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                                                         Bellaria I.M., 29 Giugno 2006

 

                    Ed  ecco a voi: "come inimicarsi le donne"!    

Quando il sole picchia forte e il caldo si fa insopportabile; quando nel male si intravede una mucillagine che non c'è; quando a causa dell'afa si rischia di miscelare passato prossimo con passato remoto; non è così facile tradurre pensieri e sentimenti in parole, anche se il computer è un po' come una barca a vela: agile, elegante, silenzioso,... Cercherò di controbilanciare l'irritazione cronica dovuta ai veleni accumulati nel corso dell'anno scolastico insinuando nei ragionamenti, come "condimento", quel senso di quieta spossatezza che sempre accompagna gli operai dell'istruzione dopo lunghi mesi trascorsi "in trincea" (se a qualcuno sento dire che nelle aule ci si gratta il fondo schiena, giuro, gli mangio la faccia!...). Le donne, dicevo. Chi non ha in memoria il metronomo secco e penetrante dei tacchi a spillo e il profumo "pugno allo stomaco" della classica "professoressa-giudice" dall'interrogazione facile e dai commenti gelidi? Chi, incrociando lo sguardo severo della signora in cattedra, non ha pensato per un attimo che quella donna apparentemente priva di humor fosse l'incarnazione del demonio in versione "gentil sesso", pronto a lanciare strali contro uomini adolescenti e relative spasimanti?... Cari signori, ormai ci stanno inchiodando alla parete come fossimo opere decorative, o brutti quadri (nel migliore dei casi)! Quelle prima o poi non s'accontenteranno di farsi modellare seni e glutei e cercheranno di andare oltre per poter esplorare fino in fondo l'universo maschile facendolo materialmente proprio, il che potrà anche significare... no, noooo! Non voglio neppure immaginarlo!... Loro (le donne) non sanno che la perfezione di un corpo alla fine suona come una musicaccia sentita troppe volte, o che assomiglia a un filmetto visto e rivisto fino alla nausea; non sanno che spesso noi elogiamo l'estetica "modello veline" per poi sognare la "Sconsolata" di turno (con cui tutti vorremmo "consolarci"); non sanno che rispetto agli uomini possono trovare forza e potere reali attraverso la dolcezza e il "ruolo fondamentale" che innegabilmente la natura ha loro attribuito; non sanno che per lo più i membri dell'altro sesso sono così arroganti e ingombranti perché temono di finire in una gabbietta (ed è molto meglio farsi un viaggio alle Canarie in perfetta solitudine piuttosto che ridursi come "canarini sull'altalena"...). Detto ciò, nessuno nega che le donne debbano far fronte alla fragilità maschile del nostro tempo diventando a loro volta deboli, se per debolezza s'intende l'incapacità di stare al mondo in modo armonioso, anche se non è facile per niente mantenere i piedi sul terreno d'un "equilibrio naturale" che è già di per sé molto cangiante, quindi precario... Parlando della "fragilità" in senso lato, credo che la "psicologia del buon senso" ci abbia dotati di una "bussola" non dico infallibile ma sicuramente utile: la "legge del contrario": la violenza serve a colmare vuoti più o meno importanti (di varia natura); la forza muscolare e quella intellettiva spesso controbilanciano lacune "spirituali" o di altro tipo; un' "intelligenza tecnica" esasperata ed esasperante in tanti casi può tradire un vuoto di "sapienza". E così via. Ma torniamo alle donne, anche loro vittime d'una società nel complesso fragile (basti pensare alle tante signore/signorine che anche se bellissime non rientrano nei parametri richiesti per poter sfilare su una passerella di alta moda, così come tanti uomini si sentono frustrati (magari solo un po') ogni volta che assistono a un incontro di basket sapendo di non poter godere di quello sport a livello agonistico (e tanti si chiedono con irritazione perché mai nella pallacanestro non debbano esistere "categorie" come nel pugilato, tanto per dire, poiché sarebbe facile costruire un palo - che non sia quello degli oratori, per inciso - su cui poter collocare un cesto ad altezze diverse...). Fa scalpore questo dilagare della medicina estetica, che pare proiettata verso spazi impropri con conseguenze imprevedibili! L'"effetto Barbie" sta interessando anche parte dell'universo maschile con conseguenze deleterie dal punto di vista della dignità di genere, senza contare l'aggiunta di