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                                                    Bellaria Igea Marina, 9 Novembre 2022

 

Il Bianco e il nero

 

Al Convegno tenutosi il 28 Ottobre 2023 al Centro Congressi di Salinello (Tortoreto Lido, prov. Di Teramo), nel quale si è parlato del «più grande esperimento sociale, giuridico e sanitario della storia», un agguerrito Giuseppe/Joseph Tritto ha detto una cosa di cui personalmente sono convinto da sempre: «non si può andare contro natura per troppo tempo». In effetti, la natura chiede il conto a chi spera di «monopolizzarla» per fini ideologici e di interesse personale (a discapito di quello collettivo). «La natura non conosce la morale ma ci indica sicuramente alcune regole che sono state alla base dello sviluppo e dell'evoluzione del Creato», scrive il discusso generale Roberto Vannacci nel suo «Il mondo al contrario», mondo in cui tuttavia l'autore non indica come - secondo lui - andrebbe collocato il TSO cui siamo stati rudemente sottoposti in periodo Covid, pena l'essere esclusi dal lavoro e dalla vita sociale in barba ai trattati internazionali, come quello di Norimberga che contiene un decalogo relativo ai diritti inderogabili di un individuo sottoposto a manipolazione scientifica e che quindi fa riemergere il tema della tutela del corpo (della persona soggetta a trattamenti biomedicali o scientifici in senso lato), o come quello di Oviedo in cui si pone l'accento sull'opportunità di regolamentare il legame fra la vita umana e la tecnologia. Fermo restando che stralci di verità («di realtà», direbbe Tritto) emergono anche fra le pagine di autori per la cui presenza massiccia nel panorama editoriale, e in parte anche in quello televisivo, appaiono ai più attenti come «influencers» il cui mandato sia quello di attirare a sé un certo numero di «indecisi», per ricondurli nell'alveo di un sistema perlopiù basato su interessi economici interconnessi con tornaconti ideologici. Ritengo che il rischio sia proprio quello di accogliere nel proprio organismo la classica goccia di veleno contenuta nel bicchiere colmo di acqua fresca e pulita, poiché, come tutti dovrebbero sapere o almeno temere, ogni Paese delle Meraviglie che ci viene mostrato col sorriso candido del più perfido illusionista nasconde inganni e insidie, spesso a discapito delle menti più fertili (bambini, adolescenti, uomini e donne giovani). Mi torna in mente la triste interpretazione di Jingle Bells offerta da tre medici «televisivi», mediante la quale si invitava ad accogliere nel proprio corpo sostanze che avrebbero dovuto proteggere da un virus che Joesph Tritto, scienziato di chiaro livello internazionale, dice sia uscito dal laboratorio di Wuhan «per qualche motivo», fermo restando che il «chimerico rimedio» sta causando danni incalcolabili alla salute di troppa brava gente, checché se ne dica. Soltanto io so di numerosi casi di possibili/probabili reazioni avverse in parenti/conoscenti. Esattamente ciò che ho detto al buon Vannacci al Teatro «Vittoria» di Pennabilli, così come l'ho riferito a Mario Giordano a e Giorgia Meloni, devo dire entrambi molto disponibili ad ascoltare la voce di un cittadino. La risposta del Generale? «Quando il medico mi prescrive un antibiotico (perché evidentemente ne ho bisogno) non mi faccio troppe domande e lo prendo tranquillamente» (parole non testuali ma la sostanza non cambia). Anche rispetto ai «sieri» di cui trattasi l'autore del best seller «Il mondo al contrario» ha dichiarato di esserseli fatti inoculare «per fede» (quasi riecheggiano le parole di Bergoglio...). Vannacci ha aggiunto: «se devo prendere l'autobus non mi pongo il problema se l'autista sia o meno in grado di fare in sicurezza il proprio mestiere. Lo prendo e basta». Se l'editore me ne avesse offerto l'opportunità avrei manifestato la mia personale simpatia per tutte le forze dell'ordine, ma avrei altresì sottolineato - non senza una buona dose di spudoratezza - che in periodi storici funesti neppure la Polizia offriva protezione ai cittadini... Non voglio fare paragoni spropositati, giusto per farmi capire: la Gestapo era un corpo di Polizia! E sono capitati casi di criminali vestiti da Carabinieri, piuttosto che da Vigili Urbani o, appunto, da poliziotti (basti pensare al caso dei fratelli Savi). Neppure chi indossa un abito bianco è di per sé al di sopra di ogni sospetto, visti certi precedenti storici che non sto a sottolineare (ma di cui ho parlato in una mia precedente riflessione.

