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                                 Bacchette magiche 2

Con mia grande sorpresa ho saputo che moltissime persone (adulte!) fanno ricorso a maghi, cartomanti e veggenti d’ogni sorta per cercare di risolvere problemi di varia natura come: malocchi, pene d’amore, disturbi fisici più o meno gravi, penuria economica e via dicendo. Tuttavia, nella mia precedente “lettera” dal titolo “Bacchette magiche 1” (che ho inserito in questo Sito) ho individuato la presenza di un atteggiamento consapevole al servizio dell’inganno, da me definito “magico”, in tutti coloro che intenzionalmente cercano di nascondere o, peggio, di “trasformare” verità di qualsivoglia natura allo scopo di trarne qualche beneficio personale o di gruppo. Se tutti sappiamo che nell’ambito della prestidigitazione l’inganno è dichiarato pubblicamente poiché è finalizzato allo spettacolo, che certo deve stupire ma non deviare il pensiero dello spettatore indirizzandolo verso l’irrazionale e che, anzi, può avere una funzione opportunamente dissacrante, credo che nella vita di tutti i giorni uno degli strumenti di persuasione (o d’inganno) più utilizzati sia la “bacchetta magica” intesa come mezzo per distogliere il prossimo dall’oggettività inducendolo nel migliore dei casi a comportamenti fatui.
Si può obiettare che a volte sia necessario nascondere la verità, almeno parzialmente, per dare il tempo necessario, per esempio a un cervello giovane o inesperto, di perseguirla in modo autonomo o semplicemente per provare meno sofferenza, (sempre che, la sofferenza, non sia dovuta a un salutare processo di crescita, quindi a una crisi di maturazione). Ma vi sono casi in cui l’inganno, se tale è, può indurre il prossimo più inesperto ad allontanarsi dal sentiero di una consapevolezza oggettiva, con tutte le conseguenze possibili. Il vero Mago Merlino (o “barbino”), allora, è colui che per scansare in modo incivile chi può infastidirlo anche inconsapevolmente, prende a pretesto l’incapacità umana di affondare le mani della consapevolezza nel pozzo grigio scuro del nichilismo. Mago Merlino non è colui che si trova costretto a recitare il “morte tua vita mia”, che esprime più che altro la miseria umana condotta all’ultimo stadio, bensì colui che utilizza il mito del “buon selvaggio” facendo finta di non sapere che esistono parti non progredite del mondo in cui i nostri valori sociali, spesso conseguiti al prezzo di grandi sacrifici, non hanno un senso, per il sfatto che in quegli ambiti non si ha ancora la capacità di coglierlo. La sintesi (a volte estrema) raggiunta nell’arte non rappresenta l’annullamento di valori superati per il riemergere di una ragione antica e terribile con conseguente regressione a forme espressive primordiali, bensì il raggiungimento di una “leggerezza” nuova che rappresenta lo stadio più avanzato di un lungo e tormentato processo di crescita, così come l’adulto (se tale è) non ha bisogno di appesantimenti inutili, di feticci da adorare, di esprimere una fede acquisita chissà perché e da chissà chi elevando a un dio sempre troppo invisibile monumenti straordinari quanto patologici (forse sarebbe meglio dire “ infantili”). Quindi neppure l’arte contemporanea, con le sue follie e le sue stravaganze, può rappresentare un appiglio serio per coloro che abbiano la sciocca pretesa di riconoscere la "modernità" in forme espressive arcaiche e largamente superate dall’esperienza umana (soprattutto laddove la storia non si è impantanata a causa di un clima impossibile e di condizioni avverse).
Se troppi personaggi che ancora oggi definiamo “maghi” non sono che volgari truffatori, mi sento pienamente autorizzato a utilizzare il termine “mago” quale sinonimo di “impostore”, inteso come “colui che sfrutta l’ingenuità del prossimo”. Viene da sé che in una certa misura tutti quanti siamo o siamo stati dei Merlino dalla bacchetta magica troppo facile. Questa è l’umanità. Ma un’umanità che ha la capacità di evolversi e di superare se stessa (se è vero che certi capolavori, per esempio musicali, sono stati realizzati da esseri che, prendendo per buona la teoria di Darwin, hanno i loro più lontani antenati nei rettili, ma che dico, in certi batte!).
Qui non si vuole fare una critica a qualcuno in particolare, dovendo io stesso ricordare che siamo tutti sulla stessa barca, e non credo che “riflettere” sia un peccato neppure veniale; ma scendendo nel concreto è possibile affermare che i mass media possono rappresentare potentissimi strumenti di distorsione della realtà: autentiche “bacchette magiche” potenziali, dunque, spesso maneggiate da Maghi Merlino con pochi scrupoli, che utilizzano la parola “Arte” con una disinvoltura impressionante per dirottare verso il mercato (e non ritengo sia una parolaccia a priori) menti inesperte e sciocchi d’ogni sorta, che invece potrebbero essere aiutati a vivere meglio attraverso una maggiore (e soprattutto migliore) conoscenza. Invece una parte cospicua del pubblico televisivo viene tenuta all’ingrasso per allietare il Natale degli affaristi dell’arte (per esempio) per alcuni versi bravissimi, per altri veramente insensibili. E tante volte mi sono chiesto se davvero non sia possibile far coincidere qualità e mercato anche nel mondo della musica! La musica può essere un incredibile strumento di crescita (non lo dico per banale campanilismo); eppure, al di là degli interessi economici che vi stanno dietro, troppo spesso la politica usa cantanti e canzoni a mo’ di “bacchette magiche”, ovviamente a scopo ideologico, ben sapendo che la canzone è uno strumento espressivo di facile accesso e consumo e quindi sfruttabile su scala popolare. E mentre ai giovani e agli sciocchi non viene offerta l’opportunità di conoscere più verità attraverso i grandi mezzi di comunicazione, il mercato ne alleva lo spirito tenendoli chiusi nel recinto dell’ignoranza, dentro il quale si cerca di far credere che musica contemporanea e musica leggera coincidano al di là dello stesso mercato, mentre oggi dovremmo sapere che a volte, sotto la cenere, cova una fiamma tutt’altro che poco vitale, così come pochi immaginavano, prima di qualche anno fa, che potesse pioverci sulla testa una crisi di siffatte proporzioni…

 

                                                                 Davide Crociati

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