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                                                                     Bellaria I.M., 3 Agosto 2009

                            

                                            Sapere e libertà   
 

In quel tempo frequentavo l'ITIS a Rimini e contemporaneamente suonavo in un complesso musicale. Era stimolante ritrovarsi ogni sera nella soffitta di Renato, così satura di "spirito ribelle". Era esaltante collegare gli strumenti agli amplificatori dai molti decibel per trasferire entusiasmo ai visitatori (e soprattutto alle visitatrici) che regolarmente affollavano quel minuscolo ambiente "medievale", i cui muri trasudavano energia allo stato nascente, dove le vibrazioni si trasmettevano anche attraverso il fumo denso delle "Nazionali" senza filtro. Mentre lì ogni cosa ci sembrava positiva, all'esterno percepivamo il gelo dell'indifferenza. Si, quella soffitta un po’ malvista era l'"astronave" mia e di Gianni, Lucio, Fabio, Marco e Renato. Inutile dirlo: la scuola era diventata per tutti un luogo di sofferenza, un "campo di concentramento" al cui interno ogni giorno si consumava la tragedia (considerando le "vere necessità" mie e dei miei amati compagni di ventura, e di sventura). Quelli dell'adolescenza sono anni in cui si cerca di succhiare tutto il nettare della spensieratezza, curandosi poco del futuro se non di quello più prossimo. Ma la scuola andava a farsi fottere ogni giorno di più! Degli anni successivi non posso che ricordare i momenti di grande sofferenza in cui il M° Cappelli correggeva i lavori di composizione! Che dolori! Ma quante porte dischiuse alle nostre povere menti acerbe d’inesperienza... Se certe lezioni avevano il sapore amaro di pesanti cure dentali, oggi so che a Cappelli devo dire grazie, perché egli ci ha dotati della chiave per accedere a nuovi scenari dello spirito. E la questione sta tutta qui: meglio divertirsi fino alle estreme conseguenze, per poi stare peggio fuori dall' "isola", o, piuttosto, seguire la strada indicata dall'Arte (notare la A maiuscola) che sarà anche più lunga e faticosa, se non dolorosa, ma che conduce alla "libertà interiore" la quale è condizione necessaria per esprimere vera libertà anche nei rapporti col prossimo?...

                                                                                Davide Crociati

 

 

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