Se certe sostanze chimiche tuttora protette da segreto militare «fanno schifo», come ha detto un noto giornalista televisivo e di carta stampata incalzato dal sottoscritto sulla questione Covid-19 e relativi «rimedi», è altrettanto vero che egli ha espresso idee chiare su questa nuova «moda ecologica» finalizzata al cambiamento dell'economia mondiale, spostandone il baricentro verso interessi di parte. Altro che «progresso e filantropia», a farla breve! Basti pensare al mercato che si sta ora aprendo alle dubbie auto elettriche. In campo alimentare, a parte le questioni OGM e «insetti nutrienti» (e dietetici? Chiedere alla Bolgan), l'apertura delle frontiere ai prodotti importati sta creando enormi difficoltà ai mercati locali. Il rischio di vedere le multinazionali imporre la loro egemonia in termini di biotecnologia e di ingegneria genetica, infatti, è più che reale. Direi anzi che è attualità. E come negare che le multinazionali (pare che la potente Trilaterale ne controlli un buon numero) operino senza particolari restrizioni mediante trasferimenti di capitali ovunque ritengano sia più conveniente?

Facendo un passo indietro, il mercato del petrolio del dopoguerra era dominato dalle cosiddette «sette sorelle» (tra cui la Standard Oil degli onnipresenti Rockefeller) e, se la storia deve insegnare qualcosa, come non credere che il «caso Mattei» rappresenti solo un esempio tra i tanti per quanto concerne il modus operandi dei mega poteri internazionali? Oggi più che alle «sette sorelle» il pensiero va a Big Pharma e agli interessi miliardari che vi gravitano attorno.

L'inchiesta di Mario Giordano sui lussuosi (e lussuriosi) viaggi all'estero offerti dalle case farmaceutiche ai medici, allo scopo di creare loro intorno una «frame» che li faccia sentire in obbligo di sponsorizzare determinati prodotti agli ignari pazienti, fa venire i brividi poiché lascia intendere a chiare lettere quanto sia facile «convincere» (per non usare il termine «corrompere») tanti professionisti spesso usciti da atenei prestigiosi, facendo leva sulla fragilità umana che non conosce cultura e che espone facilmente al peccato nel momento in cui si sia chiamati a fare una scelta a favore di interessi personali che spesso cozzano con quelli della collettività (e il peccato esiste nella misura in cui si ammetta il libero arbitrio come dato di fatto...). Questo per dire che, se fidarsi è bene, forse sarebbe meglio non fidarsi troppo di chi promette chissà che per poi togliere diritti e dignità in nome dell'ecologia, della parità di genere piuttosto che di una finta democrazia imposta con armi niente affatto intelligenti. Sappiamo bene quanta distanza possa esserci tra mille promesse da campagna elettorale (o peggio) e la loro messa in pratica!

