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                                                                           Bellaria I.M., 02 luglio 2018

 

L'indifferenza

 

In una scena di un film di cui mi sfugge il titolo il protagonista, interpretato dal solito esilarante Alberto Sordi, è ubriaco e inveisce contro un pullman tedesco sciorinando epiteti che ancora oggi nell'immaginario collettivo vengono associati alla tragedia nazista. Come se tutti i tedeschi, in quanto tali, fossero per lui automaticamente criminali da trattare a maleparole. La semplificazione è sempre all'ordine del giorno, così come ogni paradigma rappresenta un “buco nero” la cui massa è tale che neppure la luce (in questo caso “della ragione”) riesce ad allontanarvisi, rimanendone anzi imprigionata.

Riguardo alla questione migranti clandestini e senza identità non si può certo dire che in Italia (anzi in Europa, forse grazie alla seria politica di Salvini) ci sia indifferenza, come non c'è per nulla indifferenza verso quei bambini morti in mare ma in apparenza tutt'altro che denutriti (non per questa osservazione basata sui fatti concreti vorrei che il mio pensiero fosse liquidato con marchio infamante). Bambini che forse non sarebbero mai dovuti partire all'avventura, gettati colpevolmente sui barconi chissà perché e da chi (il problema è complesso e non si può affatto escludere che su quei mezzi di fortuna trovino ospitalità tipologie di migranti le più varie).

Chi è prigioniero del proprio “buco nero” pone facilmente il focus su determinate questioni, meno su altre. Mostra certe foto ma evita scrupolosamente di far vedere “immagini sconvenienti” che possano non essere in linea con la causa del suo credo politico.

È sempre la solita storia (oggi va di moda guardare indietro): fuoco e fiamme verso il terribile Roland Freisler da parte dell'informazione postbellica (giustamente!) e una certa indifferenza verso Andrej Januar'evič Vyšinskij, detto “il boia di Stalin”; grande indignazione per le stragi naziste (giustamente!) ma una certa sufficienza (per dire indifferenza) verso il dramma “foibe”, riscoperto solo in tempi relativamente recenti dai grandi mezzi d'informazione. Nelle scuole fino a qualche tempo fa se ne parlava poco o nulla. E la guerra dei balcani? “Oggi raccogliamo i frutti avvelenati di una guerra in Bosnia che ha visto impegnati sul fronte della solidarietà e dell'analisi pacifisti e cattolici, ma non la militanza di sinistra, salvo rare e a volte eroiche eccezioni” .“Oggi l'Italia pullula di militanti che pensano di sapere ogni cosa sull'UCK, eppure quelli che si sono recati effettivamente sul posto non diciamo per intervenire (come settori cattolici e pacifisti) ma semplicemente per conoscere, li contiamo sulle dita di una mano”. (Da un saggio di Michele Corsi - Maggio 2000).

L'indifferenza assume una veste istituzionale, o paraistituzionale, con la scomunica. In senso lato la scomunica è una condanna all'indifferenza collettiva e mi risulta che persino la nostra Chiesa ne preveda alcune forme. L'indifferenza non è mai né bella né giusta. Eppure quante volte, nella scuola, serbatoio storico della sinistra con tanti precari tenuti “in cattività” per anni e anni, si verificano veri e propri casi di “scomunica” (se non di bullismo) da parte di alcuni docenti verso loro colleghi che di solito rappresentano un'esigua minoranza non disposta a uniformarsi al pensiero dominante, ideologia che per molto tempo si è ritenuto dovesse essere scritta sulla pietra (forse dell'ottusità pseudo pedagogica) in nome di un buonismo che ha prodotto quasi solo disadattati?

Bando alle ideologie, mi chiedo come mai la sinistra italiana non chieda con forza di andare in Africa a prelevare bambini, donne e vecchi pelleossa martoriati da epidemie, pandemie o endemie per poi accoglierli nei nostri ben più attrezzati ospedali! Ma quei poveri disgraziati, ahimé, non riescono a muoversi e nessuno li va a cercare. Si tratta forse di indifferenza? Invece vediamo scendere dai treni e dai tram baldi giovanottoni con cellulari ultimo modello in mano, con berrettuzzi all'occidentale e non di rado con un marcato piglio da bulli. Mi dispiace che i mass media si siano quasi dimenticati della povera turista polacca stuprata e massacrata da un branco di spietati extracomunitari. Si dice che la poveretta sia caduta in depressione e che non potrà più avere figli. Indifferenza? E chi si occupa più della povera Pamela Mastropietro, stuprata e massacrata come sappiamo, nella stessa (ex tranquilla) località dove in questi giorni un'altra giovane ragazza è morta per overdose, forse “servita” da qualche affiliato alla terribile mafia nigeriana di cui si ha una tale paura da non riuscire quasi ad ammetterne l'esistenza? Ma lasciamo perdere, poi sarà la gente a notare “i particolari” sulle strade, nelle piazze, nei giardini pubblici... Ci sono parchi anche di grandi dimensioni, che in alcuni casi erano veri fiori all'occhiello di splendide e pulite cittadine, in cui gli extracomunitari la fanno da padroni al punto che gli abitanti del posto non osano più portare il cane o i bambini a passeggio! Non sono chiacchiere, l'ho visto con i miei occhi in una nota località dell'area milanese! Perché se ne parla così poco? Indifferenza? E i massacri di massa indiscriminati, compiuti senza alcuna pietà ed anzi con un certo compiacimento dall'ipercelebrato “Che” solo per offrire macabri esempi agli oppositori? E che dire di certi bamboccetti che ancora in televisione ne fanno più o meno velatamente l'elogio? Di fronte a ciò dovremmo rimanere indifferenti o magari far finta che sia oro colato?

