davidecrociatidibellaria
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                                                                    Bellaria, 14 luglio 2021

 

L'importante è vincere?

 

Di recente abbiamo ascoltato commenti sulla vittoria degli azzurri al campionato d'Europa 2020. Sulle principali emittenti nazionali, televisive e radiofoniche, si è sentito dire che “l'importante è vincere”, perché “il secondo arrivato in realtà è solo il primo dei perdenti”. Ovviamente nessuna obiezione da parte degli interlocutori, che ogni volta hanno validato il “nuovo principio” ostentando ammiccamenti e sorrisi compiacenti. Dunque il cambio di paradigma in atto ormai da tempo emerge anche nell'ambito delle conversazioni più leggere/distratte (forse solo in apparenza), nel caso specifico ammantate di felicità per la vittoria della nazionale e quindi dell'Italia intera. Con conseguenze immaginabili a livello empatico.

Forse anche Pierre de Cubertin se ne farebbe una ragione, perché ogni epoca ha i suoi canoni di pensiero, i suoi codici di riferimento, se così si può dire. A livello estetico e contenutistico. Il tutto, come sempre, a traino dell'economia. Ma dobbiamo renderci conto che il principio per cui il secondo arrivato è già un perdente porta acqua al mulino dell'oligarchia mondiale - quella del “Great Reset” - e dei suoi beneficiati grandi e piccoli. Della serie: “pochi ma buoni”. Il resto è mancia.

Qualcuno ha stimato che vincere un torneo come l'Europeo di calcio comporti un aumento del PIL pari allo 0,7%: questa trasposizione sul piano economico di un fatto che forse sarebbe meglio rimanesse in ambito puramente sportivo (poiché l'essere umano ha bisogno di aree di libertà dagli “algoritmi”) la dice lunga sulla mentalità corrente. Appare evidente che in ogni cerchia sociale le dinamiche relazionali stiano assumendo una valenza ad un tempo liberista e progressista, a parte alcune sacche di “delinquenti pensanti”. Come un serpente che si morde la coda: il cerchio si chiude a dispetto del bene comune, perché se tutto vale... vale tutto, anche un uso spregiudicato e pericoloso della scienza, con la giustificazione che “se la natura lo permette, chi siamo noi per opporvisi?”. Ecco dunque il contenitore in cui si sta collocando l'umanità! Si cerca di creare i presupposti per far digerire qualsiasi ingiustizia a chiunque, perché... chi siamo noi, piccoli umani, per maneggiare le parole giustizia/ingiustizia se in un sistema infinito di bilance ogni equilibrio parziale può generare uno squilibrio di più ampio respiro? Chi siamo per osare essere noi stessi... o per osare essere tout court?

La palla finisce sul palo e tutto cambia, a cominciare dal giudizio dei semplici, e oggi si vuole che anche il destino sia espressione di una “razionalità più grande”, che a dire il vero di razionale ha ben poco. Il preteso “sangue blu” da parte dei fortunati, o degli spregiudicati, o semplicemente degli insensibili e/o degli egocentrici (forse qualcuno li definirebbe ancora “egoisti”) il cui scopo è quello di arricchirsi il più possibile a discapito di tutto e di tutti non è certo un fenomeno che nasce oggi. E come tutti sappiamo la storia rischia di ripetersi, seppur in forme diverse (basti pensare alle guerre “calde” e a quelle “biologiche” - reali o potenziali - in ogni caso foriere di lutti e sofferenze che in ultimo rimangono una drammatica costante).

Chi, come me, osserva da tempo le dinamiche overtoniane oggi non ha grosse difficoltà a cogliere le tappe (con relative aree di sosta) lungo il percorso mondialista. Roba da ridere. Anzi, da piangere. In fondo a chi è abituato a vivere in una perenne riflessione non servono grandi conoscenze scientifiche e/o filosofiche per cogliere fatti e collegarli in itinere, per captare cambi di paradigma e di atteggiamenti, o semplicemente per sentire una maledetta puzza di bruciato! Persino i cani hanno un olfatto e superiore al nostro, ed è noto che gli animali in genere hanno un'innata capacità di percepire un ampio spettro di vibrazioni acustiche (non confondiamoci le idee con quanto si legge sulle “illusioni ottiche” che riguardano uomini e animali).

Insomma, miei ipotetici e pazienti lettori, in genere bravi ed educati (per fortuna!), come possiamo credere che la scuola del domani possa insegnare ai giovani una filosofia costruita ad hoc dal sistema dominante, secondo la quale “l'importante è vincere”? Siamo tornati al tempo dei balilla, degli indottrinamenti neri e rossi? Ai dogmi, in questo caso non politici ma economici, con una “Cupola mondialista” che ritiene di non avere più bisogno di dio e dei partiti, se non in una dimensione onirica in cui il popolino necessita ancora di calessi etico-morali?

Pongo alcune questioni: come possiamo definire, al di là del politicamente corretto/scorretto, chi abusa della credulità popolare, chi sfrutta l'ingenuità dei semplici e la tendenza a “distrarsi” dei più? Se assumiamo come dogma l'onnipotenza dell'uomo ipertecnologizzato, con la sua evidente incapacità di autolimitarsi, quali garanzie abbiamo rispetto alla possibilità che oltre certi confini la natura ci si ritorca contro? Perché questi presunti onnipotenti, questi super ricchi mai abbastanza intelligenti, non sanno/vogliono trovare una soluzione ai tanti mali che affliggono il mondo e stanno scivolando (o sono già scivolati) in una forma di machiavellismo drogato? A chi potrà mai piacere un pianeta di emeriti stronzi inflazionati? A chi giova realmente il nulla interiore? Solo a chi vuol godere di qualche attimo sotto un cielo stellato, standosene seduto o sdraiato sul proprio yacht dondolato dalle onde silenziose, in attesa di finire a propria volta in putrefazione, lasciando dietro di sé freddi robot scioccamente super intelligenti che tiranneggiano una marea di piante umane disseccate? Chiaro come il sole che ci troviamo di nuovo alle prese con un discreto manipolo di psicopatici, capaci di fare proseliti in nome della ricchezza materiale facendo leva non sulla forza ma sulla debolezza umana.

 

                                                                          Davide Crociati

 

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