Sono d'accordo con Vannacci quando afferma che la natura non ha una morale, poiché la «grande madre» a volte sa essere molto crudele anche senza interferenze umane (quindi non credo che l'era glaciale sia stata causata dai dinosauri, né l'asteroide caduta sul Golfo del Messico 66 milioni di anni fa fu lanciata da Zeus o da... Elon Musk). Ma forse è per questo che l'uomo con la sua intelligenza dovrebbe cercare di difendere la propria specie contro il lato oscuro della natura (posto si possa parlare di «lato oscuro»), mentre invece alcuni personaggi che certo non rappresentano la totalità degli esseri umani lavorano per mettere in ridicolo i propri simili al fine di chiuderli nella rete della follia. Lo fanno inducendo nelle masse uno stato di confusione, di malessere generale destinato a sfociare in ulteriori condizioni di malessere. La somma di tutto ciò non può che portare al cortocircuito. I falsi profeti del nostro tempo dicono: «Dio siamo noi poiché quello della Bibbia non esiste e potere è volere al di sopra di ogni costruzione morale e religiosa» (interpreto). Ma - parole non testuali - nonno Jung (nonostante la sua appartenenza a «certi ambienti») diceva che la verità (naturale?) si nasconde dietro le nostre percezioni: in sostanza, secondo lui il benessere di un individuo dipende dalla sua maggiore/minore prossimità alla Verità invisibile. E oggi più che mai sembriamo avere bisogno di qualcosa di più profondo che vada ben al di là degli opportunismi e degli sproloqui di un manipolo di idioti intelligenti (non è esattamente un ossimoro, poiché non si può affermare che i dittatori più sanguinari della storia fossero «tecnicamente» poco intelligenti quanto, piuttosto, stupidi in un'ottica diversa e più ampia). In fondo la legge della reciprocità nella sua forma sia passiva che attiva non è altro che la traduzione su un piano diverso della legge fisica per cui ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria (facendo ogni volta i dovuti rapporti, aggiungo io). «Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te» (forma passiva) o «fa agli altri ciò che vorresti ti fosse fatto» (forma attiva): la legge della reciprocità può essere attaccata obiettando che la perfezione non è di questo mondo e l'essere umano ne è parte integrante. Ragion per cui, dai primi inevitabili squilibri si innesca (forse inevitabilmente) un effetto domino, una reazione a catena che a conseguenze estreme può condurre a disastri inenarrabili. Credo che anche questo pensiero sia implicitamente contenuto nel citato «mondo al contrario», senonché andrebbe fatta una valutazione tenendo conto dei reali interessi della specie umana, nella sua totalità. Per cui la soluzione dei nostri problemi non andrebbe ricercata nell'improbabile raggiungimento della «perfezione» in un'ottica AI. Aggiungo, non sono pochi coloro che nei potenziali pasticci algoritmici dell'Artificial Intelligence vedono un rischio enorme, per tutta una serie di motivi credo facilmente intuibili da chiunque. Non serve che Schwab ci metta in allarme sui possibili disastri che l'AI potrebbe causare all'umanità se poi parla della quarta rivoluzione industriale in termini di ineluttabilità, forse al solo scopo di inculcare nei popoli oggi mal governati un desolante senso di «resiliente» fatalismo, direi più appropriatamente di inutilità..

Insomma, questi folli dittatori dall'intelligenza esclusivamente tecnica la dovrebbero smettere di fare terra bruciata su un pianeta di cui essi stessi non sono che microbi. Sarebbe far loro un complimento se li definissimo «angeli neri» appartenenti al lato oscuro della natura, di fatto attribuendo ai crimini di cui si rendono artefici arbitrari una valenza di «costituzionalità naturale», dal momento che la verità più verosimile sembra essere quella per cui gli altolocati ottusi, per l'umanità nel suo insieme, altro non sono che «malattia» (non lo si vede dagli effetti che producono?), da curare senza se e senza ma. Come piegarsi, dunque, alla loro delirante volontà che altro non porta se non sofferenza in nome di un'errata concezione di libertà, al credo luciferino dell'assenza di limiti o confini, quando è sotto gli occhi di chiunque ne abbia per vedere, oltre che di chiunque abbia un cervello per intendere e volere, che il nostro stesso involucro fisico (dicasi corpo umano) non ammette sconfinamenti eccessivi in termini di sforzi e di alimentazione, per dirne soltanto un paio? Abbiamo, forse, noi umani, le ali per poter volare? Abbiamo la capacità di uscire dall'atmosfera terrestre senza protezione e adeguati mezzi (artificiali), o di scendere negli abissi marini restandovici per ore o giorni per poi riemergere in superficie come fossimo pesci? Eppure questi diversamente intelligenti amano imporre ai popoli i confini più rigidi, esattamente come in un celebre romanzo di George Orwell il totalitarismo controlla la vita dei cittadini fin nei minimi particolari, attraverso schemi asfittici e un controllo delle parole finalizzato alla trasformazione graduale del pensiero comune, in un contesto distopico che alla libertà lascia ben poco spazio (a proposito di). Va da sé che, come la parola «libertà» può significare tutto e il suo contrario (la libertà di uccidere è tutto un dire, così come la libertà di circolare ai 200 Km/h in un centro cittadino, magari sotto l'effetto di stupefacenti), così la parola «limite» non indica a priori qualcosa di positivo/negativo (non è giusto limitare le persone tarpandone le ali, ma a tutti appare giusto porre limiti alla delinquenza, soprattutto a quella più efferata, a meno che non si voglia rinunciare all'ultimo barlume di civiltà).

