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                                             Bellaria Igea Marina, 25 Dicembre 2017

 

I Muri del buonismo ideologico

(risposta indiretta a un personaggio anonimo)

 

Inutile ricordare per l'ennesima volta che ai tempi del fascismo e del nazismo i mezzi di comunicazione di massa erano strumenti di regime e che anche oggi, facendo i dovuti rapporti, tv e giornali, radio, cinema e internet rappresentano veicoli attraverso i quali è possibile diffondere informazioni furbescamente selezionate e più o meno abilmente pilotate. I “teatrini della politica” entrano pressoché quotidianamente nelle nostre case, i titoli a caratteri cubitali tradiscono all'istante l'identità politica di un giornale e ogni pretesto è buono per insultare chi la pensa diversamente. Libri, immagini e canzoni vengono spesso utilizzati per scalfire i "muri" avversari a beneficio dei propri; si cerca continuamente di inoculare nelle vene delle Istituzioni “verità” solo e soltanto parziali (o se vogliamo “non verità”). Si potrebbe continuare all'infinito...
Come nella politica si lotta con le unghie e coi denti per non scivolare nell'oblio, o quanto meno per non dover mostrare il volto (considerato umiliante?) della sconfitta elettorale, forse anche la Chiesa confida nei nuovi disperati per sopravvivere. Infatti appare evidente che nel mondo occidentale la religione si stia scolorendo nella forma e più ancora nel contenuto: presumo che Bergoglio abbia provato una certa delusione (fors'anche sconforto) nel vedere dall'alto della sua posizione scomoda e privilegiata una piazza S. Pietro semivuota alla vigilia di Natale! Ciò appare tanto più verosimile se si considera che in quel luogo non convergono soltanto i fedeli/curiosi romani e italiani ma anche quelli provenienti da ogni parte d'Europa e del mondo (ovviamente quella piazza tornerà presto a riempirsi di credenti, non solo di turisti narcisi il cui vero scopo è quello di poter scrivere su facebook: “io c'ero!”. Almeno si spera). Mi rendo conto che dicendo ciò ostento un ottimismo eccesivo. In realtà c'è da chiedersi se il cristianesimo non sia oggi ostaggio di "forze occulte" e sovranazionali.
Provo a capire quali siano le buone intenzioni della Chiesa cattolica, le sue effettive convinzioni, ma oggi non riesco a non utilizzare quella certa razionalità di cui la natura (o dio) ha innegabilmente dotato quasi ogni creatura umana. Sento che istinto e ragione mi fanno convergere verso una legittima considerazione che mi induce a paragonare la società umana nel suo insieme a una singola entità, intesa come mente e involucro (e anima per chi ci crede). Le vicende mediche di un corpo umano, si presume fatto non solo di materia fine a se stessa, non sempre hanno un esito favorevole: le malattie possono essere più o meno gravi e quando lo sono le terapie rischiano di produrre un effetto peggiorativo (ovviamente dipende da ogni singolo caso). In sostanza, non è affatto certo che in futuro, i numeri non diano ragione a chi non sa/non vuole riconoscersi nei valori cristiani, che ora perfino in occidente sono posti sotto la lente d'ingrandimento d'una razionalità più evoluta ma altrettanto spietata. Checché se ne dica. Si può forse negare che al di là di ogni sciocca considerazione sulle diversità etniche la specie umana sia il risultato di una lunga evoluzione sia biologica che culturale? Attenzione perché le parole non sono necessariamente al servizio delle fake news (che tanto vanno di moda): i testi sacri usano soprattutto il verbo come mezzo di comunicazione, ma non per questo un qualsiasi non credente può liquidarli come frutto di fantasia o come prodotto di un abile processo di razionalizzazione (per dirla alla Fromm) destinato a offrire un pietoso appiglio al gregge gente per evitare che sprofondi in una condizione di crisi esistenziale (quindi senza riferimenti).
Se la “terapia” disegnata dagli odierni “medici” dello spirito consiste in un rimescolamento culturale ed esperienziale da attuare in breve tempo, appare fin troppo evidente che le identità nazionali saranno destinate a scomparire anziché a rafforzarsi: le frecce tricolori emetteranno solo fumo bianco e quando vedremo sventolare le bandiere italiane penseremo alle annichilenti turbolenze della “finanza creativa”, che certamente non si cura di dare stabilità ai popoli (ma se le bandiere saranno ferme per mancanza di vento penseremo all'immobilità di un'economia a vantaggio di pochi). L'inno di Mameli sarà solo un pallido cinguettio proveniente da un passato ormai inconsistente e inutilizzabile, altro che insegnarlo nelle scuole!
Giusto ieri parlavo con parenti che vivono in Brianza. Ne percepivo lo sconcerto (e lo sconforto) dovuto all'aria che nel Nord Italia
si respira non meno che altrove. Ovviamente non mi riferisco alla meteorologia. A quanto pare anche nell'area milanese, incontrando per strada conoscenti e amici i discorsi vertono inesorabilmente sui problemi del vivere quotidiano che stanno aumentando dal punto di vista della quantità ma soprattutto della gravità. “Altro che usciti dalla crisi!”, dicevano con evidente preoccupazione. Del resto non dovremmo dimenticare neppure per un istante che ci troviamo in piena campagna elettorale e che nella politica è riscontrabile una buona dose di illusionismo dal momento che questi “medici” stanno affrontando problemi nuovi e di enorme portata. Oltretutto senza poter godere del sussidio di esperienze precedenti, poiché le situazioni del passato non sono sempre paragonabili a quelle nuove. I sillogismi si sprecano, ma fenomeni come l'aumento esponenziale della popolazione mondiale, la crisi climatica dovuta anche all'approssimazione con cui l'umanità ha impostato il percorso di sviluppo tecnologico e scientifico (salvo bufale mondiali) o le guerre che invece di diminuire aumentano, inducono a credere che i riferimenti al passato siano inopportuni nella misura in cui i numeri e le situazioni di oggi sono diversi, soprattutto se molto lontani nel tempo (al di là della cultura individuale  la percezione che le cose stiano così è netta). In questo brancolare nel buio le varie entità ideologiche, politiche e religiose si comportano maldestramente ma ancora in linea coi rispettivi precetti, per lo più datati, senza tuttavia poter offrire certezze neanche in casa propria. Non di meno, in una situazione tanto caotica non sappiamo più se la "stella polare" saprà condurci verso la giusta destinazione, o comunque verso luoghi migliori rispetto a quello che abbiamo lasciato...
Allora, l'istinto di conservazione rischia di diventare il nuovo e forse unico deus ex machina e la barbarie progressiva e inarrestabile potrebbe prendere il sopravvento sulla mente razionale che tutto sommato ha saputo porre le condizioni perché maturassero frutti importanti come il senso delle disuguaglianze sociali, la parità tra i sessi, lo sviluppo tecnologico che entro certi limiti ha permesso di eliminare o diminuire la schiavitù nelle sue varie declinazioni.
Quando il pontefice di turno dice “mai più guerre e disuguaglianze” sa benissimo di esprimere una volontà che affonda le radici nella più improbabile delle utopie. Lo sa perché se ha raggiunto il vertice di un'Istituzione così importante lo si deve anche alle sue qualità razionali (un papa non potrà mai essere semplicemente un animale istintivo e privo di cultura e di capacità intellettuali). Ma un vicario di Cristo sa anche di rappresentare un semplice contrappeso agli scompensi sociali, causati da eccessi in termini sia di istinto che di ragione. Nonostante ciò credo che il Papa vada preso sul serio fino a un certo punto, senza contare che a ben pensarci il cattolicesimo fa ruotare tutto o molto intorno al concetto di peccato e per questo presenta dei limiti ormai visibili ai più. Sempre che la visione gnostica della natura non sia una cura peggiore del male. E qui il dubbio si fa imperante!

