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                                                                                       Bellaria I.M., 23 Maggio 2022

 

Il punto d'intersezione

 

Con lo spirito di chi partecipa a un rito religioso ieri a San Pietro in Casale ho assistito direttamente all'intervento di alcuni noti personaggi, oggi su posizioni molto critiche rispetto a quelle del sistema dominante. Si è trattato di un momento di informazione trasparente che in tutta franchezza riterrei ingeneroso definire «alternativa». Ingeneroso nonché fuorviante. Per quanto mi riguarda, un momento vissuto a fianco della Dea Ragione foriera di vita e di nuovi spazi, che con la sua grazia infinita e il suo amorevole splendore emanava luce ed esprimeva una sottile, potente forza metafisica. Nei momenti peggiori la Verità, laddove può manifestarsi, emerge dal mare nero dell'inconscio e come in un'ultima spiaggia deserta e soleggiata mostra i suoi lineamenti essenziali e delicati e il suo languido, irresistibile sguardo azzurro dalle profondità insondabili. Come la più bella donna di un mondo che si vorrebbe sconfitto in ragione del «nuovo ordine» fatto di regole censorie e repressive, la Dea Ragione di cui tuttora percepisco il calore rigenerante imponeva ieri di riprendere in mano il Sé perduto nei meandri di ricordi troppo sbiaditi: quelli di un territorio dell'anima che qualcuno vorrebbe cancellati per sempre dalla memoria di un'umanità sofferente.

Senza voler entrare nel merito di quanto esposto dagli illustri relatori, i quali non hanno certo bisogno di piccoli megafoni accessori e tanto meno di ripetitori a basso segnale, vorrei limitarmi a descrivere l'atmosfera che nel calore di Maggio avvolgeva i numerosi presenti a Villa San Pietro, ma soprattutto vorrei porre il focus su quel Sé di junghiana memoria che sembra non appartenere per nulla ai piccoli sergenti del nuovo disastroso corso e tanto meno ai loro opulenti generali, ma che, come poc'anzi volevo lasciar intuire, dovrebbe sempre rappresentare la meta più ambita: si tratta del punto d'intersezione tra verticale e orizzontale, tra i due elementi della croce ai cui estremi ritroviamo caratteri opposti ma complementari: pensiero e sentimento (asse verticale), intuizione e sensazione (asse orizzontale). In questo tempo disonesto si vuole nascondere al «gregge» la verità secondo cui non è possibile ritrovare l'intimo equilibrio rinunciando a parti importanti del proprio impianto psichico, a cominciare dalla Ragione. In base a quanto esposto dal dottor Frajese e da altri relatori presenti al Convegno emerge una volta di più che neppure il dubbio è più concesso riguardo agli effetti collaterali (talora distruttivi) dell'amara cicuta, imposta da un gruppo maldestro di «esecutori» sempre più lontani dal popolo e a quanto sembra scollati dalle parti meno contaminate dei rispettivi partiti/movimenti. Progressivamente lo schema dittatoriale sta dunque mostrando i suoi tratti caratteristici e sta trovando declinazioni in ogni ambito sociale se, come purtroppo mi è giunta voce, oggi un operatore del pubblico può essere consegnato allo psicologo solo perché si oppone al proprio dirigente, fosse anche in maniera maldestra (non si può escludere per mancanza di cultura o di forza residua più che di educazione). Come non ricordare il giovane studente chiuso per giorni in psichiatria e sottoposto a TSO solo per non avere indossato la «museruola» in classe? Se ben ricordo se ne occupò direttamente un Senatore della Repubblica d'un partito tuttora facente parte del Governo Draghi, a testimonianza di una convivenza politica non sempre facile ed anzi macchiata da insensate incongruenze destinate ad aumentare il gap all'interno dei Palazzi del potere, in termini di sensibilità e buonsenso. O almeno questa è la speranza di chi non vuole arrendersi all'insostenibilità di una classe dirigente che da tempo non fa più gli interessi del popolo verso il quale, anzi, mostra di provare disgusto nella misura in cui è costretta a vedervi riflessa la propria immagine deformata dalla corruzione, gestita con le armi dell'arroganza intimidatoria e del caos babelico che sta gettando nello sconforto società la cui organizzazione forse non era così obsoleta come a reti unificate si vorrebbe far credere: secondo la Dea Ragione sono poche le grandi entità a livello planetario che manovrano i pupi dell'informazione pubblica e locale. E proprio sull'informazione di sistema varrebbe la pena fare un brevissimo excursus, al fine di riflettere sull'opportunità o meno di riaccendere il televisore e di recarsi all'edicola ad acquistare quotidiani (salvo pochissime eccezioni), «attraverso i quali cercano di distrarre l'opinione pubblica cancellando tracce e distogliendo lo sguardo da tutto ciò che potrebbe causare problemi al potere», scrive Enrica Perucchietti a pagina 267 di «False Flag» in riferimento all'azione dei media. Tant'è vero che si è reso necessario violare segreti di Stato per sapere che l'America del Progressista Clinton era a conoscenza dei finanziamenti dell'Arabia Saudita (creazione USA, GB e Israeliana) ai terribili tagliagole dell'ISIS! Da che mi risulti non sono molti i giornali disposti a ricordare con insistenza ai propri lettori in caduta libera l'articolo 4 della Costituzione italiana secondo cui «la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto (...)», poiché i grandi quotidiani sono più inclini a imbrogliare le carte parlandoci di «Gretine» e di «sviluppo sostenibile» quando per buona parte del popolo non più sovrano insostenibile è diventata la vita stessa. Questo è il tempo dei cattivi propositi celati dietro belle parole in perfetto stile orwelliano, praticamente da manuale. Sui media poco o nulla si è detto dei «campi di quarantena» destinati ad alcune categorie di persone, compresi ovviamente i covidizzati. Fermo restando che tali strutture dovranno essere munite di alberi di banana poiché è in atto una metamorfosi da ovino a scimmia anche se al momento si sta ripetendo un copione già visto e i virologi in Ferrari tengono a minimizzare per non creare allarmismi, mentre in Belgio già si parla di «quarantena obbligatoria».