Si ha presente l'interpretazione freudiana per cui sognare la morte di un genitore non significa volerne la dipartita quanto piuttosto utilizzarne l'immagine come «simbolo» di una fase che si vuol superare? L'adolescente è avvolto in un bozzolo di obblighi e divieti imposti dalla famiglia, oltre che dalla società, e si sa quanto i familiari conoscano tutti i difetti dei propri membri, anche quelli più imbarazzanti. Il desiderio di superare quella condizione per tanti versi mortificante e asfittica, per conquistare una propria autonomia e vedersi aprire le strade o le autostrade della vita adulta con tutti i suoi benefici (al netto degli oneri che pur essa comporta), anche nella prospettiva di costruirsi una vita affettiva slegata dai genitori e da eventuali fratelli e sorelle, spesso si esprime per mezzo di simboli di morte e distruzione (come teschi, armi, mostri e quant'altro). E in questa fase delicata il concetto più autentico di libertà (che deve fare i conti con la tolleranza, purché non si traduca in arcobalenico lassismo) viene facilmente frainteso. Ed è così che possono entrare in gioco forze esterne, spesso «maligne», che a volte si incuneano con grande facilità tra desiderio di libertà e disprezzo per ciò che si vuol superare (su questo hanno giocato i marpioni che hanno agito senza scrupoli dietro le quinte dei movimenti giovanili anni sessanta, dietro tanta musica rock, pop ed altra, o più in generale dietro tante manifestazioni pseudo-artistiche attraverso le quali si sono aperti ampi canali tra multinazionali della droga e popolo ignaro). Tutto ciò per dire che i sapientoni del Bilderberg, del World Economic Forum, stanno costruendo un mondo artificiale fatto di simboli di morte e distruzione che diffondono attraverso i media (ne è un esempio l'ultimo Sanremo). Lo fanno partendo dai loro propri mostri interiori, mostri che forse non hanno superato appieno per via del mondo che si sono scelti o che è stato loro imposto secondo logica dinastica, un mondo troppo opulento e infantile, fatto di egoismi ed opportunismi e nel cui ambito la parola tolleranza acquista validità solo in riferimento al loro agire. E, si sa, i bambini e tanti giovani a lenta maturazione sono egocentrici, possessivi, così come fragili sono i loro pensieri. Oggi i veri professionisti vengono messi da parte e i pupazzi del Rap o del Trap dal conto in banca spropositato trovano ampi spazi ovunque.

Così, oggi leggiamo di queste cose: «L'abilità di modificare la componente biologica può coinvolgere praticamente qualsiasi tipo di cellula, permettendo la creazione di piante o animali geneticamente modificati o la modificazione di cellule di organismi adulti, tra cui gli esseri umani. (…) Del resto, la scienza sta progredendo così rapidamente che i limiti non sono tanto di natura tecnica, ma perlopiù giuridica, normativa oppure etica.» (da «La quarta rivoluzione industriale» di Klaus Schwab). Quasi che i limiti di natura etica, giuridica e normativa siano qualcosa di fastidioso. Secondo L. Rafael Reif, Presidente del Massachusetts Institute of Tecnology o MIT (nel 1971 Mario Draghi, già allievo di un liceo classico retto dai gesuiti e che a quanto pare ha avuto per compagni di classe il presentatore Giancarlo Magalli, Luigi Abete e l'onnipresente Luca Cordero di Montezemolo, entra al MIT su segnalazione di Franco Modigliani e ha come professore, fra gli altri, Stanley Fischer, futuro direttore della Bank of Israel. Da Wikipedia) «sarà la tecnologia a definire il futuro dell'umanità». A questa dichiarazione seguono parole mielose che tuttavia non riescono a tranquillizzare rispetto a un'affermazione tanto inquietante, per quanto credo sia giusto riconoscere che la tecnologia, se ben utilizzata, può portare anche vero progresso. Non è questo il punto. Ciò non toglie che in ogni cosa ci sia il rovescio della medaglia e come sempre sono gli sviluppi, gli equilibri/squilibri che si determinano nel tempo a far maggior luce sulla bontà o meno del progetto iniziale, senonché a solchi tracciati, più o meno indelebili, i giochi sono fatti e se va male non resta che piangere. Per cui dar troppo credito agli odierni eugenetisti appare quanto meno azzardato se si tiene conto dei precedenti storici (dicasi nazismo). Ma a proposito di «natura violata» seguono altri problemi.

