di Comte che vedeva la scienza sostituire la religione e la filosofia, dall'altra si assisteva alla ricerca della verità attraverso l'occulto attingendo allo spiritismo, una sintesi di due tendenze che sembrerebbe impossibile ma invece è quanto avveniva nell'Ottocento con personaggi come William Corkes che inventava il tubo catodico e scopriva un nuovo elemento come il tallio finendo per diventare Presidente della Royal Society, ma al tempo stesso studiava gli spiriti durante le sedute medianiche divenendo Presidente della Society for Psychical Reserch, l'ente che si occupava appunto di spiritismo. Una doppia presidenza emblematica di un'epoca a sua volta dal doppio volto, pronta a soddisfare il più assoluto materialismo e al tempo stesso le tendenze più irrazionali di un nascente occultismo». Vengono i brividi se pensiamo all'irrazionalità di certe cure sperimentali che oggi dovremmo assumere senza riflettere/ragionare, per «fede» in una scienza che dovrebbe avere nel dubbio il suo unico vero dogma! Vengono i brividi soprattutto se si considera che a livello planetario molti governanti sono legati a doppio filo alla Fabian Society dai precedenti inquietanti (sia istruttivo il suddetto passaggio tratto dal prezioso libro di Gotti Tedeschi - Pennetta). L'ingannevole «verità» rivelata sotto gli effetti di stupefacenti ad artisti smaniosi di liberarsi dalle «figure genitoriali» dei grandiosi predecessori è un altro capitolo che andrebbe trattato con la giusta e necessaria curiosità, poiché da fine Ottocento l'arte «volutamente enigmatica» ha veicolato con grande efficacia il pensiero gnostico che si è infiltrato in maniera più o meno subliminale nelle menti del «gregge».

Allora certe figure che riemergono dal mondo mitologico, certi simboli che nel tempo hanno assunto nuovi e ben diversi significati, dovrebbero far riflettere chiunque si trovi oggi a dover affrontare una «nuova realtà» più subita che voluta. L'atteggiamento canzonatorio di Zeus che si fa il selfie sorreggendo dietro di sé una stella a cinque punte può far pensare al solito mezzuccio utile a qualche manovratore prezzolato e di bassa lega, che si crede grande perché protetto da un sistema piramidale. Non importa se al vertice di tale sistema bivacchi un'oligarchia criminale che sta svelando il suo volto insensibile ma crudele negli effetti!

Al punto in cui siamo la stella a cinque punte esposta con generosità in periodo natalizio può tramutare il suo significato da religioso a gnostico-massonico. In questo caso la punta rivolta in alto rappresenta il percorso di elevazione dell'uomo verso la trascendenza, ma sottende la possibilità che la stella venga all'occorrenza capovolta, così come nel pavimento massonico (presente anch'esso in un angolo ricavato – chissà perché – nei pressi della Chiesa “Sacro Cuore”) il nero e il bianco (il bene e il male) si intersecano in maniera «complementare», tanto da far pensare che tra bene e male non esista differenza poiché «l'uno è «necessario all'altro». Attraverso certa simbologia, il cui significato può oggi rientrare/sconfinare con più facilità in ambito massonico, è forse possibile inculcare nella mente dei fedeli, il cui fervore religioso è notevolmente scemato, un senso di inferiorità acquisito gradualmente per avere accettato troppi compromessi, come con ben altre parole ci ricorda opportunamente Carlo Maria Viganò «il grande» a conclusione di un suo importante discorso del 23 ottobre 2020.

Quando tutto scompare o viene dimenticato rimane il simbolo. Così, Piazza Matteotti a parte, mi è bastato fare una camminata salutare da Bellaria a Cesenatico per dover notare alcuni elementi (in zona Gatteo Mare) che, associati tra loro, riconducono senza troppi dubbi alla massoneria, quindi al pensiero gnostico, quindi all'idea di un mondo senza religione, quindi a un governo unico mondiale gestito da una minoranza oligarchica pronta a fare i propri interessi alla faccia dei popoli della terra. Per chi vuole accedere a «certi mondi» oggi le fonti da cui approvvigionarsi si sprecano e credo che ormai siano in pochi a non rendersi conto dell'invadenza di determinati «segni di riconoscimento». Un esempio da manuale: la «piramide massonica con l'occhio che tutto vede». Bene, questo fa sì che chiunque si imbatta in questo o in altri simboli riconducibili alla grande massoneria internazionale si senta «aggredito» da una forza misteriosa e potente, sicuramente inquietante, e che interiorizzi un senso di insicurezza che nei più può sfociare in una volontà di subordinazione. Come a dire: se accetto questa realtà più grande di me in qualche modo ne divento complice e forse mi salvo da brutte sorprese. Chissà quanta parte del «gregge» nel periodo fascista/nazista piuttosto che comunista ha accettato di sottostare a certe condizioni pur di non soccombere? Ma oggi dobbiamo dire grazie alle minoranze che hanno resistito salvaguardando la dignità di tutti, in prospettiva futura.

