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                                                                Bellaria I.M., 07-07-2015

 

IL VASO DI PANDORA

 

Il vaso di Pandora è nella mela dell'Eden, ossia nella prima tentazione del maligno nei confronti di Eva; è nel gesto di chi, trovandosi al bivio fatidico, sceglie l'ignoto; è nell'inconscio che bussa alla porta e chiede udienza prepotentemente. Il vaso di Pandora è nella curiosità del fanciullo che vuole iniziare a conoscere il mondo, ma è anche nella follia dell'artista o del filosofo che decide di non accettare più condizioni, costi quel che costi. Il vaso di Pandora è nelle intuizioni di Galileo Galilei, ed è nelle incontenibili innovazioni di Richard Wagner in opere come “Tristano e Isotta”. Il vaso di Pandora, ahimè, è nell'ordine sciagurato di alzare la barriera al confine con la Polonia, nel settembre del 1939. Sigmond Freud aprì il suo “vaso” rivelando verità inedite sulla mente umana e costringendo molti bigotti e perbenisti a rimettere in duscussione dogmi e tabù. Togliere “quel tappo” significa aprire la porta di casa sulla strada buia o sulla campagna deserta e oscura, ma significa anche gettare la propria speranza oltre il limite della conoscenza, alla ricerca di nuove terre spirituali. Del resto anche un bambino che nasce rappresenta sempre un'incognita, così come è un'incognita il salto nel buio della morte, a testimonianza del fatto che certi “passaggi” sono persino inevitabili poiché è la natura stressa a imporli. Aprire quel “contenitore misterioso” è come premere il grilletto contro qualcuno, e qui più che mai si pone la questione del bene e del male. Venendo all'oggi, ossia alla “tragedia greca” attualmente in corso, c'è da chiedersi se a togliere “il tappo”, col rischio più che mai concreto di gettare nello sconforto interi popoli, siano stati Tsipras e Varoufakis o piuttosto certe entità dell'alta finanza internazionale che da qualche tempo alcuni “complottisti”, chissà quanto “giallisti fantasiosi” o “profeti visionari”, vogliono identificare nel famigerato gruppo Bilderberg (e cerchi interni) dei vari Rockefeller e Kissinger. Forse i Paolo Barnard, i David Icke e gli Estulin sono arrivati a certe deduzioni non solo attraverso l'osservazione dei fatti ma anche scrutando le possibilità maligne insite nel loro proprio inconscio... Oggi saremmo dunque alle prese con una “cricca” di caratura planetaria capace di riannodare i fili attraverso una rete massonica di collegamenti internazionali? Questa “cricca” starebbe cercando di cambiare il Super Io dei popoli nel tentativo di controllarne la vita e le reazioni, al fine di ricomporre una (deus ex machina) “razza superiore”, legittimata da uno pseudo destino appositamente costruito a tavolino?

Rieccoci dunque alla lotta tra bene e male, tra angeli e demoni, tra possibili vittime sacrificali e aspiranti carnefici. Rieccoci al bivio semplificatorio, ultima tappa di un processo troppo complicato perché lo si possa analizzare con sufficiente lucidità , se è vero che, mentre premi Nobel per l'economia come Krugman, Stiglitz e Mirrlees non sono certo a favore dell'euro, altri importanti economisti, come Smaghi, Bruni, De Cecco, Messori, Fitoussi, Saccomanni, ecc., sono firmatari di un appello contro la tentazione di uscire dalla moneta unica.

Mentre anche nei dibattiti politici dei nuovi “artisti” della televisione emerge che la Grecia è come la Sicilia, dove da tempo si è innescata una spirale di debiti non risolti, ecco che “gli eletti” si fanno pedagogisti e ci ricordano che non è... educativo soddisfare ogni capriccio dei “bamboccioni sottoeuropei”. Viste le circostanze delineatesi, qualcuno invece si domanda come mai certi Paesi in difficoltà non uniscano le forze per chiedere alla Germania di ricominciare a pagare i debiti di guerra, o quanto meno di restituire ai legittimi proprietari le tante opere d'arte trafugate dai nazisti e tuttora esposte nei musei tedeschi. Un bell'inghippo! Quando i tappi vengono tolti, dai vasi esce fuori di tutto: difficile dire in quale misura esce il bene o il male.