In effetti le informazioni date ieri a San Pietro in Casale non collimano molto con quelle trasmesse dalle principali emittenti televisive, alle quali pare sia concesso accedere solo fino al momento in cui l'invitato non si permetta di varcare i confini aprioristicamente tracciati dalle redazioni, certamente non in maniera autoctona (da chi vengono realmente finanziate?). Ne parlavano il bravo Francesco Amodeo e gli altri invitati al Convegno «Verità e Libertà». Del resto fra le strategie individuate dalle «società di pensiero» (come un tempo si autodefinivano i circoli massonici), finalizzate alla realizzazione dei piani di «addomesticamento» del popolo, ritroviamo quelle oggi applicate a pieno regime attraverso internet, la televisione e i divertimenti più «stordenti» per provocare suggestioni di massa, in ultima istanza per ipnotizzare il popolo per lo più ignaro o perlomeno assai distratto.

Persino la Chiesa pare interna al meccanismo truffaldino se è vero che viene favorita dalla comunicazione ufficiale solo nella misura in cui si rende vettore di mondialismo, ossia di quel processo che ha in un testo come «La quarta rivoluzione industriale» di Klaus Schwab uno dei manifesti ufficiali, un testo il cui autore non è così dichiaratamente contrario all'eugenetica (parrebbe tutt'altro) se è vero che a pagina 37 parla di «possibilità di creare organismi con determinate caratteristiche attraverso la modifica del DNA» e a pagina 42 fa esplicitamente accenno alla «pianificazione degli esseri umani».

Sorprende che la Palombelli abbia dato ampio spazio a Carlo Freccero (grande esperto di comunicazione e docente universitario) affinché potesse imprimere maggiore ufficialità a livello mediatico alle dichiarazioni di Schwab creando una situazione decisamente controcorrente e dagli esiti assai incerti sui teleutenti della domenica, per altro sulla medesima Rete in cui operano Brindisi e la Gentili la cui posizione è decisamente «talebana» rispetto alla gestione politica della COVID-19 e sui sieri non immunizzanti, della serie: «i tempi sono maturi per calare il fendente». E chi lo ha calato se non un attivista «noVax» frequentatore di piazze e di studi televisivi stranamente propensi ad ascoltare una voce (apparentemente?) contraria al mainstream, di cui Freccero è stato parte integrante e attiva fino a tempi recenti? Anche ieri a Villa San Pietro sono rimasto basito per l'atteggiamento nonchalance di una pur ristretta parte del pubblico perlopiù catalizzata da Erich Grimaldi leader del movimento politico Ucdl (Unione per le cure, i diritti e le libertà) mentre il formidabile Francesco Amodeo presentava al pubblico la sua relazione (con supporto di Slider) sugli intrighi tra USA e fazione neonazista nelle istituzioni ucraine. Successivamente, alla proposta di una signora presente in sala di creare coesione tra tutti i gruppi contrari alla dittatura sanitaria, l'Avvocato Grimaldi ha esclamato dicendo che spetta a lui decidere il da farsi, creando un certo imbarazzo tra il pubblico numeroso.

In sostanza, temo che oggi tra i compiti dell'informazione mainstream ci sia anche quello di disorientare la gente generando sospetti e creando confusione in ogni ambito. Senza insinuare nulla rispetto alle reali intenzioni dell'Avvocato fondatore dell'Ucdl, rimane il dubbio che abbia ragione e che sia tutt'oggi improbabile si possano unire in un solo «esercito» i vari gruppi contrari al «nuovo ordine» che si va profilando con un'accelerazione sconvolgente (l'accelerazione nei processi di sviluppo è una costante nel citato libro/manifesto di Schwab, in cui la dicitura «quarta rivoluzione industriale» viene ripetuta in maniera quasi ipnotica). Il caos è terreno di coltura del cambiamento in atto e qualsiasi ambiguità genera sospetti. Anche quando si tratti dell'Avvocato Grimaldi, uno dei più ferventi attivisti sul versante superficialmente definito «noVax».