Tornando allo «Snow Global» (lo ricordo, situato a Piazza Matteotti in Bellaria), si faceva accenno a un'altra «presenza»: il delfino, che, come si è detto è simbolo della «New Age». Non me ne voglia Enya le cui musichette possono essere piacevoli e distensive, ma ciò che conta è il pensiero che si annida anche dietro a certe espressioni pseudo artistiche. Come premessa, per chi non lo sapesse ricordo che la rivista che rappresenta l'organo ufficiale del 33° grado Antico e accettato del Rito Scozzese si chiama (forse non casualmente) «New Age». Si dice che il 31 maggio 1940 il Consiglio Supremo del Rito Scozzese riunitosi a Washington si pronunciò per l'intervento in guerra degli USA nonostante i sondaggi attribuissero soltanto un 14% agli americani favorevoli all'entrata in guerra della nazione. Lasciamo perdere il Rito Scozzese e la questione «Pearl Harbor» che oggi molti associano al disastro delle due torri a New York, interpretando entrambi i fatti in chiave complottistica (e qualche dubbio viene pure se abbiamo la pazienza di informarci su «ISIS S.P.A» di Daniel Estulin. Quando si parla di «New Age» si fa riferimento a un movimento che vede nella fusione delle religioni e delle tradizioni del mondo in un mescolone sincretico, che dovrà condurre all'uomo nuovo, una soluzione definitiva contro le guerre (chi è animato da tanta utopia non ha mai preso in mano un manualetto anche semplice di psicologia piuttosto che di sociologia?). Questo almeno viene dichiarato ufficialmente. In realtà anche il movimento «New Age» viene oggi cavalcato dagli artefici del N.W.O. perché si creino le condizioni ottimali a ciò cui tendono: se riusciranno nel folle intento non potrà che derivarne un mondo supermercato dagli scaffali vuoti (o pieni di nutrienti bagarozzi). Quindi, in realtà, anche attraverso la «New Age» si mira alla scomparsa delle etnie non tenendo conto (particolare tutt'altro che minuscolo) delle violente opposizioni che potrebbero manifestarsi ancora di più a causa dei problemi di convivenza tra popolazioni con costumi tra loro diversissimi. Per mezzo delle mie modeste riflessioni denuncio da tempo il tentativo di scalzare dal vocabolario la parola etnia per mettere al centro la parola razzismo. L'idea di una popolazione mondiale costituita da razze diverse può far pensare alla necessità di uniformare tali «diversità» in un'unica grande famiglia (quella cui alludeva l'ebreo Einstein, che pure nella sua intelligenza avrà colto la differenza tra razza ed etnia, nonostante il suo popolo sembra predicare la distinzione e la contrapposizione delle «razze»!). Tornando a noi, uno dei padri fondatori della «New Age» pare essere proprio quell'Aldous Huxley che con il becero Aleister Crowley fu un principe assoluto dell'LSD. Anche lui membro della Fabian Society al fianco di personaggi come la nostra Maria Montessori, è stato un sostenitore della filosofia malthusiana. Anche lui caldeggiava un nuovo ordine mondiale.

Mi chiedo allora se il delfino che guizza all'interno dello «Snow Globe» di Bellaria non sia portatore di cotanti significati al di là della sua apparente gioiosità, che in una dimensione exoterica sembra voler incarnare l'innocenza, la purezza e la bontà naturale (in fondo siamo a Natale, no?). Per gli antichi il delfino era anche un «traghettatore delle anime dei morti». E i morti siamo forse noi che attraversiamo la piazza con troppa fretta e che ci fermiamo giusto il tempo per farci un selfie davanti al nume che si fa un selfie.

Beh, ci sarebbe tanto da dire. Ma tutto è oramai riconducibile a un presente che è sempre più presente, fatto di incertezze e di crisi senza fondo. Un presente il cui tempo sembra sospeso, tanto da non lasciarci intravedere un futuro se non quello disegnato e ormai dichiarato dai potenti della terra, che in sinergia tra loro hanno deciso quali debbano essere i nuovi valori a cui il «gregge» sarà irrimediabilmente destinato ad adattarsi. Volente o nolente. A meno che i popoli della terra non si sveglino per davvero...

 

                                                       Davide Crociati

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