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                                                                   Bellaria Igea Marina, 15 marzo 2022

 

Cima Paul Harris

 

Ho sempre pensato che quando arrivano tempi bui i casi siano sostanzialmente due: o ci si abbandona alla depressione lasciandosi andare alla deriva e quel che sarà sarà, oppure si decide di reagire in qualche modo, di provare a nuotare nonostante il mare scuro tendente al nero e le onde che si fanno via via più alte e minacciose. Avendo avuto un certo tipo di educazione familiare credo di appartenere alla seconda categoria, ragion per cui ieri mattina invece di abbandonarmi a uno stato di profonda e pericolosa malinconia ho scelto di fare un'escursione in montagna, sugli appennini tosco romagnoli. Il monte Fumaiolo, le cui pendici sono spesso coperte di nuvole, da cui il nome suggestivo (in realtà sembra che derivi dai tre fiumi che vi nascono: Tevere, Savio e Marecchia), non è una meta lontanissima da casa, così ogni tanto improvviso una gita per raggiungere la fonte del “fiume sacro ai destini di Roma” (nel 1923 Mussolini decretò una modifica dei confini tra le province di Forlì e Arezzo per includere la sorgente del Tevere nella sua provincia di appartenenza).

Detto fatto, zaino in spalla e macchina fotografica a tracolla, ho scelto di partire di mattina presto e in solitudine, per poter fare le cose in tutta calma e senza dover guardare l'orologio, ciò che in questi casi permette di sentirsi liberi, anche di soffrire in compagnia di angosce e pensieri oscuri senza doverli dividere con nessuno. Lungo il percorso, quando la vista si apre su scenari suggestivi fatti di pinnacoli naturali e di cime ombrose se le giornate regalano giochi di nuvole in cielo, sono solito scendere dall'auto parcheggiata sul ciglio della strada per catturare qualche prima immagine scattando foto tutt'intorno. Poi inizia la salita e si aprono ampi panorami, l'aria si fa via via più secca e leggera e procedendo speditamente verso la meta i tornanti impongono di tenere ben saldo il volante. A me l'arrivo al paese di Balze impone un turbinio di ricordi, poiché sin dall'infanzia quella era la località di riferimento per le vacanze estive della mia famiglia. In quegli anni le pretese erano poche e il dancing «La Vuelta» era un punto di ritrovo serale per molti giovani desiderosi di incontrarsi e di fare conoscenza. Non per me, che allora come e più di oggi ero amante della solitudine, o di quell'isolamento che permette di espandere i pensieri e i sentimenti fino a sublimarli in qualcosa di nuovo e di diverso.