Nel loro «Unisex» Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta scrivono che «in Svezia, uno degli epicentri mondiali del “politicamente corretto”, a finire sul banco degli imputati è stata un'altra espressione antica come l'umanità: “donna incinta”.» La soluzione del «problema» pare sia stata individuata nell'obbligo di esprimersi con il neutro «persona» (incinta). «Degli otto miliardi di individui che popolano oggi la terra tutti, senza alcuna esclusione, sono nati da un uomo e da una donna» (Roberto Vannacci,«Il mondo al contrario»). Quando saranno gli uomini a mettere al mondo i figli togliendo alle donne la loro principale prerogativa naturale, a quel punto vorrò scendere perché non mi riconoscerò in questo pianeta a poli invertiti. Ammesso io non abbia perso qualche passaggio, anche se dalle parole del Generale-scrittore non sembra. Ad ogni modo è fin troppo chiaro che da tempo sulle passerelle di moda sfilano donne mascoline e uomini effeminati, e che le stanno provando davvero tutte per rendere labili i confini tra donna e uomo nel tentativo di cancellare perfino l'identità sessuale, sempre nel quadro di un attacco massiccio contro la «parte sana» della natura, quella che prevede limiti invalicabili (eccezioni a parte laddove possibili, che tuttavia, come sempre, confermano la «regola fondamentale»). Attraverso l'espediente del politically correct il sostenitore della famiglia tradizionale è diventato omofobo e il patriota xenofobo. Ma i confini degli Stati danno fastidio solo agli imperialisti dell'alta finanza, a chi ha interesse a scardinare tradizioni e usanze secolari in nome di un unico, grande mondo-supermercato a uso e consumo di pochi. Un mondo senza regole serie ma con tante imposizioni.

Personalmente credo che la capacità di dotarsi di regole funzionali alla gestione di situazioni complesse sia ciò che rende l'essere umano «speciale» tra i viventi, fermo restando che le altre creature del pianeta seguono d'istinto comportamenti che la natura ha definito per loro. Pertanto, nel caso degli animali in genere non credo si possa palare di «regole» vere e proprie.

