davidecrociatidibellaria
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                         Un compromesso con la natura
Riflessione esoterica sulle relazioni tra natura ed essere umano, con divagazioni relative al rapporto tra Istituzioni e bisogno espressivo delle persone.

 

Nella mia profonda ignoranza spesso mi sono chiesto quale sia il confine che separa ciò che è “umano” da ciò che invece è da considerarsi “naturale”, ossia privo di contaminazioni da parte di agenti "esterni" alla natura. Qualunque riflessione su un argomento così difficile impone da subito a una prima duplice domanda: della natura l'essere umano è parte integrante oppure, rispetto ad essa, rappresenta qualcosa di esterno e quindi di “artificiale”? Nel caso, lo è a 360° oppure no? Nel cercare di azzardare risposte parto sempre dal mio punto di vista prioritario. Nel caso della musica, si può forse partire da un’analisi dei “suoni armonici”: fatta eccezione per il suono fondamentale (o armonica 1), qualunque esso sia, e per le sue ottave (armoniche 2, 4, 8, 16, 32) nessun’altra “frequenza secondaria” corrisponde a quelle della nostra scala musicale a temperamento dodecatonico equalizzato. Diversa è invece la situazione delle antiche scale pitagorica e zarliniana e diverse sono pure le situazioni delle scale appartenenti ad aree di cultura musicale non occidentali. Premesso che il “cent”, misura introdotta dall’ing. A.J. Ellis, rappresenta la centesima parte di un semitono e che l’ottava è quindi suddivisibile in 1.200 cents, nel quadro delle prime 40 armoniche, escludendo il suono fondamentale (es. il Do sotto il rigo in chiave di basso, per intenderci quello coi tagli in testa e in collo) ben 34 frequenze secondarie si traducono in altrettanti suoni più o meno “calanti” o “crescenti”. Per citarne alcuni, la frequenza armonica n.5 ha un -14, ossia è inferiore di 14 cents in rapporto alla rispettiva frequenza del già citato temperamento equabile.; la n.7 ha -31 cents e la n.22 addirittura -49 (quasi un quarto di tono), e così via (+40 per la n.26, -45 per la n.31, +42 per la n.39, …). Nell’ambito della sfera occidentale, tutta la musica a noi più o meno nota , fatta eccezione per alcune sperimentazioni condotte da compositori contemporanei (si pensi per esempio alla “microtonalità” o comunque alla riscoperta di intervalli inferiori al semitono) obbedisce alle “costrizioni” imposte dal sistema temperato, che prevede la suddivisione dell’ottava in dodici parti uguali. In pratica, una “gabbia di note” ideata per facilitare l’esecuzione strumentale attraverso il livellamento dei gradi su di uno schema comune. Va però detto che anche in oriente (Giava e Bali in particolare) incontriamo esempi di scale equalizzate, e che lo stesso Debussy utilizzava una scala di soli toni chiamata “esatonale”. L’evoluzione globale dell’Occidente ha portato ad uno sviluppo notevole del linguaggio musicale, condotto tuttavia sui binari della semplificazione in nome della praticità. Se non avessimo cercato un compromesso con la natura (del suono nella fattispecie) non avremmo conosciuto i capolavori di Bach, Mozart, Mahler , e degli stessi dodecafonisti del XX secolo, così come li possiamo ascoltare e apprezzare. E neppure avremmo conosciuto “Imagine” dei Beatles o la “vita spericolata” di Vasco Rossi. D’altro canto, ammettendo la validità o la maggiore validità di certi assunti forse ci siamo allontanati dalla naturalezza espressiva che potrebbe derivare da un rapporto più empatico con la natura. Resta il fatto che una sinfonia di Mahler è come un’immensa, sontuosa costruzione meravigliosamente collocata in uno scenario naturale da urlo. Già, costruzione! Non è forse “natura pensante” l’uomo figlio delle stelle? Ma sappiamo quanto sia imperfetta la natura e come ogni tanto dobbiamo promuovere lunghe maratone televisive per racimolare soldi da destinare alla ricerca (e questi sono punti sonanti a favore della tanto criticata televisione). Si può quindi aggiungere che la natura è come internet: c’è dentro di tutto e di più, nel bene e nel male. In tanti casi va”aggiustata”. E nella politica intesa come gestione pubblica (e non come generale corsa all’appropriazione indebita di beni comuni) le cose non devono andare molto diversamente: tutti i politici che si rispettino vogliono aumentare il benessere della società, combattere la disoccupazione e la povertà, la criminalità grande e piccola, perché presumo che ogni governante almeno inizialmente sia animato dall’ambizione positiva di passare alla storia per avere fatto bene piuttosto che male, se non altro per i suoi discendenti diretti e lontani. Ma, si sa, la politica è fatta soprattutto di compromessi…