Sono giunto alle porte di Balze verso le nove. Giusto il tempo di prendere l'armamentario dal portabagagli e issarlo in spalla. Così mi sono avviato, un po' lentamente, senza troppa convinzione. La prima parte del percorso è stata piuttosto facile trattandosi di una strada asfaltata e in leggera salita. D'obbligo uno sguardo qua e là ai panorami di antica memoria, resi evanescenti e pallidi da una matura insensibilità. Il mondo che me li rendeva carichi di fascino e di mistero è morto e sepolto da un pezzo. Poi, oltre lo spiazzale antistante un Albergo vuoto e dall'aspetto desolante, infilatomi nel sentiero della «nobile fonte» ho capito subito che la musica non era la stessa: la pendenza era maggiore, il fondo innevato, la vegetazione ancora marcatamente invernale e triste nella misura in cui quasi a metà marzo ci si aspetterebbe di trovare un certo rigoglio primaverile. Non mi è stato facilissimo rompere il fiato, ma quando sembrava che i battiti cardiaci fossero eccessivi ecco che tutto improvvisamente si è semplificato. Così, ho proceduto oltre la bocca del Tevere e in breve mi sono trovato nell'ampio spiazzale del Valico Monte Fumaiolo, tra i 1.300 e i 1.400 metri. Procedendo oltre il «Paradiso», sulla strada che scende fino alla cascata di Alfero, situata alcuni chilometri più in basso, ho deviato verso il sentiero che conduce al Rifugio Biancaneve. Anche lì fondo innevato, con la differenza che la neve era più alta ma altrettanto friabile. Quando stava per riaffiorare una certa fatica, eccomi in vista dell'ultimo sforzo prima di guadagnare la sommità in quel tratto di montagna. Ho proceduto lungo un'ampia distesa bianca e accecante, illuminata dal sole imperante che nel frattempo si era stabilizzato e meno male che avevo gli occhiali da vista scuri! Il cielo era sgombro di nuvole, quasi inquietante, poiché lo sguardo sul «mare» celeste e infinito, completamente privo di onde e di vita, non trovava riferimenti se non nell'immaginazione rarefatta come l'aria d'alta quota. Oserei dire un ambiente cimiteriale nella sua maestosa bellezza. Ancora un tratto ed eccomi al Rifugio. Mi ero quasi dimenticato che da diversi anni nei pressi del bianco edificio montano dal tetto spiovente e marcatamente triangolare c'è un monumento dedicato a Paul Harris, fondatore del Rotary Club. Anche lassù, in quel luogo isolato e senza vita per buona parte dell'anno, qualcosa ci deve ricordare che esistono Istituzioni internazionali capaci di generare inquietudine per la loro appartenenza a un mondo contornato di misteri, per quanto ufficialmente il Rotary International non abbia carattere religioso o politico e non sia a sfondo esoterico (ripeto: ufficialmente). Pur tuttavia rimane espressione di un «centralismo americano» che nel tempo ha svelato il suo tratto marcatamente globalista. Si dice che lì abbia avuto luogo una manifestazione densa di significati rotariani, un gemellaggio tra i fiumi Savio, Tevere e Senatello e il fiume Giordano (Tiberiade, Israele). Tra i rotariani storici spiccano nomi che oggi devono fare i conti con la storia: George W. Bush, Roland W. Reagan, Margaret Thatcher, Augusto Pinochet, un po' paradossalmente Arnaldo Mussolini, Silvio Berlusconi, componenti della famiglia Agnelli e quel principe Bernardo d'Olanda che, insieme a Jozef Retinger, figura tra i fondatori del famigerato «circolo Bilderberg», anche se la prima conferenza del 29 maggio 1954 fu indetta su iniziativa (guarda caso) dell'onnipresente David Rockefeller. Insomma, tutta quella fatica per poi, in cima, trovarmi al cospetto di un monumento dedicato al fondatore d'una Istituzione nata forse con le migliori intenzioni (a sfondo umanitario) ma via via profilatasi come l'ennesimo anello di una catena di associazioni e consorterie internazionali miranti all'imposizione su scala planetaria del  «Nuovo Ordine» di stampo anglosassone e che in barba a ogni buon proposito hanno in figure come il folle Schwab, fondatore e attuale direttore del Forum economico mondiale (o forum di Davos), teorico di primissimo piano del Grande Reset, fervidi sostenitori del transumanesimo. In un ormai celebre libro da lui presentato al pubblico globale (forse non ancora sufficientemente allibito) il potente economista e tecnocrate dalle idee che definire bizzarre è decisamente riduttivo, ci ha detto a chiare lettere che la pandemia ancora in corso «rappresenta una finestra rara ma ristretta di opportunità per riflettere, reimmaginare e ripristinare il nostro mondo». Del resto anche l'on. Emanuele Fiano, come ho già avuto modo di ricordare in una mia precedente riflessione, nella relazione alla direzione del PD del 26 giugno 2020 ha scritto che «l'esplosione della Pandemia, ed il suo andamento peculiare, nazione per nazione, è servita – ripeto, «è servita (NdR)» - da riscontro del tasso di coincidenza tra livello dei diritti umani e democratici in un paese e capacità di gestione di grandi emergenze sociali». Nel documento del parlamentare progressista si legge anche che «l'epidemia muterà in senso permanente le forme del nostro stare al mondo». Trovo particolarmente inquietante quest'ultimo passaggio nella misura in cui tutta la popolazione, vaccinata e non vaccinata, si aspetterebbe invece un ritorno al punto di partenza per avviare da lì un percorso di vera rinascita non vincolata alle fisime dei vari Schwab, come quelle di stampo eugenetico che tanto dovrebbero preoccupare scienziati e intellettuali di ogni ordine e grado. Ma a quanto pare, con buona pace di Fukuyama, la storia più che essere finita pare volersi reiterare sotto altre spoglie. Con la differenza che oggi il potenziale bellico e scientifico-criminale è aumentato a dismisura, tanto che può sfuggire facilmente di mano agli odierni apprendisti stregoni nel frattempo rimasti imprigionati dentro l'animale di cui non riescono proprio a liberarsi, forse perché affrancarsi da esso è impossibile per ciascun essere umano.