Ma a proposito di norme che si basano sull'esperienza e sul buonsenso: sarebbe possibile il gioco del calcio senza un regolamento nitido, senza chiare linee di demarcazione sul terreno di gioco? Sarebbe possibile guidare in sicurezza l'automobile senza una seria regolamentazione del traffico? A volte quando si definiscono nuovi parametri cambia tutto, come nel caso delle smart city. Ma questo cambiamento può avvenire in peggio se imposto tra capo e collo col rischio di mettere in difficoltà l'economia di un intero Paese. Nonostante ciò su alcuni siti le smart city vengono presentate come soluzioni luminose per il futuro e per il benessere dei cittadini. Tuttavia, com'è noto ormai a molti, le balle si sprecano su internet e io stesso non sono nuovo a denunciare un'informazione delirante che va dalle possibili fake istituzionali a quanto di più insulso e «contro natura» si possa immaginare. Forse da buon cittadino dovrei rispettare le istituzioni anche quando appaiono meri artefatti sociali non in grado di soddisfare le reali necessità dei cittadini, ma ci sono casi in cui non si può fare a meno di cogliere il marcio dentro i palazzi del potere: basta leggere la testimonianza diretta di un giudice istruttore che ha lavorato sui più importanti casi di terrorismo in Italia, tra cui il rapimento e l'uccisione dell'On. Aldo Moro (1978). Ferdinando Imposimato si è occupato anche dell'omicidio del vicepresidente Csm Vittorio Bachelet (1980) e dell'attentato a Giovanni Paolo II (1981). Riguardo al caso Moro emerge un quadro desolante, fatto di congreghe massoniche collegate a entità sovranazionali responsabili della strategia della tensione in Italia, una lunga stagione di attentati sanguinosi che ha assunto una più definita forma politica negli anni settanta, non a caso ricordati come «anni di piombo». Quando un giudice del calibro di Imposimato attribuisce la responsabilità della morte di Moro a due suoi illustri colleghi di partito, ossia al più volte Presidente del Consiglio (nonché ministro) Giulio Andreotti e all'allora responsabile del Viminale, Francesco Cossiga, poi diventato Presidente della Repubblica (qualcuno ricorderà le uscite del burbero «picconatore» inseguito dal «ragazzaccio» Felice Casson per via dell'organizzazione Stay Behind, «creata dalla NATO negli anni della guerra fredda per contrastare un'eventuale invasione dell'Unione Sovietica con una rete segreta di gladiatori e depositi di armi»), viene da chiedersi quale possa essere la situazione oggi, in una fase della storia della Repubblica in cui non scorre sangue di giudici e politici (ma tormentata per altri versi). Ho trovato assai inquietanti le parole di Giuseppe Ayala quando (qualche anno fa) a me personalmente disse: «le armi tacciono solo perché la mafia gode di ottima salute» (parole non testuali). Aggiunse, Ayala: «sapesse che cosa sappiamo noi (magistrati) su B. ...» (parole testuali). Si era comunque in campagna elettorale e personalmente non detti molto peso a quelle oscure dichiarazioni fattemi a quattrocchi. Già, qual è oggi la situazione? Dopo «Propaganda 2» ci sono o ci saranno una Propaganda 3, una P4 e una P38, per citare Marco Pannella? Certo è che Kissinger è ancora lì, col suo premio Nobel (per la Pace, udite udite!) ricevuto nel 1973, quindi un anno prima del suo incontro con Moro che a posteriori definire «drammatico» non è esagerato, poiché oggi sappiamo che alla «strategia dell'attenzione» del politico italiano (che voleva avvicinarsi al partito comunista per allontanarlo da posizioni estremiste, cosa che naturalmente non piaceva neppure al KGB) Kissinger oppose la «strategia della tensione» minacciando l'illustre esponente DC. Tra le altre cose, il potente Segretario di Stato americano ideatore di numerosi «colpi di mano» internazionali (Operazione Condor, ecc.) in quell'occasione volle ricordare al politico nostrano che in altri Paesi i leader aperturisti avevano fatto una brutta fine. Sarà un caso, ma dopo qualche anno Moro seguì la sorte dei suoi sventurati colleghi. Kissinger è stato ed è un «angelo nero», ossia un autorevole esponente del lato oscuro della natura (umana nella fattispecie)? O piuttosto è stato (ed è) uno psicopatico criminale travestito da politico e investito di troppo potere? Le malattie vanno combattute o invece accettate passivamente solo perché sono comunque espressione della natura? Ci siamo approssimati a un limite pericoloso, probabilmente da non superare in nome di un progresso forse più di nome che di fatto.

Il caso Palamara lascia ulteriori strascichi lungo il tormentato percorso delle istituzioni nostrane (verso cui dovremmo avere cieca fiducia, in nome di una «fede» niente affatto divina?). Natura vuole che la corruzione di giudici e magistrati nella bistrattata Italia sia da considerarsi normale amministrazione o piuttosto andrebbe combattuta come si combatte una malattia? La risposta sembrerebbe scontata (altrimenti che ci fanno medici, magistrati e insegnanti?). La bomba atomica è il risultato di una ricerca scientifica fatta da uomini in carne ed ossa, ma tutti sanno che sarebbe meglio non usarla. Per ovvi motivi. Allora diciamo che tutto è natura, anche la corruzione di un giudice, che, in quanto essere umano, rientra a pieno titolo tra i «prodotti dell'universo». Dio esiste? Ma in fondo che importa se in gioco c'è l'armonia che sarebbe bene stesse alla base di una dignitosa sopravvivenza d'una specie vivente se si tratta di quella più evoluta (fino a prova contraria, bando alla facile retorica)? Tornando ai particolari, è proprio vero che «per gestire il potere servono una Procura, un uomo della Polizia Giudiziaria / Servizi Segreti e un giornalista», come ha dichiarato Luca Palamara all'intervistatore Alessandro Sallusti? La questione sollevata in «Lobby e Logge» rende l'idea di quanto sia precario l'equilibrio in un Paese come l'Italia, situato tra l'incudine di una diffusissima delinquenza organizzata e il martello di poteri sovranazionali che da quanto emerge in quell'incudine hanno spesso trovato comodo appoggio. Viene perfino da chiedersi quanto possa servire costruire eroi come Sergio De Caprio (alias capitano Ultimo) se poi si viene a sapere che l'arresto dei vecchi capi mafia ha soltanto aperto le porte a nuovi boss in abiti eleganti da uomini d'affari. Del resto sembra che la mafia sia servita da manovalanza al servizio di «menti raffinatissime» (così Giovanni Falcone definì certe «entità» che operavano dietro le quinte delle Istituzioni nazionali e della criminalità organizzata, con il tramite della massoneria le cui probabili connessioni con la mafia sono state oggetto di una ben nota inchiesta parlamentare).