Come dicevo, sospinto indirettamente dalla Dea Ragione ho fatto una piccola ricerca e, secondo fonti che ritengo interessanti, prima del nuovo millennio il gruppo editoriale «Hollinger International Inc.» controllava ben 75 quotidiani tra Stati Uniti, Canada, Istraele e Gran Bretagna. Il presidente di questo colosso dell'informazione, Conrad M. Black, era membro d'importanza centrale del gruppo Bilderberg nonché della Trilaterale. Ebbene, quale indirizzo editoriale ci si poteva mai attendere dai 75 quotidiani tra cui il Chicago Sun Times e il Jerusalem Post? Così andavano le cose e non credo che la situazione sia migliorata. Con tutta evidenza lo scadimento e la crisi dell'informazione televisiva, radiofonica e della carta stampata dipende dall'assenza di contraddittorio. Non si dimentichi che nel campo del diritto il contraddittorio è un principio giuridico nonché di garanzia della giustizia! Fino a qualche tempo fa a scuola si insegnava il valore della pluralità di pensiero, dalla quale si pensava scaturissero nuove opportunità. Oggi e soprattutto dopo due anni di pandemia la sensazione è che le élite del «liberismo reale» stiano puntando ancor più decisamente al livellamento tra gli individui. Basti pensare all'indottrinamento attraverso l'Agenda 2030 e di recente al proliferare di iniziative pro Ucraina nell'ambito delle quali non trovano posto visioni diverse rispetto a una realtà che in ogni caso appare complessa. Da fonti dirette ho saputo che nelle scuole ucraine si insegna sistematicamente a odiare i Russi, mentre nelle nostre scuole questa scomoda verità mai potrà emergere, sempre che qualche insegnante più coraggioso non decida di tenere aperta una porticina su verità altre.

In quel di San Pietro in Casale, complice il caldo quasi ferragostano, arpa e violino decontestualizzati dal loro provvidenziale «tempio» sembravano animelle sperdute nella selva di testimonianze dolorose, come quella di due signore emerse dal pubblico accaldato le cui rispettive esperienze non danno adito a dubbi circa la pericolosità dei sieri non immunizzanti che ancora vorrebbero spacciare per sicuri.

Tant'è che il nostro Grimaldi in giacca blu e cravatta arancione ha pensato in ultimo di accovacciarsi nei pressi dell'arpista rimasta sola sul palco, appena prima che il pubblico si defilasse non troppo silenziosamente per guadagnare il bar all'aperto dove già servivano il previsto aperitivo. In quel momento un po' fastidioso, soprattutto per chi ha speso anni in Conservatorio, il mio pensiero è andato al processo di evaporazione in corso che artisti e musicisti patiscono silenziosamente sulla propria pelle tra l'indifferenza generale e qualche sorrisetto di scherno, sempre che non siano disposti a indossare la «divisa arcobaleno» accettando il marchio gnostico del «liberismo reale» (così l'ha definito il bravo Francesco Borgonovo, ieri presumo in collegamento dalla sede de «LaVerità», giornale di cui è anche vicedirettore). «Non è tempo per la musica», dicevo sottobraccio alla Dea Ragione uscendo con un po' d'imbarazzo dalla sala e soprattutto da quelle note deluse e forse un po' indispettite.

Procedendo a ritroso, un paio d'ore prima camminavo ancora lungo il corso centrale di Ferrara. Una puntatina al «Zazìe Ferrara», un localetto rustico e originale di via S.Romano 62, alquanto suggestivo. Un «incrocio» di bevande di frutta mista e due pezzi di crostata, un trionfo di sapori degni della Dea Ragione in quella domenica lucida di sole. A seguire una camminata per il centro storico, tanto ubriacante di bellezza da farmi attribuire al Casato degli Sforza l'imperante Castello Estense con le quattro torri e il fossato intorno. Forse stavo semplicemente bene. Una camminata per il parco a braccetto con la voglia intensa di trascorrere una giornata bella e intelligente. Ma ero lì per uno scopo preciso. Lo confesso, forse anche un pretesto per uscire dalla semi-demenziale quotidianità fatta di statica, forzata accettazione coronata da notizie perlopiù false.

Cercare di recuperare la bellezza della nostra Arte e della nostra storia è vitale per non soccombere a chi ci vorrebbe «scimmie vaiolate», il percorso delle sette piaghe di tremontiana memoria si preannuncia lungo e costellato di insidie ma ciò non deve indurci a demordere. Semmai a mordere! Tra le sette piaghe 2.0 il disastro demografico dovrebbe farci riflettere su questioni come guerra e finanza drogata, smarrimento dell'identità sessuale e di tanti valori che non definirei «tradizionali» quanto piuttosto «universali». Quindi da recuperare...

 

                                                                          Davide Crociati

 

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