Insomma, ieri cercavo «conforto» a un dolore dell'anima dentro un sudario fatto di fatica e di lacerante malinconia quando d'un tratto mi sono ritrovato davanti una figura dallo sguardo duro e severo come il destino che bussa alla porta, implacabile nella sua fermezza, vedendo così vanificati i miei umani sforzi il cui fine voleva essere la sublimazione di quel dolore in una nuova serenità, forse asettica come quel luogo abbandonato ma flebilmente riscaldato da un sole antico e testimone di mille altre sofferenze. E invece eccolo lì, Sir Paul Harris, fondatore del Rotary Club poi evolutosi in Rotary International con sedi in tutto il mondo. Già, il Rotary, che come il Lions e altre società similari rappresenterebbe un veicolo degli ideali massonici di fraternità, solidarietà e universalità (tutte parole che oggi sguazzano felici nell'acquario del politicamente corretto). Nato in una Chicago conosciuta come «città dei gangster» il 23 febbraio del 1905 (il 23 febbraio del 303 iniziò la persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano, nello stesso giorno del 1898 Émile Zola venne imprigionato dopo avere scritto il J'accuse, una lettera che accusava il governo francese di antisemitismo e il 23 febbraio del 1904, un anno prima la fondazione del primo Rotary, gli USA ottennero il controllo della Zona del Canale di Panama), la società annovera tra le sue file diversi cardinali e si dice lo stesso Giovanni Paolo II il «Santo subito», nonché arcivescovi, vescovi e una folta schiera di prelati. Si vuole ricordare che anni fa a una riunione dei Rotary torinesi intervenne (casualmente?) Armando Corona, allora Gran Maestro della massoneria nostrana, per esaltare i «valori spirituali comuni» tra massoneria e Rotary e per sottolineare il fatto che era caduta la scomunica nei confronti della massoneria così come erano decaduti i divieti canonici nei confronti del Rotary. Affermazione mai smentita a quanto sembra. Per di più, pare che la Rotary Foundation sostenga la diffusione del Notiziario della Buona Volontà Mondiale, organo neopagano e neognostico del Lucis Trust (o Lucifer Trust, se si preferisce), centrale di «spiritualità» onusiana, emanazione di quella società teosofica che ha avuto in Alice Bailey, medium e disturbata psichica (lei stessa dichiarò di soffrire di disturbi psichici acuti) una sua santona indiscussa. Si dice anzi che la stessa Bailey fondò il Lucifer Trust a Londra nel 1920, una volta uscita dalla Società Teosofica con sede in USA (California). Secondo alcune fonti il Lucis Trust si servirebbe di organizzazioni di facciata per il reclutamento di massa delle proprie dottrine, tra le quali è interessante citare l'ambientalista WWF (Fondo Mondiale per la Natura, dapprima «Fondo Mondiale per la Vita Selvatica»), idea di Aldous Huxley, il quale, strettamente legato al mondo degli allucinogeni, nel diffondere la cultura della droga fiancheggiò il celebre satanista Aleister Crowley. Bella gente. Nondimeno vale la pena citare Amnesty International, il cui fondatore, Sean Mac Bridge, da subito volle conferirle un significato laico fondandola nel giorno della SS. Trinità. Insomma, tutto converge verso la dissoluzione del cristianesimo e dei suoi valori fondanti, quelli che Bergoglio sta cercando di piegare alle esigenze dell'oligarchia mondialista.

Non sto a farla troppo lunga ma i destini di certe consorterie (Chiesa moderna inclusa) si intrecciano a volte sin quasi a fondersi in un'unica realtà, con l'obiettivo finale che dovrebbe prendere forma in quella presunta vera e definitiva «fine della storia» che già oggi chiamiamo comunemente «Nuovo Ordine Mondiale».