«Per scavare ulteriormente nei rapporti che legano la cupola del crimine organizzato a esponenti della massoneria deviata, abbiamo intervistato Luca Tescaroli, classe 1965, attualmente procuratore aggiunto a Firenze. La sua è una ricostruzione importante in quanto Tescaroli ha partecipato in prima persona come pubblico ministero al tentativo di far luce su pesanti fenomeni di criminalità organizzata nell'area grigia a scavalco tra stragi, politica, mafia, economia e finanza. E su alcuni dei più gravi avvenimenti della recente storia d'Italia: dalla strage di Capaci al crack del Banco ambrosiano e alla morte di Roberto Calvi; dalle indagini sui mandanti esterni delle stragi mafiose (procedimento poi archiviato) all'indagine Mafia Capitale». (Ferruccio Pinotti, 28 Giugno 2021). Tescaroli: «ho potuto anche prendere piena coscienza dei collegamenti nazionali e internazionali di Cosa nostra e della vasta rete dei suoi collegamenti con il tessuto economico del Paese». Nelle conclusioni degli atti parlamentari sul rapporto Mafia-Massoneria si legge che «questa permeabilità e la conseguente esposizione al rischio di infiltrazioni è un fattore di debolezza avvertito dagli stessi massoni più avveduti».

In tutto ciò credo che il rischio più grande sia quello di attribuire un valore di «normalità» al marcio che si mischia alla parte sana delle istituzioni (con tutte le possibili declinazioni), spesso confondendosi con essa. Lo dico partendo dal presupposto che il «gioco delle parti» rappresenta già di per sé una stortura e non certo una realtà da accettare all'insegna del «tanto non si può far nulla» (ce lo dicesse il medico a cui affidiamo in nostro corpo, o la nostra mente...). Se in natura esiste l'inganno, esiste però anche la volontà di viaggiare a livelli superiori: resta da vedere in quali frequenze vogliamo rientrare. Infatti, mi rendo conto che ogni bel discorso conduce inevitabilmente all'ultima biforcazione: da una parte va chi si propone di salvare il salvabile e secondo una visione inclusiva (non in senso «arcobaleno», poiché, per voler riattribuire un significato più dignitoso a certi termini oggi molto abusati, è giusto diffidare perfino dei colori quando «politicamente corretti»), dall'altra chi invece intende procedere secondo una logica unicamente utilitaristica, il cui motto è «a qualsiasi costo» (soprattutto a danno degli altri). Per troppo tempo abbiamo tollerato il problema «droga» adducendo scuse quanto meno evanescenti, come quella secondo cui «l'alcool è peggio dello spinello», trascurando volutamente il fatto che entrambi nuocciono alla salute mentale e fisica. Per non parlare dell'uso dilagante di cocaina, ora che pare non essere più droga per soli ricchi. Il fatto che non lo sia non toglie che al nascituro di una madre cocainomane arrivi meno ossigeno, e «questo sembra essere uno dei fattori responsabili di alterazioni nei neonati». (…) Diversi studi hanno evidenziato disturbi nel comportamento: ridotta capacità di attenzione, una diminuita abilità a fornire risposte appropriate agli stimoli, una maggiore irritabilità e impulsività, alterazioni nel linguaggio e del quoziente di intelligenza». (da «Droghe e dipendenze, di Lara Ricci - Ed. Boroli)». Ieri, in Radio, dall'ospite di una trasmissione sentivo dire che «guidare sotto l'effetto di alcool o droga - o di entrambi, come temo spesso accada - non costituisce attenuante qualora sia causa di incidenti lesivi per qualcuno», poiché chi assume stupefacenti o alcool prima di mettersi alla guida di un mezzo sa benissimo quali possono essere le conseguenze. Un po' mi rammarica la dichiarazione di Matteo Salvini (di alcuni mesi fa) secondo cui «metà degli incidenti accade per distrazione», poiché elude il fatto che una mente alterata da uso di sostanze può perdere l'attenzione facilmente. Un po' come scindere le morti per incidenti stradali dal fenomeno dilagante dei malori improvvisi: spesso, ahimè, malori e incidenti possono essere legati da causa-effetto. Chi può negarlo seriamente? Oltretutto, secondo dati ISTAT la percentuale dei morti per incidenti causa distrazione è inferiore al 50%.