Un grande filosofo della musica del Novecento, che scelse di abbandonare il lavoro in banca per dedicarsi quasi interamente alla composizione (pare che oggi il trend sia invertito…) diceva che ogni sistema contiene in sé il germe del suo stesso superamento: ogni costruzione più o meno “naturale” ha quindi un suo orologio biologico con il quale deve fare immancabilmente i conti. Nulla è eterno tranne l’eterno nulla, e spesso diciamo a noi stessi che la perfezione non è di questo mondo, nè di mondi altri (con tutta probalilità), senza contare che Gesù è nato in una stalla: dovremmo evitare di proteggere il nostro narcisismo congenito dietro assiomi e certezze in realtà assai poco dimostrabili, soprattutto nei fatti di lungo o lunghissimo respiro. Tutti noi siamo sempre e solo destinati a “navigare a vista” sul misteriosissimo mare della natura, e siamo sorretti solo dalla gioia che deriva dalle piccole-grandi cose della vita e da una speranza spesso disattesa da un dolore lacerante, speranza di trovare un tetto stabile sotto cui proteggerci dai brividi gelidi dell’insicurezza dovuta all’incertezza cronica di cui sempre ha sofferto e soffrirà l’umanità.

Nel tempo l'Occidente ha saputo creare immense “città sonore”,  cattedrali di armonie e ritmi che resistono alle intemperie dei secoli. Ma cos’è un secolo nel “non tempo” dentro cui siamo persi chissà per quale motivo, ammesso che un motivo ci sia? Lo cerchiamo da sempre nella consapevolezza che mai potremo raggiungere la verità ultima, e abbiamo imparato a cercarlo nelle piccole cose che abbiamo intorno, così come il prof. Zichichi proprio qui a Bellaria ci ha ricordato che Galilei cercava il segreto delle stelle in una pietra…

In genere non giudico con particolare severità il consumismo, perché oggi la maggiore complessità delle conoscenze rispetto ai tempi passati ci impone di essere più realisti e oggettivi , ma da musicista devo purtroppo dire che il mercato con le sue esasperazioni ed esigenze spietate ci sta progressivamente privando di quella ricerca della verità (quindi di un conforto, di un tetto che sia degno di questo termine) attraverso l’arte (anche) musicale che per tanti può rappresentare la via più percorribile (non siamo fatti con lo stampino…). E’ pur vero che certe verità che appaiono più luminose di altre si rivelano a noi quando meno ce lo aspettiamo, e se le cerchiamo con ansia rischiamo facilmente di imboccare sentieri pericolosi o senza uscita. Non vuole essere, questo, un messaggio di rinuncia ma al contrario un invito ai nostri politici di oggi e di domani a riconoscere in se stessi la capacità di contribuire maggiormente alla libertà di tutti, anche della propria, attraverso un lavoro di organizzazione strutturale della società che tenga conto dell’importanza dei vari linguaggi e del loro sviluppo, poiché neppure la scienza può impedirci di provare i brividi gelidi dell’incertezza di fronte all’infinito… Se riteniamo che l’arte, o meglio, che i linguaggi attraverso i quali è possibile anche fare arte siano inutili; se è quindi inutile esprimersi nella varie maniere possibili (persino sulla base di artifici realmente o apparentemente "fuorvianti"); vuol dire che in ragione dei numeri del momento ammettiamo la possibilità che sia normale rinunciare al beneficio dei piccoli-grandi piaceri della vita, forse gli unici che ci rimangono prima di sprofondare in una condizione pericolosa, priva di anticorpi psicologici e reali. Per concludere questa riflessione, l’evoluzione musicale nell’Occidente ci insegna che solo attraverso i compromessi con la natura è per noi possibile ricavare in modo artificialmente naturale (scusate l’ossimoro) uno spazio tra cielo e terra, tra corpo e spirito, tra ragione e sentimento, tra noto e ignoto, forse tra bene e male…

                                                              Davide Crociati

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