Chi è dotato di “umanità” tifa per il pesce piccolo, non per quello grosso (o almeno è ciò che si ritiene comunemente), dimenticando che esistono pesci a due zampe, in genere voluminosi e sicuramente scaltri, che si creano ben pochi problemi di carattere etico (oltre tutto la carne di pesce viene scarsamente considerata nell'ambito di certe usanze religioso-alimentari...). Pesci a due zampe che nella storia ne hanno combinate di cotte e di crude, salvo poi cercare di porre rimedio all'onore della razza idealizzando personaggi e vicende, trasfigurando la realtà, cambiando le carte in tavola a convenienza, per poter ricominciare da capo con nuovi anticorpi psicologici, per altro sempre più fiacchi (basti osservare le nuove generazioni, costrette ad aggrapparsi a frammenti sconnessi di falsi miti, quelli che i predecessori con tanta incoscienza hanno cercato di costruire e di tramandare loro, per rendersene conto). I giovani di oggi assomigliano più alle vittime di precedenti apprendisti stregoni che ai potenziali carnefici in nome di ideali vecchi o nuovi. Forse il “vaso dei vasi” che avremo occasione di violare sarà quello che ci porterà ad abbattere anche l'ultima membrana, quella che ci separa dall'uomo primitivo e dalla “sensibilità della clava”. Ma quando mancano gli anticorpi psicologici il rischio è di non trovare altra soluzione che la violenza gratuita. L'ISIS (o quello che è in realtà) ne è un esempio. Qualcuno potrà dire: “se voi mafiosi aprite il vostro vaso riversandone la sostanza velenosa sui puliti e sani popoli del nord, noi (ormai ex barbari) apriamo il nostro inquietante contenitore smantellando vecchi equilibri affinché una massa biblica di disperati si riversi come un fiume in piena sul “ponte sud dell'Europa”!” Bordate a destra e a manca, senza più ritegno! Forse l'ultimo vero vaso di Pandora che abbiamo violato si chiama globalizzazione: aperte le frontiere tutti gli equilibri sono saltati, a cominciare da quelli di carattere economico. E se i beni della terra sono un tot che ora dobbiamo dividere con molti, come dice un ex ministro dell'economia, almeno in parte si può capire cosa stia succedendo...

L'apertura del “contenitore misterioso” è un atto tipicamente maschile che richiede una buona dose di coraggio (o d'incoscienza, se preferite), le cui conseguenze sono tutte da verificare, poiché, come spesso accade, c'è una grande distanza tra l'euforia generata dal “gesto profanatorio” e il sentimento di oppressione che attanaglia chi rimane sopraffatto dal misterioso “contenuto”. Speriamo sia il destino della cosiddetta “finanza creativa”! Ma il mondo è fatto così. E se queste parole sembrano emanate da una passiva rassegnazione, in realtà esprimono anche la volontà di rilanciare il gioco, come in una partita a poker dagli esiti totalmente imprevedibili.

Psicologicamente parlando, ogni cervello limitato percepisce in menti più evoluti un potenziale “vaso di Pandora”: il rischio è quello di doversi confrontare con quelle “entità superiori” e di dover gettare la maschera, quindi, rivelando miserie e debolezze. Ed ecco l'invidia. Esiste però la possibilità che alcuni cervelli siano limitati solo per immaturità ed inesperienza e che la volontà di crescere li induca al confronto, nella consapevolezza che un giorno potranno essere inglobati nell'ambito di una “mente comune” di più ampio respiro. In ogni caso credo che il mondo proceda a velocità diverse e che, come a volte è capitato, certi “marziani-terrestri” possano gettere le loro bombe di ultimissima generazione su un passato scomodo, quasi a volerlo cancellare, ossia sulle teste di popolazioni ancora ferme ad epoche antecedenti. Perché ce ne sono.

Così, la mescolanza genetica e culturale dei popoli potrebbe equivalere ad una sintesi tra un passato a volte molto lontano e un presente che in certi casi è già chiaramente proiettato verso il futuro. Eppure, da musicista credo che una sintesi (anche) culturale tra popoli distanti sotto vari aspetti sia rappresentata da un genere, reso ormai nobile da validissimi artisti, che comunemente definiamo jazz. Nata come “linguaggio dei disperati”, ai nostri giorni la musica afro-americana ha raggiunto livelli di raffinatezza molto elevati. Mi sembra opportuno evidenziare che nell'arco della sua breve esistenza la musica Jazz ha fatto proprie filosofie e tecniche compositive dell'alta cultura europea, le quali hanno richiesto secoli di incubazione e hanno introdotto una libertà d'azione e soprattutto una “scioltezza” sconosciute ai compositori “classici” più importanti. In sostanza, la colonizzazione e la sottomissione dei neri d'africa sono stati momenti tragici della storia occidentale, ma ne sono conseguiti risultati inediti e (ritengo) molto interessanti, nonché stimolanti sotto vari aspetti: da quel “vaso di Pandora” sono usciti Duke Ellington, Charlie Parker, Count Basie, John Coltrane, Miles David, Dizzy Gillespie, Keith Jarrett, Wayne Shorter e numerosi altri. Senza contare il “colto” (nonché “bianco”, di origini ebraiche) George Gershwin.

 

                                                        Davide Crociati

 

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