pearcing, orecchini, tatuaggi (a volte ignobili), strane acconciature che vanno dalle creste sioux stile "galletto in padella" a non so cosa e profumacci il cui vero scopo non può essere che quello di tenete lontani eventuali spasimanti, o di mettere i puntini sulle "i" a voler dire: "guardate che ho problemi seri, statemi lontano!". In fondo bisogna riconoscere che in tanti autolesionisti esiste una certa dose di razionalità se, così conciandosi, impediscono ad altri di entrare pericolosamente nella sfera dei loro problemi irrisolti... Da parte mia incentrare il discorso sulle donne significa esprimere forte preoccupazione rispetto alla possibilità che il mondo possa smarrire la sua parte migliore vedendola commutare in qualcosa di troppo simile alla controparte naturale! Nella vita di ogni essere umano c'è un "breve attimo": quello in cui dal Cristo sofferente sulla croce nasce l'uomo nuovo, finalmente libero dalle catene della medievale fanciullezza, finalmente consapevole di reggersi sulle proprie gambe. E' il primo grande amore, quello impossibile da dimenticare perché lascia tracce indelebili e benefiche: non mi è facile immaginare il volto di "quella Beatrice" se non contornata da un alone di mistero e di infinita dolcezza... Ecco, quella dolcezza che per molti uomini rappresenta il parametro affettivo con cui valutare l’Anima, al di là delle contingenze della vita pratica e delle durezze che essa impone. Per quanto riguarda la vita sentimentale quell' "anno zero" rappresenta per ciascuno di noi maschietti una sorta di "bussola", ma oggi le condizioni di navigazione sono tali per cui spetta alle onde decidere la direzione che deve prendere la nave, ammesso che una direzione ci sia ancora. Forse abbiamo perso il controllo dei sentimenti; forse la curiosità umana ci ha spinto su mari pericolosi. E quando si lavora per tenere a galla un bastimento che imbarca acqua da ogni parte e che fatica a mantenere una rotta c'è poco da occuparsi dei sentimenti, questo è certo! Ma la nave, la nostra nave, non è costruita perché finisca in balìa della tempesta. Può capitare, che ci si trovi in simili condizioni, perché la navigazione rappresenta sempre un'incognita, ma dobbiamo sapere che questo momento storico non può e non deve calcificarsi in "qualcosa di definitivo": se sarà così, la vita umana andrà in cancrena e perderà valore con tutte le conseguenze immaginabili e inimmaginabili. Ma non perdiamo la... rotta! Si può parlare di donne "snaturate", di creature diventate ingombranti a se stesse? Ormai è difficile pensare che ogni cosa non faccia parte d'un percorso naturale caratterizzato anche da tappe dolorose. Così come, chi si è trovato nel bel mezzo della Rivoluzione francese avrà avuto non pochi problemi a intravedere qualcosa di positivo in termini di "fraternità" al delle carneficina dalle ghigliottine multiple, oggi non è facile intravedere la luce in questo intrico d'illusioni e di falsi valori che spesso hanno ben poco a che fare con la troppo decantata "modernità". Se tante donne fanno cadere a terra gli attributi è tuttavia lecito sospettare che ciò sia anche giusto (o strategicamente comprensibile), come forse è giusto che si faccia largo uso di orribili accessori (pearcing, tatuaggi, ecc.) per scoraggiare il dilagare di manifestazioni istintive da parte dei "bruti" maschi (bruti e brutti, permettetemi di aggiungere), i quali, spesso, cercando di farsene una ragione scelgono la via opposta a quella indicata loro dalla natura. Naturalmente il mio ragionamento procede lungo il percorso dettato da un paradigma tutto al maschile (e ci tengo a sottolineare "tutto"). E' chiaro che in un contesto simile per i figli è vita dura, anzi durissima! Il consiglio che sento di dare a me stesso e agli altri è quello di dimenticare il "pilota automatico", per scrollarsi di dosso la pia illusione che la vita possa prima o poi infilare un percorso sicuro e stabile. Non fidarsi troppo delle macchine, quindi. Neppure della "macchina cervello", che spesso costruisce sentimenti artificiali ed elabora pensieri non meno fasulli. Ahi ahi, fa troppo caldo! Interrompo qui anche perché non voglio tediare oltre misura chi per caso decidesse di leggere queste pagine un po' arruffate, annoiate e annoianti...


                                                                         Davide Crociati

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