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Bellaria, 11 Novembre 2021

 

La banda del buco

 

Oggi su tv e giornali è in corso un indottrinamento a tempo pieno sulla pandemia da Covid-19 e sui relativi vaccini, veri o presunti. Ma prima di parlare di scienza bisognerebbe capire meglio quali siano le dinamiche effettive che ai vertici del potere apolide e apartitico determinano, in ogni ambito e quindi anche in quello scientifico, le scelte e le strategie sia di comunicazione che di attuazione dei progetti. Non diversamente, dovremmo chiederci quali forze agiscono dietro le quinte dell'enorme business planetario degli stupefacenti. Su questo tema così importante e volgarmente nascosto sotto il tappeto dell'ipocrisia vorrei fare una breve riflessione...

Tra i nomi altisonanti nel panorama mondiale della lotta pro liberalizzazione, che non è esattamente una lotta a favore della libertà dell'individuo ma, al contrario, a favore della sua schiavitù da dipendenza chimica, annoveriamo senza tema di smentita quel Soros che nei primi anni 90 fu artefice di una pesante speculazione finanziaria ai danni di Italia e Inghilterra, per poi indossare il vestito arlecchinesco del “filantropo” dal cuore d'oro. Anzi, dal cuore duro. Che il magnate ungherese naturalizzato statunitense sia un generoso benefattore della «Drug Policy Alliance» e (tanto per gradire) di associazioni a favore del suicidio assistito è cosa nota. Cosa altrettanto nota è che il nostro «filantropo» attribuisca un significato politico a questo suo impegno tanto «nobile», poiché egli afferma che nell'impossibilità di sradicare l'uso della droga sarebbe bene costituire una rete di distribuzione «strettamente controllata» (notare bene), attraverso la quale rendere accessibile in via legale la maggior parte degli stupefacenti. Ecco perché certi nostri parlamentari a mio parere poco onorevoli sciorinano le loro stupefacenti teorie a «tutela» dei giovani: traggono linfa a piene mani dal super-magnate (e supermagnete) che neppure si premura di far distinzione tra sostanza e sostanza, forse perché lui sa benissimo che non esistono «droghe leggere», come sa bene che quelle sostanze vengono assunte «con leggerezza». Questo sì!

Il grande Paolo Borsellino disse che «la legalizzazione della cannabis non servirebbe a contrastare la criminalità organizzata» e definì «dilettanti di criminologia» i sostenitori della «falsa politica di libertà». Come ci ricorda Mario Arturo Iannaccone in RIVOLUZIONE PSICHEDELICA (Ed. Ares) e in MEGLIO REGNARE ALL'INFERNO (Ed. Lindau) «il 1966 rappresentò l'anno di svolta della rivoluzione culturale, durante il quale la diffusione della droga e la cosiddetta controcultura produssero un improvviso slittamento di paradigma che sfociò in una violenza diffusa, guerriglia urbana, scontri a sfondo razziale e attentati dinamitardi».

Quindi, sulla liberalizzazione delle sostanze alteranti sorge spontanea una domanda: chi ci guadagnerebbe da questa politica cieca e insensibile? Inoltre: come escludere a priori che la malavita organizzata sia in grado di fare meglio vendendo a prezzi di concorrenza porcherie peggiori?

Cosa non di poco significato: risulta che il nostro miliardario di Wall Street sovvenzioni Fondazioni miranti alla creazione delle nuove élites mondialiste, per di più dedicando ad esse gran parte del suo «prezioso» tempo. Anzi, si può quasi affermare che Soros sia oggi l'icona vivente della globalizzazione, poiché secondo lui (e i suoi simili) tutto deve essere regolato dal «dio mercato». Droga compresa. Ovviamente! Non sarà che a qualcuno delle «alte sfere» farebbe assai comodo ricondurre le colossali somme dei fondi della droga nei canali legali al fine di «controllare» domanda e offerta «a norma di legge»? Non sarà che la deforestazione dell'Amazzonia per coltivare stupefacenti rischierebbe di diventare persino accettabile, trattandosi a quel punto di business legale, con buona pace di Greta Thunberg? Risulta che migliaia di tonnellate di prodotti altamente tossici provenienti dai laboratori di cocaina e di altre sostanze finiscano già nei corsi d'acqua tropicali. Evviva la Green economy!

Mentre in Italia ha preso corpo un giro vorticoso di Green pass (quindi di vaccinazioni!), vien fuori che Soros e Bill Gates, i quali non hanno tanta fiducia che questa crisi pandemica possa risolversi in tempi brevi, hanno investito una montagna di dollari nel business dei tamponi rapidi. Quanta filantropia!