Non credo possibile che l'essere umano razionale possa permettersi di buttare a mare gli insegnamenti di “profeti” ben più recenti nella storia dll'umanità, i quali ci hanno fatto capire che il male è l'espressione visibile di una malattia profonda e difficile da gestire (anche a livello razionale). Freud, nella sua inaspettata modestia (ma era uno scienziato) sapeva bene di non avere verità in tasca e anche per questo si sentiva in dovere di applicare la tecnica del "granfalloon" dentro la cerchia dei suoi proseliti (o semplicemente collaboratori), per inculcare loro il senso di appartenenza a una nuova generazione di “illuminati” che pur non avendo verità in tasca si trovavano a dover difendere nuovi “frammenti di verità” (questo sì), nella sincera convinzione di poter contribuire in maniera considerevole all'ampliamento della conoscenza umana.
Ma al di là di tutto, al di là delle lucide inchieste di Augias su Gesù o delle riflessioni di Pier Angelo Gramaglia relative alla questione Medjugurje (estremamente critiche ma non per questo poco interessanti o poco degne di attenzione); al di là del bellissimo concerto multiculturale (che sto ascoltando in questo preciso momento), in cui un direttore di colore dirige musiche del “prete rosso” mentre un ombroso jazzista italiano (isolano per la precisione) produce sonorità suadenti sulle note di un canto natalizio, per non parlare dei tocchi argentini “alla Piazzolla” (presumo che il fisarmonicista sia sudamericano) e dei virtuosismi di un sorridente flautista asiatico, o dei gorgheggi di una emozionata cantante lirica di pelle scura (bella gente al di là del “colore”), penso a quello che viene comunemente definito “il più bello dei fiori”: la rosa.
Se generalmente si dice che “non c'è rosa senza spine”, qualcuno di recente ha provato a rovesciare il concetto affermando che “non ci sono spine senza rosa”, o qualcosa del genere. A parte il fatto che esistono fiori senza spine ma assai più gradevoli e stimolanti della rosa (rossa, blu o tea che sia), se identifichiamo l'odorosa regina dei fiori in Gesù c'è da porsi qualche serio quesito riguardo alla funzione delle “spine”, ovvero di coloro che hanno voluto la crocifissione, attori inconsapevoli di una tragedia a lieto fine che si dice abbia portato alla resurrezione salvifica (di chi devo ancora capirlo). Poveri indiretti “strumenti di pace”, finirono tutti all'inferno per la loro cieca ferocia e insensatezza? Sto parlando da gnostico, ma non prendetemi troppo sul serio.
Posto quindi che il bene e il male siano come le salite e le rispettive discese (ogni discesa è anche una salita), viene la pelle d'oca pensando a quel “fiume in piena” che è l'Africa e all'idea che dietro l'Africa ci siano tutti i disperati della terra che qualcuno vorrebbe fare approdare "felicemente" al già misero “molo Italia”... Ora il pensiero non può che andare all'Arca di Noè (non quella “economica” del buon Giulio Tremonti, che la pelle la fa accapponare per davvero). A quanto si dice il grande vecchio di biblica memoria non si fece troppi scrupoli (per il semplice fatto che non avrebbe potuto, lui sì dovendo scegliere per il “meno peggio” data la situazione estrama...).

 

                               Davide Crociati

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