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                                                                 Bellaria Igea Marina, 18 marzo 2022

 

Il Sonno degli Ovini

 

Il 14 settembre degli anni 1964/65 vennero aperti rispettivamente il terzo e il quarto ciclo del Concilio Vaticano II, oggi sappiamo con quali conseguenze anche in prospettiva futura. Nello stesso giorno ma dell'anno 1991 fu danneggiato il David di Michelangelo e, manco farlo apposta, il 14 settembre di inizio millennio si verificò un altro guaio tutt'altro che trascurabile per la cultura italiana: Canale 5 iniziò a trasmettere Grande Fratello, trasmissione sopravvissuta fino al 2022 e forse destinata a proseguire nel tempo in ragione di chissà quale disegno orwelliano (oltre che di ordine meramente pubblicitario): un gruppo di ragazze e ragazzi chiusi per lunghe settimane in una casa piena di specchi vengono spiati h24 da un numero impressionante di occhi/telecamere (perfino in toilette!). A quale scopo? Per mettere in mostra vanità ed esibizionismi strutturati, all'insegna della morbosità e dell'idiozia che neppure nei più spregiudicati (ma seri) esperimenti sociologici potrebbero trovare una valida giustificazione se venissero attuati nell'ambito di un disegno manipolatorio destinato alla massa di ovini teleutenti, il cui destino si sta oggi rivelando con crescente evidenza e ad una velocità sconvolgente. Sempre sotto l'ala Mediaset, lo stesso anno in cui prese avvio Grande Fratello 1 Rete 4 provò con Miracoli, trasmissione para-religiosa prodiga di prodigi nonché di sortilegi, visioni, apparizioni mostrate al pubblico come si trattasse di «verità spiegabili». Sospetto tentativo di alimentare la credulità popolare nell'ambito d'un progetto ben più ampio che forse doveva includere trasmissioni come la materialistica Chi vuol essere miliardario? (Canale 5), gioco a premi in cui il denaro diventava l'aspirazione suprema (ancora oggi è così). O come C'è posta con te, che nella sua morbosità continua a nutrirsi del dolore privato di persone semplici disposte a barattare la propria dignità in cambio d'un quarto d'ora di presenza sul piccolo schermo (che spesso e volentieri mi piace definire «scatoletta magica», forse non del tutto impropriamente visto l'effetto che la tv continua a sortire su una parte purtroppo ancora considerevole dell'ovina popolazione). Cambiando capitolo, molti ricorderanno Dallas e Dynasty, serial americani interminabili caratterizzati da torbide vicende familiari e da cinismi affaristici al limite della delinquenza aggravata (sesso, denaro sporco e tradimenti per non dire molto peggio). Si potrebbero fare mille esempi di programmi, film o serie televisive il cui scopo era ed è quello di creare una visione del mondo artificiosa dando l'illusione che i prodotti della finzione siano soltanto uno specchio della realtà mentre invece contribuiscono enormemente a costruirla, esattamente come su un set cinematografico prendono forma storie e personaggi creati a tavolino da registi e sceneggiatori, non sempre di primo livello. Oltretutto credo sia indiscutibile che fra televisione e cinema esista un accordo significativo. Se poi aggiungiamo la stampa specialistica (o critica di settore) non è così difficile cogliere le potenzialità di un sistema granitico sempre meno disposto a concedere spazio alla pluralità di idee e pensiero. Ma porrei l'accento soprattutto sulla tv nostrana che entra quotidianamente nelle case dei cittadini inermi. Perfino un programma come Le Iene, che a suo modo potrebbe sembrare «impegnato», tradisce la volontà di depotenziare questioni talora drammatiche riducendole con leggerezza a comicità di dubbio gusto. In una certa misura si potrebbe dire la stessa cosa di Striscia la notizia, che oltretutto prende vita in una frame privata per cui tende a sommare sacro e provano, la difesa di giuste cause al poco velato soddisfacimento delle esigenze di parrocchia. Per non parlare di un programma come Ciao Darwin, che definirei persino offensivo nella misura in cui tende a creare situazioni odiose mettendo a confronto e spesso in ridicolo persone fragili a vario livello. In questo più che in altri casi alcuni parlano di vera e propria «tv spazzatura». Seppure