Questa gente è dappertutto: fa e disfa, distrugge e ricompone in nome del libero mercato, o sarebbe meglio dire in nome della libertà di fagocitare il prossimo. Perché la parola «libertà» ha molte sfaccettature. In un mondo disposto per il giusto verso lo «stretto controllo» non verrebbe esercitato sul mercato della droga dai soliti noti ma dalle forze dell'ordine internazionali sulla delinquenza organizzata, per evitare al mondo di ridursi una sorta di lager sottoculturale e violento, quindi per evitare un annichilimento globale utile solo a un N.W.O. egemonico e privo di moralità. Del resto non è proprio ciò che l'élite mondialista desidera? Chi è ancora dotato di un minimo di senso critico e ha il coraggio o lo stomaco di accendere la tv per qualche minuto (di più è diventato impossibile), non fosse che per misurare la temperatura al nuovo regime semi autoritario (per ora), vede solo sconcezze e inevitabilmente si chiede perché tutto ciò sia possibile. Io me lo chiedo da tempo. Non è certo da oggi che invio «riflessioni» a gran parte delle redazioni di tv e giornali, ad emittenti radiofoniche e a personaggi più o meno noti. Politici compresi. In conseguenza di ciò mi sono accaduti diversi fatti strani, scomodando il solito eufemismo, dai quali ho dedotto l'esistenza di un «sottosuolo» considerevole! «Ti hanno mandato la Digos», mi ha detto qualcuno. Digos è un acronimo che sta per «Direzione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali». Qualcun altro ritiene che «certe associazioni» (leggasi massoneria o qualcosa del genere) abbiano cercato di avvicinarmi, forse «per vederci più chiaro». Non sarà perché ho criticato i mass media per la loro resa incondizionata ai poteri forti, gli stessi che oggi ci stanno complicando la vita a livello economico e sanitario?

Oserei dire che tutto torna e alla grande: Il pensiero gnostico e antireligioso è dilagato ovunque attraverso la televisione, il cinema e la musica; attraverso la letteratura ideologica, la pedagogia scolastica e una magistratura che fatica a tenere in carcere i soggetti pericolosi per fare spazio ai Fabrizio Corona (a loro volta espressione di un sistema che andrebbe combattuto con tutte le energie poiché, anche le nuove generazioni cercano riferimenti...).

Alla fine di cosa stiamo parlando se chi manifesta contro il Green pass è un «pericoloso sovversivo» mentre un sostenitore della famiglia tradizionale è un «omofobo» superato dalla storia? Se chi continua a crede a una «Repubblica sovrana fondata sul lavoro» si scopre «fascista» o addirittura «nazista» e chi contesta la migrazione (pardon, invasione) di massa promossa dai Soros è un «razzista»? Potenza del politicamente corretto, ovvero di una furbata planetaria tutta incentrata sul linguaggio, o meglio, su un linguaggio studiato ad hoc da «espertoni senza volto» e filtrato in maniera invisibile nelle scuole, nell'informazione e in ogni ambito della società. Questo è «il totalitarismo dei buoni», è il sistema dentro il quale se un artista non segue certi dettami rigidamente imposti, per via diretta o anche indiretta, viene collocato in un «binario morto», anticamera della fuoriuscita definitiva dal palcoscenico quanto meno internazionale.

Antonio Socci nel suo IL DIO MERCATO, LA CHIESA E L'ANTICRISTO (Ed. Rizzoli) ci ricorda che «l'ideologia (dominante) propone inclusività universale eccetto per quelli che osano fare domande». Si noti che la parola «inclusione» ha fatto il suo ingresso ufficiale nelle Istituzioni pubbliche andando a sostituire il termine «integrazione», che evidentemente in una fase di cambiamenti così radicali (ma poco profondi) non aveva sufficiente carica persuasiva.

All'interno di questo scenario fatto di mutazioni ben poco naturali, ricavate in «officine» nascoste ai più, il problema della droga è centrale. Lo scenario di cui si parla è quello nel cui ambito istituzioni come il WWF e il WCU (nate ufficialmente per favorire la conservazione della natura, grazie al duca Filippo di Edimburgo per quanto riguarda il WWF e con fondi cospicui messi a disposizione dai soliti Rockefeller) si sono rivelate nel tempo dei veri e propri «cavalli di troia» attraverso i quali è stato possibile perseguire ben altri scopi da quelli dichiarati. Così i «padroni del mondo» sono entrati dentro gli Stati sovrani con la possibilità di coltivare, con la collaborazione delle Istituzioni locali, la loro ideologia tendente alla riduzione della popolazione mondiale e al mantenimento del controllo delle materie prime a favore delle multinazionali. Tutti obiettivi ora dichiarati apertamente e che rientrano nella mentalità perversa, dai tratti marcatamente darwiniani e maltusiani, che anima i vecchi/nuovi apprendisti stregoni del N.W.O.

