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                                                               Bellaria Igea Marina, 11Agosto 2018

 

(Dis)informazione

 

Solo per vie traverse giungono notizie inquietanti: si racconta di numerosi casi di violenza che vedono attivamente coinvolti extracomunitari senza radici e senza reali prospettive (qui, sia chiaro, non ci si riferisce agli immigrati regolari che in qualche modo stanno contribuendo alla crescita del nostro Paese!). Sembra che da qualche tempo i "maggiori" quotidiani nazionali e le emittenti radiotelevisive si attengano più o meno fedelmente a certe “veline” distribuite da qualche entità pseudo-politica di stampo fortemente ideologico (quando si dice il fascismo!). Non è mia intenzione scomodare quel Soros che sui Social Network è stato individuato come il principale responsabile di quanto di peggio stia accadendo, per cui volo basso e tento di interpretare il fenomeno “disinformazione” dal punto di vista di un semplice cittadino, probabilmente munito di una certa esperienza di strada, nonché di una certa dose di realismo e di attenzione verso le problematiche sociali.

Pur non negando che ci siano in atto preoccupanti cambiamenti geopolitici dietro ai quali (com'è facile immaginare) pulsano forti interessi soprattutto economici, la mia modesta analisi va in due precise direzioni: (1) le mafie che hanno invaso il tessuto sociale generando molte metastasi anche nell'ambito delle attività legali; (2) la miseria umana che assumendo un volto politico si traduce in qualche forma di ideologia fine a se stessa, utilizzata come schermo protettivo da poveracci senza più un vero sbocco dal punto di vista storico. Come schermo protettivo o se vogliamo come tetto sotto il quale trovare riparo dal vento turbinoso e dalla grandine dei cambiamenti storici che inevitabilmente, quanto spietatamente, costringono tutti a una difficile e dolorosa autoanalisi .

Giornalisti come Marco Travaglio hanno scritto libri assumendo come principale fonte di riferimento gli atti processuali relativi a inchieste giudiziarie di un certo rilievo. Da essi si evince che in Italia le mafie hanno spesso dialogato con le Istituzioni. Ho sempre identificato una qualsiasi entità mafiosa con il classico strozzino, che prima concede il prestito con un sorriso accattivante per poi rendere all'impotenza il malcapitato chiudendolo in una gabbia infernale da cui gli è difficile uscire. Difficile o impossibile. In Italia si parla di mafia e di camorra, di 'ndrangheta e di sacra corona unita. Ma non è affatto improbabile che attorno a questi resistenti grumi tumorali ci possano essere estese aree sociali nell'ambito delle quali, per quanto non sia lecito parlare a pieno titolo di delinquenza organizzata, si sia sviluppata una mentalità para-mafiosa per via dell'ignoranza unita alla furbizia e (non ultima) all'umana paura. Col tempo tutto ciò può essere diventato abitudine e infine normalità.

Mi sembra evidente che l'efficacia dello Stato sia inversamente proporzionale alla forza della criminalità organizzata che ne appesantisce il corpo. Se un fisico è già minato da preoccupanti problemi di salute, eventuali complicazioni possono rivelarsi deleterie per il fisico stesso. Non occorre uno specialista per capirlo. Allora, se questo è il contesto culturale dentro il quale si sviluppa il fenomeno della migrazione di massa e incontrollata, come non temere che il fenomeno spossa essere “regolato” dalla parte peggiore dell'organismo-nazione? Anche in uno Stato sano, non compromesso dalle mafie o da interessi un po' troppo particolari, nel peggiore dei casi d'ispirazione mafiosa, la stampa dovrebbe essere equilibrata e finalizzata alla formazione di una coscienza collettiva non inquinata da ideologie obsolete o da poteri alla cui base ci siano (come sempre, purtroppo) interessi materiali.