Nell'intervista rilasciata a La7 la senatrice Segre aveva ragione quando esprimeva preoccupazione per questi nuovi movimenti tellurici di natura geopolitica, perché in fondo di questo si tratta, al di là dei drammatici e variopinti colori della storia. Ma neppure lei può negare che per un'immagine dolorosa (sempre che sia autentica) ce ne possono essere tante altre, mai viste, di bambini morti nel silenzio più totale e non sempre a causa dei nazisti (si ricordi che nel mondo il comunismo ha provocato 100 milioni di morti, tanto per gradire...). Se di nazionalsocialismo si deve parlare, si ricordi tuttavia che in futuro certi fenomeni potrebbero assumere i colori variopinti di uno “spendido” pappagallo dal becco mortale. Giallo, nero, bianco o rosso che si voglia il denominatore comune che sta alla base di certi “mostri” rimane e rimarrà il crollo economico di una società, che nel caso dell'Italia potrebbe portare a uno sconquasso causato anche dall'immissione nel suo fisico già martoriato di sostanze demografiche per alcuni versi fortemente incompatibili.

Al di là di ciò si voglia ricordare, per favore, che anche l'uso di immagini drammatiche per fini puramente propagandistici può tradire una sottile forma di indifferenza, temo la peggiore. Quando Hitler si faceva immortalare nell'atto di accarezzare i bambini non esprimeva forse una grande insensibilità/indifferenza verso quegli stessi fanciulli che un domani avrebbe mandato al fronte come ultima risorsa, solo per guadagnare un po' di tempo ancora in attesa del tragico, storico epilogo?

Riguardo alle foto dei bambini morti sulle spiagge della vergogna come potrei non sentirmi un po' disorientato nel ricordare le parole pronunciate qualche anno fa da Ennio Remondino a Bellaria? Il noto corrispondente di guerra ci svelò una verità che impressionò il pubblico presente alla “casa rossa”:

 

"La madre di tutte le bugie giornalistiche di guerra è quella del massacro di Timisoara, durante la rivoluzione romena del 1989. Quattromilaseicentotrentadue vittime, scandì qualcuno, facendo intendere con quel numero così dettagliato che quei poveri corpi erano stati contati a uno a uno.

La più atroce carneficina della metà del ventesimo secolo”, titolò qualcuno. “Il più grande inganno mondiale dopo l’invenzione della televisione”, commentò successivamente Ignatio Ramonet, di Le Monde Diplomatique. Questi 4632 cadaveri, semplicemente, non erano mai esistiti.

Lo sviluppo della clamorosa bugia è da manuale di scuola di non- giornalismo. La caduta del feroce regime di Ceausescu è l’apertura di prima pagina su tutti i giornali del mondo. C’è una risoluzione in corso, raccontano testimoni lontani, e una repressione selvaggia. La stampa internazionale, bloccata ai confini tra Jugoslavia e Romania, impedita ad usare le gambe, lavora di fantasia.

Un “si dice” raccolto da un giornale rilancia sul giornale concorrente una certezza e un nuovo “si dice”, un particolare dell’orrore, su cui il collega successivo, prendendo per buono quanto scritto dagli altri, aggiungerà di suo.

Una perversa catena di sant’Antonio della bugia verosimile. Nella gara verso l’orrido si cimentano tutte le principali testate mondiali e le migliori “firme”. (...)"

                                                                            (Ennio Remondino)


Oggi il giornalismo politico assomiglia troppo al giornalismo di guerra di cui ci parlò Remondino nella suggestiva cornice bellariese. Del resto l'estremizzazione della stampa e dell'informazione radiotelevisiva (quanto meno nei toni utilizzati) è indice di una complessa malattia sociale di origine economica e valoriale. Oggi gli italiani sono preda di un malessere causato da un forte senso di ingiustizia che l'ingresso indiscriminato di gente senza identità ha notevolmente amplificato. Poi ci si meraviglia se in un contesto così difficile il popolo sofferente perde sensibilità? Ma ricordiamoci che la perdita di sensibilità non è di origine diabolica quando di origine patologica. O no?...

 

                                                  Davide Crociati

 

 

 

 

 

 

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