Torniamo quindi al vero tema di questa riflessione che, modesta quanto si voglia, sgorga direttamente dal sottosuolo popolare (credo che almeno questo possa essermi concesso).

Come viene indicato da certi testi chiave della «controinformazione», che personalmente ritengo attendibili soprattutto per logica, ma anche per via di alcune mie esperienze in ambito sociale (se è vero che il tutto è presente e - se si vuole - riconoscibile nel particolare), pensare che l'Alta Finanza sia estranea ai traffici mondiali di stupefacenti è abbastanza ridicolo se si pensa che proprio alle Nazioni Unite, in occasione di una conferenza antidroga tenutasi a Vienna nel 1986, emerse la necessità di aggredire la base finanziaria dell'insano traffico. In effetti, chissà quale e quanto malaffare si annida sotto la parvenza di legalità di tanta «Finanza creativa»! La mafia non è soltanto un fenomeno locale tenuto in vita da contadini con la coppola, segregati in fatiscenti bunker sotterranei più simili a topaie che ad appartamenti-rifugio. Probabilmente le «Cupole del malaffare» sono sempre esistite, con la differenza che in una dimensione territoriale la loro presenza è più facilmente intuibile e attaccabile che non a livello globale, soprattutto in una realtà «camaleontica» come quella in cui siamo da tempo immersi con la gentile collaborazione dei media, quasi tutti in mano ai poteri forti di struttura «piramidale». Non si spiegherebbe la sufficienza con cui un tema tanto delicato come quello della droga viene trattato dentro le scuole (quando viene trattato!), anche e soprattutto nel cui ambito è evidente lo stampo progressista arcobaleno del «andrà tutto bene», sbandierato con sorrisetti ingenui da «suore angeliche» fatte in serie, da maestrine dagli occhi socchiusi che brillano di finta luce e da spesso ignari camerieri del sistema che sui loro vassoi datati come i banchi non a rotelle (quelli a rotelle sono spesso chiusi in depositi fuori mano e soprattutto lontani da occhi indiscreti, come qualcuno mi ha riferito avendoli visti in prima persona) portano vecchie storielle sotto forma di nuovi libri dalle copertine lucide e sempre troppo colorate, anche se mi rendo conto che scivolare nello stereotipo è un attimo. Storielle scritte dai vincitori e vidimate dal mainstream, alla faccia del dibattito aperto e della libertà di pensiero. Del resto i limiti della scuola emergono anche dall'insana suddivisione, in genere tacitamente imposta, tra introversi ed estroversi (termini notoriamente junghiani). Suddivisione, questa, a cui si tende attribuire una valenza di ufficialità e che spesso nasce dalla tendenza a dare maggiore importanza a ciò che è visibile o che in qualche modo rientra nella logica della «spettacolarizzazione a tutti i costi», mentre invece nell'introverso è frequentemente possibile riconoscere una maggiore e più profonda capacità di pensiero e una minore superficialità. Ovviamente facendo i dovuti rapporti con l'età e il grado di sviluppo complessivo.

Tornando nuovamente all'argomento essenziale di questa riflessione, spesso ho notato che nella scuola ci si premura di fare distinzione tra sostanza e sostanza (cosa anche giusta ma che non deve indurre i giovani a credere che possa esistere qualche intruglio «benefico» o non così nocivo per la loro salute!), ma in genere non si punta decisamente l'indice contro gli effetti deleteri delle droghe, anche di quelle cosiddette «leggere, per evitare di concedere il fianco ai «controllori del sistema». Perché, per spezzare una lancia a favore dei pavidi dell'istruzione, un insegnante si trova sempre tra incudine e martello, tra chi dall'alto detta le linee guida dal punto di vista filosofico e pedagogico e le tante famiglie che, dal basso o più facilmente su un piano orizzontale per via del loro ingresso nell'Istituzione scolastica, spesso risultano impreparate e quindi facilmente condizionabili dal sistema stesso, quando non insensibili o addirittura assenti. Del resto la filosofia N.W.O non vede di buon occhio la famiglia tradizionale poiché si propone di abbattere tutti i muri, temo anche quelli costituiti di materiale umano. Probabilmente sarà una questione da affrontare in un futuro non troppo lontano. Non ci resta che fare gli scongiuri.

Ma la Verità non è falsificabile attraverso mezzucci da illusionisti di strada e prima o poi chiederà conto a tutti coloro che oggi stanno manovrando con solerzia per imporre scorciatoie, al fine di accompagnare il mondo il più in fretta possibile verso sbocchi pericolosi per la vita di tutti.

 

                                                                                 Davide Crociati

 

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