in un contesto diverso quello che si è detto di un Ciao Darwin dalle mal riposte velleità antropologiche vale, in certa misura, per la Corrida (non più di Corrado), dove persone visibilmente fragili, spesso culturalmente modestissime, venivano e vengono messe in ridicolo con la scusa che questo è il gioco e va accettato in ogni suo aspetto. Fatto sta che, in ultimo, il ridicolo resta! E comunque nella trasmissione ideata negli anni 60 da Corrado Mantoni insieme al fratello Riccardo (regista, autore televisivo e doppiatore) era ed è riscontrabile una buona dose di spontaneità e di imprevedibilità, qualità sempre più rare nei programmi televisivi di inizio millennio, vedi il caso di Amici condotto da Maria De Filippi (prima puntata del 17 settembre 2001) nel quale il confine tra verità e finzione è assai labile, per quanto il pubblico più attento (ammesso ci sia un pubblico attento che guarda programmi di questo tipo) abbia la chiara percezione che si tratti di un «laboratorio psicologico» tutto basato su sciocchi algoritmi, orientati verso l'indottrinamento affettivo di giovani già compromessi a causa del cattivo uso dei mass media e soprattutto a causa dei malsani contenuti da essi proposti. Non parliamo di Non è la Rai, andato in onda per la prima volta il 9 settembre 1991 e che aveva per protagoniste una folta schiera di ragazzine d'allevamento, prodighe di ambigui richiami sessuali da far rizzare i capelli a Kojak e più in generale a chi vede nella tutela dei minori un valore sociale insindacabile. Una trasmissione diventata Cult (ancora se ne parla) ma presumo decisamente irritante per qualsiasi femminista ideologizzata e non. Tv italiana a parte, qualche volta mi è capitato di sintonizzarmi su un canale che trasmette «matrimoni alla cieca», preceduti da fidanzamenti allacciati e sviluppati per corrispondenza fino al momento in cui i due sventurati si vedono per la prima volta a un passo dal fatidico pronunciamento. Giusto per far capire a chiare lettere che nel «Nuovo Ordine» che attende l'umanità omologata in base al pensiero unico di matrice gnostico-luciferina (vedete quante volte ritorna il tema dello gnosticismo coltivato dalla massoneria planetaria?) anche l'Istituzione del matrimonio sarà costretta a fare a meno dell'orticello rischiando di rimanere senz'acqua in brevissimo tempo, figli o non figli. Tanto poi arriva in soccorso la «psicologia» di Amici... Ovviamente anche in questo caso si tratta di una costruzione televisiva, di un delirante quanto falso «esperimento scientifico sull'amore», secondo alcuni pazzi utile per definire gli schemi del futuro che evidentemente dovranno far rientrare la pratica dello «scambismo» in attesa dello step successivo... In Re per una notte (1994-1996) vincevano i migliori sosia di noti cantanti (sai che roba). Oggi va in onda il Tale e quale Show condotto da Carlo Conti, erede del Pippo nazionale (Gran Maestro indiscusso della tv nazionalpopolare), ma la sostanza non cambia. Tornando agli anni 90, Italia 1 proponeva Bravissima, programma in cui una quarantina di giovanissime ragazze dovevano confrontarsi su temi come bellezza, talento canoro/ballerino e altre specialità ma sempre nell'ambito dello spettacolo televisivo. L'aspirazione delle concorrenti era un contratto con l'Azienda promotrice che consentiva loro di entrare nel «mondo magico» dello spettacolo (un'aspirazione di molte ragazzine e relative mamme a giudicare dalle code davanti agli studi televisivi per i provini pubblicitari). In questo contesto è d'obbligo menzionare l'Isola dei famosi, programma oggi condotto da Ilary Blasi su Canale 5 e che pare rappresentare l'aspirazione di riciclati e personaggi per molti sconosciuti (altro che «famosi») ma sostenuti da un cognome più o meno noto (dunque figli di papà o di mammà). Uno spettacolo triste e degradante che non può che rientrare a pieno titolo nell'ampio quadro della tv spazzatura, tanto più preoccupante se si pensa che la televisione funziona come un erogatore di droghe di alta tecnologia e va a interessare soprattutto le regioni inferiori del cervello che non sanno distinguere la realtà dalla finzione, col risultato che esse reagiscono al contenuto come se fosse reale e liberano i corrispondenti