Riepilogando, dietro quel monumento austero che spezza l'armonia di uno scenario altrimenti armonioso, si celano realtà come la Lucis Trust, la Chiesa del Concilio Vaticano II e la massoneria in generale. Così, ho ripreso il sentiero con la testa carica di pensieri ma incapace di elaborare il lutto. Quella visione mi ha implacabilmente riproiettato su un piano planetario mentre avrei voluto vivere in una dimensione strettamente personale quella passione recondita e inconfessabile, quasi inspiegabile a me stesso... A quel punto il sentiero era tutto in discesa, ma senza riuscire a smaltire o a sublimare alcunché mi sono caricato (sarebbe meglio dire «ricaricato») sulle spalle un ulteriore fardello, che aumentava di peso quando ripensavo al simbolo del Rotary: una ruota dentata a sei raggi che secondo alcuni rappresenta un ingranaggio meccanico, in senso allargato la rivoluzione industriale e una concezione del mondo tecnologica e tecnocratica. E a proposito di tecnocrazia, prima di chiudere torniamo per un attimo al folle Schwab, che l'attuale Presidente del Consiglio incaricato da Sergio Mattarella ha incontrato a Palazzo Chigi per confrontarsi sui temi da trattare nel successivo Meething di Davos. Parla di un mondo «resiliente», Schwab, in quel suo libro che sta diffondendo il verbo globalista malthusiano e neoliberista condito di temi progressisti tutti incentrati sull'abolizione dei confini. Digitalizzazione estrema e automatizzazione esasperata rientrerebbero nella Quarta Rivoluzione Industriale (si fa per dire) e la tecnocrazia globale dovrebbe (dovrà!) includere una nuova valuta digitale e un sistema di tracciamento e di identificazione informatico. Un programma che guarda caso ritroviamo nell'Agenda 2030 tracciata dall'ONU. Un programma che già viene diffuso nelle scuole, vere camere di indottrinamento dei cittadini in erba.

C'è da chiedersi come faccia il mondo a dare credito a visionari psicopatici convinti di avere un ruolo messianico e di poter condurre il «gregge» verso un territorio distopico, verso un mondo in cui, in nome della libertà, si priverà l'uomo di ogni indipendenza! Non suona come una colossale presa in giro messa in atto con troppa facilità e da qualche tempo con un'accelerazione impressionante in nome di una Weltanschauung del tutto artificiosa, costruita a tavolino da oligarchi super ricchi (come del resto super ricco era quell'Escobar che, sanguinario boss del cartello colombiano di Medellin, nella classifica FORBES del 1998 fu inserito al sesto posto tra gli uomini più ricchi al mondo con un patrimonio di 25 milioni di dollari)?

Dunque, dietro l'invadente monumento grigio piazzato nei pressi del Rifugio Biancaneve si nasconde un mondo intricatissimo sul quale molte più persone dovrebbero porsi domande serie invece di abbandonarsi in maniera distratta e acritica alle musichette imposte dalla televisione o – peggio - nelle discoteche, invece di commuoversi guardando le fiction televisive che sembrano cartoni animati privi di fantasia (a proposito, anche Walt Disney, all'anagrafe Walter Elias Disney, rientrava nell'orbita Rotary), invece di dare troppo credito alle notizie date dai tg «ufficiali» o spiattellate sui principali quotidiani nazionali e internazionali a sostegno di False Flags utili solo ai profeti fasulli (ma pericolosissimi!) del NWO...

La discesa è stata agile e veloce, avendo ancora benzina in corpo pensavo di proseguire la camminata lungo il sentiero che dal paese porta all'eremo di Sant'Alberico, ma la vera pesantezza l'avevo in testa. O sarebbe meglio dire nello spirito. Così, arrivato in paese e in vista dell'automobile parcheggiata su un ciglio della strada centrale mi sono sentito subito più leggero: quel mezzo mi avrebbe riportato a valle, verso il mare, verso la normalità, verso i miei problemi quotidiani che tutto sommato mi consentono a volte di dimenticare, per qualche minuto o per qualche ora, guai ben più grossi. Quelli li ritrovo tutti guardando i tg, quando il mio filtro interiore è costretto a fare continui straordinari.

 

                                                                             Davide Crociati

 

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