Facendo un passo indietro, come negare che la controcultura sessantottina abbia spianato la strada a un uso dilagante di sostanze stupefacenti con tutte le conseguenze che ne son derivate? «La penuria di Lsd finì quando Leary e Alpert riuscirono a importarne una certa quantità grazie all'interessamento di una lobby misteriosa che comprendeva un anonimo professore della East Coast e uno dei più grandi chimici americani che si faceva chiamare Doctor Spaulding. Questi spediva la droga in pacchetti da undici grammi dentro libri vuoti, come il whisky ai tempi del proibizionismo. Un altro buon canale passava per una fabbrica della Repubblica Ceca. Si poteva pensare che qualcuno, molto in alto, avesse interesse a che l'evangelizzazione psichedelica continuasse, almeno per qualche anno». (Da «Rivoluzione psichedelica» di Mario A. Iannaccone – Ed. Ares). Nel suo pregevole saggio l'autore ci ha voluto ricordare che Timothy Leary, nelle vesti di autentico «influencer» in quegli anni falsamente luminosi della perdizione, agiva per conto dei servizi segreti americani, quindi di quella stessa CIA che tanti danni sembra avere causato anche in Italia in raccordo coi peggiori soggetti della Propaganda 2 (Gladio, ecc.). Anche il '68 è stato caratterizzato da «scelte» popolari manipolate da Deus Ex Machina che evidentemente avevano tutto l'interesse a che la società, attraverso l'indebolimento dei giovani in primis, sprofondasse in uno stato di degrado fisico, psicologico e morale sino a diventare facilmente controllabile e manipolabile. Il diavolo è tra noi, direbbe qualcuno.

Quando l'utilitarismo predomina hanno luogo fenomeni sgradevoli destinati ad alimentare se stessi, ed ecco che consultando le informazioni disponibili (ad esempio su Google), se soltanto abbiamo un minimo di capacità di osservazione e discernimento non possiamo non accorgerci che «qualcosa sta accadendo», esattamente come quando appaiono i primi sintomi di un problema fisico, destinati ad aumentare progressivamente in rapporto all'aggravarsi della malattia. Mentre scrivo queste riflessioni ho a portata di mano il cellulare. Naturalmente il caso Giambruno-Meloni sembra di vitale importanza per le sorti del Paese e quasi mette in secondo piano la guerra tra Israele e Palestina (a proposito, il sempre informato Fracassi in un suo video dice che l'organizzazione di Hamas è una costruzione israeliana, la cui funzione iniziale era quella di contrastare dall'interno un'OLP divenuta troppo ingombrante. Con ciò, non credo che lo scrittore «alternativo» sia accusabile di antisemitismo!).

In conclusione, ritengo sia fuorviante e pericoloso prospettare un quadro fatto di ombra e luce, un dipinto in cui vi sia una netta separazione tra «natura buona» e «natura cattiva». Una simile visione delle cose può assumere le sembianze di un dualismo calcistico che renda legittimo, anzi necessario indossare una casacca. Perché, si sa, la partita si gioca tra due squadre: i bianchi contro i neri. Per il motivo che dicevo il colore nero è quello prediletto da tanti bambini, adolescenti e giovani immaturi (ma anche da certi adulti a scoppio ritardato). Personalmente, sarei più incline a considerare la «parte oscura» della natura un insieme di guai da risolvere. Non dico necessariamente una malattia.

 

                                                                                Davide Crociati

 

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