ormoni. Alcuni studi avrebbero dimostrato che un eccesso di attività di dette aree del cervello causa l'atrofia delle regioni superiori. E se le neuroscienze hanno ampiamente confermato che il cervello è plastico, cioè plasmabile e modellabile, e che quello che permette di cambiare strutturalmente il cervello è proprio l'esperienza, si lascia immaginare quanto danno possa arrecare una cattiva televisione (o più in generale dei cattivi mass media) a un cervello soprattutto giovane. Non posso esimermi dal ricordare a me stesso e a chi leggesse questa ennesima, modesta riflessione quanta preoccupazione dovrebbe destare nei genitori l'effetto ipnotico di certi prodotti destinati per lo più ai teenagers, come i Manga e gli Anime giapponesi. Sulla scia del cartoon giapponese Kiss Me Licia, che ebbe poco successo in madrepatria ma tanto ne sta riscuotendo in Italia e in altri Paesi europei in cui è presente non solo La Cinq, nel 1986 la Fininvest ha prodotto due serie televisive dal titolo Licia dolce Licia e Teneramente Licia. Le vicende di Licia trovano aggancio col mondo del Rock (giapponese nella fattispecie), visto come «positivo» se è vero che tale Anacleto Marrabbio (nella versione italiana), personaggio negativo e padre della protagonista, gestore di un ristorante «okonomiyaki» (traducibile in «polpette») odia profondamente la musica Rock ritenendola «fuori dal normale» (figuriamoci se invece oggi non è esattamente il contrario!). Il dibattito sugli Anime circa la possibilità che influenzino negativamente i ragazzi andrebbe affrontato con maggiore serietà se si considera che i giovani utenti non hanno ancora o sempre la capacità intellettuale di distinguere tra ciò che è «ammissibile» nella finzione e allo stesso tempo inaccettabile nella vita reale, tra ciò che è realistico e ciò che non lo è. Da qualche parte leggo che l'Anime può esercitare la sua influenza negativa solo su spettatori deboli, ma è solo un prenderci in giro se pensiamo che i teenagers sono di fatto facilmente influenzabili e se consideriamo l'assenza dei genitori che certamente vorrebbero tutelare maggiormente i propri figli ma per motivi legati alla sussistenza familiare (che per altro è obbligatoria per evitare gli assistenti sociali e di entrare in un tunnel che potrebbe introdurre «nel magico mondo di Bibbiano») non possono essere molto presenti materialmente, soprattutto in una società pollaio nella quale, per chi lavora, il tempo libero a disposizione è sempre meno. C'è chi lamenta il fatto che gli Anime influenzano pericolosamente le menti dei bambini e degli adolescenti, tant'è vero che qualcuno è arrivato perfino a spendere migliaia di euro per viaggi in Giappone! Un lettore dice che «se un Anime è dannoso per un minore facilmente impressionabile basta impedirgli di vederlo». Certo, ma è come fare i conti senza l'oste, se per «oste» intendiamo la frustrazione che genera nei giovanissimi una «proibizione» che a tanti loro coetanei viene evitata per una svariata serie di motivi. Personalmente credo che la sofferenza «per contrasto» sia tipica della società moderna, se è vero che le Istituzioni nazionali e internazionali si dannano l'anima per cercare di annullare i confini tra «diversi». Poewr Rangers (Canale 5, anno 1994), è un adattamento USA di un'altra serie giapponese per teenegers, in cui un manipolo di «supereroi» si improvvisano giustizieri in un lievitare di violenze. Ma lasciamo le produzioni giapponesi per rientrare nello Zibaldone di casa nostra (si fa per dire, poiché molti format sono d'importazione alla faccia della decantata fantasia italica). Un altro esempio di televisione che fruga nell'intimità domestica spacciandosi per “tv familiare” era ben rappresentato dal programma Cari genitori mandato in onda su Canale 5 nel 1988: nuclei familiari si fronteggiavano dal punto di vista culturale (che lemma!). Prima si accennava ai «matrimoni alla cieca», ma già alla fine degli anni 80 (crollo del Muro di Berlino, per capirci) Canale 5 iniziò a proporre Agenzia matrimoniale, autentico salotto per coniugi spenti, per la delizia dei soliti guardoni catodici senza troppe velleità individuali. L'Eredità oggi condotta da Flavio Insinna ci propone invece un format in cui