La prima domanda che dovremmo porci è allora la seguente: uno Stato come il nostro, inquinato dalla criminalità organizzata e impregnato sino al midollo di sottocultura funzionale solo alle mafie, può sobbarcarsi l'onere di accogliere un'intero continente attirandolo con esche malefiche ammantate di buonismo fuorviante e di sirene dal canto ingannevole come quelle che colpevolmente i mezzi di divulgazione di massa mostrano al mondo intero, ad ogni ora del giorno, facendo perno sulle tempeste ormonali dell'animale uomo o più in generale sulle sue debolezze e meschinità?

In un contesto simile si sovrappone poi la seconda questione: la miseria umana ammantata di ideologia. Chi ancora parla di lotte operaie con una mentalità ottocentesca si è reso conto che gli operai sono (purtroppo) una categoria in via di estinzione? Si è reso conto, chi parla di diritti acquisiti, che bene o male la storia ha fatto balzi da gigante verso la cosiddetta globalizzazione? E come non pensare che l'aumento demografico accompagnato dal drastico peggioramento delle condizioni climatiche non siano fattori determinanti per il futuro? Come pretendere, tuttavia, da parte dei “buonisti” nostrani, che la storia venga disegnata solo “dagli altri” e non anche dal popolo italiano? Come non temere che l'europa dei burocrati e dei banchieri stia optando per il “meno peggio” (suo malgrado?) sacrificando il Belpaese sull'altare di una pseudo-politica imposta dalle nuove emergenze planetarie all'insegna del medievale “mors tua vita mea”? Qui potrebbe entrare in gioco un Soros. L'Italia dovrebbe dunque stare ferma in attesa di sacrificare se stessa per dare soddisfazione agli “amici” francesi, tedeschi, ecc., quando è bastato un gesto deciso da parte di un eroico Ministro degli Interni per scuotere la... coscienza di una buona fetta dell'antico continente? Dunque in nome di che cosa dovremmo lasciarci andare ad una tutt'altro che lieve eutanasia sociale? Senza entrare nei particolari per non offendere qualche delicata sensibilità, ci avete fatto caso che molte presunte conquiste progressiste vanno esattamente nella direzione di un rammollimento socile? E ci avete fatto caso che tale rammollimento sta diventando un terreno fertilissimo per conquistatori senza scrupoli (Magdi Allam docet)? Credo che lo scenario mondiale sia drammatico e non per sentito dire. Ciascuno di noi percepisce nel profondo dell'animo questa verità ormai visibile ai più.

Se al tempo delle lotte sociali del primo Novecento la popolazione superava non di molto il miliardo e mezzo di individui, nell'epoca dei computer che gradualmente sostituiscono l'uomo (e che precede quella dei robot) la demografia del pianeta supera i sette miliardi di anime! Nel frattempo il clima è cambiato in peggio e pare che tale cambiamento stia subendo un'accelerazione superiore alle previsioni. Tutto fa credere che la politica di chi ancora “può” sia quella di mettere in atto una “spending review” a livello planetario. In questo contesto definirei legittimamente catastrofica la situazione italiana, anche per via della sua posizione geografica. Ma se ognuno di noi ritiene che “salvare il salvabile” significhi difendere le rispettive illusioni in nome di una nostalgia oramai inopportuna ci ritroveremo tutti, inesorabilmente, in un triste “paese delle bambole” in attesa che qualcuno dall'alto o da fuori ci assesti la mazzata finale.

Quindi non si arroghi il diritto, la stampa, di decidere anche per i cittadini quale debba essere la verità. La stampa vera dovrebbe esporre i fatti oggettivi. Tutti. Senza pregiudizi e senza paura. Senza imbrogli. Altrimenti il giornalista non svolge più un servizio pubblico e abdica al suo ruolo per diventare un piccolo servo disposto a rinunciare alla propria libertà in nome di chissà quali "interessi oscuri", cerco con qualche beneficio anche per gli "anelli esterni". E il cittadino comune diventa più facilmente uno strumento inerme alla mercè di speculazioni sovranazionali. Ditemi per quale motivo, stando così le cose, Caio Tizio e Sempronio non dovrebbero giocare la carta del populismo?...

 

                                            Davide Crociati


 

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