fortuna e tracollo finanziario improvviso s'intersecano con protagonista finale quella «ghigliottina» che tanto ricorda i tagli netti al personale e ai diritti voluti e imposti dal progressismo neoliberista. Tutto calza. Ancora un passo indietro, anche per non dimenticare che quanto sta accadendo oggi nella società e nel mondo del lavoro ha avuto una lunga incubazione, coi mass media a farla da padroni nell'accompagnare il popolo verso livelli sempre più bassi di discernimento e di capacità reattiva. Il programma tv M'ama non m'ama, andato in onda su Rete 4 nel 1983, imponeva un vecchio schema: uomo/cacciatore e donna/preda. Già nel programma Bim Bum Bam destinato ai minori, realizzato nel paese in cui abito e a cui ha collaborato in veste di scenografo Giovanni Licheri (mio «ex» amico di facebook), la densa campagna pubblicitaria destinata all'utenza specifica diventava centrale. Siamo ai primi anni 80 che qualcuno indica come inizio della barbarie, dell'idolatria del denaro, del conformismo, delle volgarità e delle scemenze, nonché delle prime crepe dell'unità nazionale. E allora giù montagne di pubblicità, per la gioia dei bimbi e dei relativi genitori sempre pronti a soddisfare le «esigenze indotte» dei relativi pargoli! In C'eravamo tanto amati (Rete 4, 1989) due ex coniugi si rinfacciavano colpe e responsabilità per il fallimento del loro matrimonio. Chi c'era l'ha definito «uno spettacolo miserevole». Il cinema, come si diceva ben raccordato con gli altri mass media dell'amplissimo circuito mainstream, ha avuto ed ha sicuramente un ruolo di primo piano nel diffondere il verbo gnostico anticristiano, soprattutto nei film ispirati alla Bibbia nei quali emerge quasi sempre la sottile volontà di racchiudere i temi trattati dentro una «camera di banalizzazione», col risultato finale di solito ottenuto grazie anche alle musichette languide utilizzate per suscitare l'immedesimazione degli spettatori distratti e per inculcare loro in maniera più diretta e fluida il messaggio che in fondo sono «soltanto favole». Già, a volte i film più impegnativi sotto il profilo della costruzione sono destinati al sacrificio per lasciare spazio alla volontà di chi, a monte, li ha voluti realizzare. Del resto il cinema è entrato in pompa magna nei tg nazionali e anche nei social, soprattutto per quanto riguarda i servizi realizzati su luoghi di tragedie e sui campi di battaglia: come potrebbero non fare effetto temi musicali al limite del sublime come quello di Shindler's List o di Nuovo Cinema Paradiso, piuttosto che di C'era una volta il West, o come il celebre tema composto da Sakamoto per Il tè nel deserto se accostati a scene truci di madri disperate e di bambini che piangono (anche quando si tratti di «immagini di repertorio» o estrapolate ad arte da ben altri contesti)? Si ricordi che la musica ha un potere «magico» e per questo rientra fra gli strumenti utilizzati dal Tavistock Institute e dalla Scuola di Francoforte di stampo marxista per lanciare continui attacchi al cervello umano, le cui regioni ascoltando musica diventano quasi tutte attive tanto che si verifica un vero e proprio cambiamento di livelli chimici, pertanto i soggetti che vengono investiti da un «programma Tavistock» si fanno decisamente sensibili agli «attacchi psicologici» sino a poter subire un cambiamento del paradigma storico della società! Infatti, non ci si illuda che i suddetti Istituti si occupino con tanta solerzia anche di musica se non per potenziare e rendere attivo in modo strisciante e invisibile il loro progetto di lavaggio del cervello. Oggi il mondo è completamente «in rete» ed è molto più facile per chi detiene un potere esorbitante trasmesso di generazione in generazione collegare i fili dei grandi mezzi di comunicazione, vecchi e nuovi, in modo da formare un unico e immenso apparato propagandistico attraverso il quale in brevissimo tempo e con un semplice clic (per rendere l'idea) è possibile generare un'onda gigantesca con la quale travolgere i popoli della terra, infradiciandoli di informazioni unilaterali e molto spesso fuorvianti.

 

                                                                          Davide Crociati


 

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